::si fa presto a dire volontariato!

Prima di laurearmi, m’ero ripromesso di fare del volontariato una volta sistematomi col lavoro anche solo provvisoriamente. Sulle ambulanze ci son già stato per dieci mesi di servizio civile, nei quali effettivamente ho imparato davvero parecchio: sono uno di quegl’imbecilli che si vantano di essersi andati a cercare apposta la sede più impegnativa per poter comprendere a tutto tondo le problematiche di questo settore. E pensare che avrei potuto fare come una nutrita fetta di giovani obiettori, cioè accordarmi con la sede dove fai meno più vicina a casa tua, scelta che di default genera un perverso pacchetto di scuse ridicole, che spaziano da “mi ruba troppo tempo all’università” a “sono troppo sensibile”. Ecco, queste cazzate mi hanno sempre messo di buonumore.
Anche se a stabilità lavorativa sono rimasto indietro, mi hanno convinto ad entrare nella Croce Rossa della mia città. Ora ascoltatemi bene anche se per qualcuno sarò lapalissiano: nel volontariato, l’importante è che gli impegni siano svolti, evitando di soffermarsi ai perché di ognuno.
Ok, scritta la frase di protezione politicamente corretta, parliamo del variegato mondo dei Perché dei volontari: a voi un incompleto vademecum sulle tipologie con maggior numero di accoliti.
|studenti|> Incredibile a dirsi, forse la categoria più numerosa. Misericordie e Fratellanze varie pullulano letteralmente di giovani universitari (medicina, certo, ma anche farmacia, scienze politiche, infermieristica…) che usano l’ente quale campo di pratica, terreno di prova, laboratorio di studi. Sono i ragazzi più vecchi e scafati che io conosca, gente che a 19 anni ha già pianificato la propria carriera, però il tutto è cammuffato, sicuramente in buona fede, da una glassa di spirito samaritano ed amicizia di gruppo. Per qualcuno di questi i vantaggi sono immediati, perché ottengono crediti per gli esami, ed addirittura crediti validi alle superiori. Gli effetti negativi nel lavorare con loro sono micidiali: fondendo studio e volontariato insieme, dovrete beccarvi i loro indottrinamenti su argomenti letti tre giorni prima preparando l’esame, ma per quanto letali, potrete solo resistere, perché, si diceva, la categoria è numerosa. La sottobranca più pericolosa resta quella degli E.R., poracci infatuati dell’intervento urlato, traboccante strumentistica superflua ed esotici nomi di medicinali.
|integralisti religiosi|> Altro genere letale, presente negli enti di base ideologica cristiana. Pretendono da voi imbarazzanti presenze in barbariche situazioni di culto (punto più basso: processioni che vi piazzano lì al pubblico ludibrio), ostacolano strenuamente la presenza in sede di divorziati e praticanti di altre religioni, conservano la convinzione che durante i turni di notte si consumino pratiche lascive fuori luogo in una situazione promiscua ad alto pericolo.
|integralisti marziali|> Controparte di quelli religiosi presente negli enti di tal stampo o derivazione (Croce Rossa, Fratellanza Militare, Corpi vari, Protezione Civile), sono i fascisti buoni. Tutte le loro azioni smentiscono il volontariato che pur svolgono: bestemmiano, molestano a più livelli le volontarie, stanno ore ed ore a parlare di armi e mezzi militari, emettono una vasta gamma di suoni gutturali, sono malati di interventismo. Schifiltosi nel volontariato di tutti i giorni, tra l’altro quello più utile, conservano dentro di loro il sogno proibito di interventi grandiosi, eroici, memorabili, sono i John Woo delle associazioni.
|collezionisti di divise|> Sapevate che una certa fetta di volontari si iscrive ai corsi di inserimento per poter ottenere…la divisaaaa? La cosa è talmente diffusa che le associazioni preferiscono dartela dopo un certo periodo, come la notificazione dei blog su Splinder che è permessa dopo due mesi di post. Io penso che una parte di questi lo faccia per alimentare giochini erotici, tipo facciamo che io sono sotto la doccia, scoppia un incendio, tu mi vieni a salvare ed io so come ringraziarti.
