::l’invasione delle ultrafallaci

Non era mia intenzione parlare dell’ultima pubblicazione shock dell’ultracorpo di Oriana Fallaci. Dirò di più: non era mia intenzione neanche leggerla, affrontarne la cieca furia, la ricerca di nette separazioni sociali (lavagna/linea/buoni/cattivi), le verità assolute. Della Signora degli Anelli, mi era bastato il precedente capitolo della saga, e mi è anche avanzato, talmente traboccava di bile. Però quel gran frutto di Vita mi ha chiamato, annunciandomi, direi con un certo giustificato orgoglio, che nel suo nuovo libro il clone della fu scrittrice/giornalista/avventuriera la accusa personalmente di essere una terrorista islamica. Lei e tutti quelli che studiano e lavorano in quel covo di Al Qaeda che è l’Orientale di Napoli. Così mi ha costretto a dir(l)e la mia, anche la mia, riguardo la discussa Giovanna D’Arco del terzo millennio.
Il libro l’ho rubato, e, avverto, ne ho fatto una leggiucchiatura veloce e sommaria che mi ha portato via davvero poco tempo, quanto basta per capire quali sono i toni e dove si va a parare: l’autrice giustifica mediante molteplici esempi la sua percezione di ritorsione culturale da parte del mondo islamico. Risulta immediatamente evidente come la sostituzione del corpo originario della Fallaci ad opera del suo clone vegetale proveniente dallo spazio si completi con la stesura di questo testo: scompare per sempre la scrittrice dei libri che la mia mamma mi ha sempre messo sotto il naso per convincermi a leggerli. Tale processo è avvenuto attraverso un meccanismo riconoscibile, chiamato indifferentemente “effetto pacman” oppure “effetto asteroids”: così come l’ingorda pallina gialla riappariva a destra dopo essere scomparsa a sinistra, e così come l’eroica navicella conservava momento e posizione ai bordi dello schermo, Oriana Fallaci ha talmente estremizzato certe sue idee capisaldo, da farle sbucare magicamente nel contesto culturale esattamente contrario a quello dalla quale era partita. La donna ribaltone. Una lettura alla velocità della luce come la mia basta ed avanza per poterlo (ri)affermare.
Ecco ciò che ne penso di tutto l’elaborato travaso biliare della Fallaci: ha ragione, quindi ha torto. Ha praticamente scoperto l’acqua calda, e cioè che non esistono interazioni tra falde culturali differenti senza un fattore catartico, cioè senza un conflitto (che certo non deve per forza essere armato), una contaminazione, un’eventuale variazione nei valori identificativi. In quest’ottica, senza ripescare tristi memorie liceali riguardo l’espansione dell’impero romano, anche l’invasione degli anime giapponesi poteva considerarsi tale; e che dire dei modelli d’oltreoceano, che ci fanno sembrare tutti albertisordi che dicono:”Mostaaardaah”! ed allontanano dalla vista i maccheroni? Oriana Fallaci ha ragione.
Ma ecco, qui accade l’inspiegabile. Da una con la sua cultura e la sua esperienza, ti aspetti che debba cavalcare i concetti maturati, che riesca a farteli masticare e digerire esponendoteli in guanti bianchi, e che ti faccia capire quanto sia ampio il meccanismo storico che regola le interazioni tra popoli, come esso vada a pescare in profondità, e quindi quanto possa essere difficoltosa la sua analisi. E invece no! L’autrice, entità analitica di un problema, non è super partes, anzi parteggia decisamente, si fa ingranaggio della macchina che lei stessa avrebbe dovuto solo sondare! E lo fa con una cecità tale da scoraggiare il lettore, come per dirgli:”Non fuggire al Grande Meccanismo che muove il mondo da sempre: hai una squadra nella quale giocare sempre e comunque, e degli avversari da screditare e combattere senza perdersi in dubbi! Vedi? Anche io ho ceduto!”.
Questo chiarisce una volta per tutte che il corpo della vera Fallaci non è più, rimpiazzato com’è da una forma vegetale guerrafondaia ed incazzosa, che non sente ragioni. Neanche quando ha ragione essa stessa.

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6 thoughts on “::l’invasione delle ultrafallaci

  1. Il mio non era tanto orgoglio quanto piena coscienza di me stessa:so perfettamente di non essere una terrorista islamica ma ho deciso di non correre più per le strade e alle conferenze su ‘sto capolavoro per urlare la mia,e dei miei amici,innocenza….Se lasciamo credere ai terroristi islamici di essere loro amici almeno non ci faranno mai saltare per aria e piazza S.Domenico sarà il posto più sicuro del mondo.

  2. Anche io sto, come Vita (e Giangi, tuo (e mio) amico che mi ha consigliato questo popò di blog) frequento L’Orientale… ed effettivamente tutti andiamo in giro con candelotti di dinamite negli zainetti… hai visto mai?
    comunque, stupidaggini a parte, ti odio… scrivi molto bene… e sono invidioso. Paragonare il movimento delle astronavine di asteroids ad un pensiero che diviene così estremo da sconfessarsi da solo…

    lo trovo molto bello (non voglio usare paroloni o “sgravare”)

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