::mi piace lavorare – mobbing

Nel mucchione di trailer sempiternamente iterativo che le tv rifilano giorno per giorno, sono andato a pescare quello del film della Comencini. Sono quindi rimasto colpito dalla sobrietà di quei brandelli di interpretazione della Braschi esposti dalla pubblicità: lo vado a vedere, se non altro perché anche io al tempo della ricerca universitaria ho subito una particolare forma di mobbing. Così è: presente praticamente SEMPRE lungo tutto il film, la Braschi è sobria, vera, parsimoniosa di espressioni o moine troppo teatrali; e ciò rientra nello stile della pellicola. Anche gli altri attori sono untuosamente reali, costruiti con elementi ricercati, come (e qui sarò di parte), il capetto con l’ufficio dominato dal posterone del meeting di cielle; è brava anche la piccola Comencini che interpreta la giovane figlia. Camera a mano a tutto spiano, a volte con sovrabbondante dinamismo, il film è caratterizzato da tempistiche molto (scolasticamente?) equilibrate, con una certa attenzione al passo cronologico degli eventi, e se si permette un attimo di stasi è solo per marcare la situazione della protagonista. Come totale: un film bello e di denuncia, che dell’argomento non può certo evidenziarne le molteplici dimensioni, ma che della principale di queste offre una visione di vasta gamma. Ma anche, semplicemente, un film bello, punto.

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