|feticisti|> Adorano tutti i gadget relativi al loro ente, del tipo che hanno in casa la penna della CRI, l’orsacchiotto della CRI, i cerotti della CRI, la felpa della CRI, il cappello della CRI tedesca, la tshirt della CRI di Tsukuba in Giappone, il set completo dei calzini della CRI turca, le mutande della CRI, gli assorbenti della CRI, un pezzo di una storica ambulanza della CRI prima che la rottamassero. È questo il motivo per il quale non bisogna mai lasciare incustodito nulla che mostri il simbolo dell’ente. Io ho comprato un formaggio svizzero, sparito alla Croce Rossa per un malato quiproquo di simboli. No, purtroppo non sto scherzando…
|turisti|> Altra folta categoria, questa. Gente che culla il diabolico piano di entrare nell’associazione per partecipare a missioni all’estero. Per legge, l’ente ti paga viaggio e soggiorno, lo Stato ti paga uno stipendio sostitutivo, ed il datore di lavoro è costretto a preservarti il posto. In pratica: ti fai una vacanzina all’estero tutto pagato, in cambio di un po’ di manovalanza. Sì, capisco che poi le cose non son sempre così, ma questi qui lo pensano.
|partigiani|> La mia associazione è più bella della tua: ecco in sintesi la filosofia di questa categoria. I partigiani passano il tempo a fomentare gruppi di chiacchiericcio riguardo le mancanze di quello o di quell’altro ente, mentre fungono da memoria storica delle nobili origini del proprio, cultura questa che accrescono leggendo esclusivamente libri a riguardo. Micidiali se ti mettono sotto a parlarti della nascita dell’associazione!
|(para/meta)nobili|> In Italia, in questo campo, per motivi storici esiste una componente di nobili (veri o presunti), che, come nei romanzi di inizio secolo, finanziano l’ente ed organizzano collette e beneficenze. I più neodannunziani partecipano anche, e ci mandano i loro rampolli per farsi le ossa in società. Li riconosci subito: fanno il corso con te, dopodiché li vedi a bordo dei mezzi di rappresentanza dell’associazione che organizzano cene con diplomatici. Volontariato classista di piacevole gusto retrò.
|appendici|> Si iscrivono ai corsi perché spinti dal partner o dalle amiche. Sono l’anima meno convinta delle associazioni, ma anche quella che ci guadagna di più. Diventano fonte di grande imbarazzo se per qualche motivo il loro legame è troncato.
|eremiti|> Categoria che annovera molti quarantenni. Dicono basta alla loro perdurante solitudine, a volte conseguenza di un rapporto sentimentale finito, in modo costruttivo.
Mi fermerei qui, il quadro mi pare abbastanza completo nella sua incompletezza. C’è da aggiungere che i volontari più storici stabiliscono una sòrta di possesso del proprio turno settimanale, cosa che li porta ad un insano attaccamento alla propria squadra. In camera mia, ad esempio, fa bella mostra di sé il calendario “Quelli del Giovedì”, che comprende foto mensili dei componenti della squadra del giovedì sera di una Misericordia locale, divertente e tristissima prova di amicizia di questo manipolo di accattivanti imbecilli. Anche la rete pullula dei siti delle singole squadre, eccone qui una ad esempio.
Il volontariato va assunto in piccole dosi non costanti.

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12 thoughts on “::si fa presto a dire volontariato!

  1. in effetti fanno ridere quelli che dicono: Vado nel posto vicino a casa mia perchè non ho tempo…il migliore è stato un mio amico. “Andre, perchè vai a quella merda della croce d’oro di Coiano (non hanno neanche l’ambulanza)?”. “Perchè lì non fanno un cazzo”. Amen.
    PS Hai un bellissimo blog!

  2. Sì, quelli che lo fanno per spendere un po’ del proprio tempo libero ad aiutare gli altri. Duro scoprire che questi sono la minoranza. Ma poco importa ai fini dell’azione del volontariato, dove conta la ciccia, non cosa c’è dietro.

  3. Uno spettacolo di descrizione! Io sono volontario dal 2000 e ho incontrato tutti le specie di VDS. Mi manca l’integralista religioso ed è stata una fortuna,per entrambi!

  4. Orgoglioso di (pensare di) essere tra quelli che ci spendono un po’ del tempo libero perché pare giusto e bello: non ne traggo vantaggio, non mi sento del team, non cerco pelo.

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