::dopo mezzanotte

Mai. Quasimodo non deve mai concedersi il lusso di allontanarsi dalle guglie, pena la fine del sogno, la smaterializzazione del gobbo stesso. Quasimodo non vive a NotreDame, ne è diretta proiezione palpabile, invece.
Giorgio Pasotti è protagonista giocattolo, quasi divertissement, nelle mani del regista in balia di un cinema nel cinema per il cinema, il punto G di un autoerotismo cinematografico che il regista colloca stabilmente nell’utero ad esso più consono (scontato?): il Museo del Cinema. Quando la novella Esmeralda Francesca Inaudi penetra nel covo da sogno di lui, è così che lo vede, come un altrettanto novello Quasimodo, lui che avvezzo si aggira tra i multiformi passaggi della struttura; a fasi alterne, quindi, la vediamo mutare d’espressione: da ragazza di periferia, banale non lungimirante, ad italica Amelie, col facciuzzo trasognato e fumettoso. La prima anima della pellicola cammina così, tranquilla, dolce e leggera, quasi indisturbata dagli assalti della Torino reale che circonda i due.
Poi? Poi si amano. Ed il film cambia. Cambia, diventa grottesco, a tratti superfluo. Il cameo di Keaton, del cui spirito solo il protagonista era affetto, sconfina in tutta la storia, sborda macchiando irreparabilmente l’intera vicenda, svegliandoci dal sogno nel quale ci stavamo gongolando. Da quando Amanda ha incontrato Martino, si accorge che il suo triste trantran, di fatto, era già fantasia, con la Falchera che si popola di personaggi da cartoon, coi cattivi che sembrano i bassotti, con il bossetto locale incapace di incutere il benché minimo timore. Il gobbo ha lasciato NotreDame.
Durante questa seconda metà comincia un tarocco di manage a trois de noattri, si respira un tentativo cerottato di umorismo nero; e si abbandona del tutto quella sospensione della storia tra cielo e terra nel momento in cui il faccione di Berlusconi irrompe sullo schermo, fuori luogo come non mai, ripristinando bruscamente una collocazione spaziotemporale non desiderata, proprio per nulla. Finalino imbarazzante per quanto facilone.
Sono questi i momenti nei quali vorrei essere bravo, imparziale, positivo e dalle vedute ampie. Invece mi riscopro spocchioso, classista e prevenuto. E ciò è bene. Perciò dirò che in realtà ho visto due film, uno molto carino, l’altro banale e senza scheletro, male assemblati, che si annichiliscono a vicenda. Col risultato che, una volta fuori dal cinema, non si ha nessuna memoria della visione.
Innocuo.

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5 thoughts on “::dopo mezzanotte

  1. che bella sta recensione..condivido in pieno tutto ..il fatto che diventa grottesco l’eccessiva autoreferenzialita..
    tutto.. com e possible che la critica quasi tutta abbia preso tale abbaglio. nelle recensioni entusiastiche del film?

  2. Pingback: ::se devo essere sincera | pastaaltonno

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