::schernisciti calciatore fammi tifare

Vi ricordate di quando abbiamo parlato delle pubblicità di automobili con ricchi che si scherniscono? Bene. Quest’anno una categoria affine ha preso il volo in modo talmente clamoroso da diventare filone a sé: i personaggi sportivi che si scherniscono.
Attenzione: se il signore caratterizzato giovane e ricco si schernisce in una pubblicità, è per creare contrasto tra il suo potere neoaristocratico ed il suo portamento casual; se invece si vogliono evidenziare i tratti ludici di un calciatore, o di un pilota, basta fargli interpretare il suo ruolo fino in fondo, anche se si trova in strada (Schumacher con la Ferrari in centro urbano), anche in altro contesto narrativo (Davids ed altri che attaccano la villa del signore dei ninja). Nel secondo caso, quindi, la cosa funziona così: noi utenti siamo talmente lontani dal vedere gli sport fondamentalmente dal punto di vista ludico (come è in effetti, e comunque non come lavoro) che la pubblicità si impone di differenziare il palleggio di Totti fatto all’Olimpico da quello fatto in un contesto riconoscibilmente atipico. Particolarmente per il calcio, basta cambiare il fondale, in pratica, e tanto basta.
Tanto basta a farci vedere questi bei prosciuttoni di dubbia cultura, trattati ormonalmente, rivenduti sottobanco da chi cura i loro interessi a ben caro prezzo, quali giovanotti bonaccioni che giocano nei campi di periferia; scugnizzi di rione il cui attaccamento alla propria passione agonistica li costringe a non rifiutare mai un cross, una rovesciata, uno stop di petto qualora se ne presentasse l’occasione, in qualsiasi luogo essi si trovino, interagendo con vecchiette, colleghi, segretarie, animali, samurai. L’effetto principale di questi spot, nell’interazione lavoratori del settore/utente finale, è quello di ristabilire un rapporto di fiducia, ricostruisce un aspetto narrativo del calcio sostenuto da eroi ed icone, un teleromanzo pour homme che evolve domenica dopo domenica fatto di fede indissolubile e tradimenti, di partite storiche e tradizioni tra tifoserie, di precedenti arbitrali e squadre di proverbiale insuccesso; il tutto condito da spesse dimostrazioni circensi col pallone, un condensato in 30 secondi di ciò che a malapena si vede in sette partite ufficiali.
È evidente il successo di questa tipologia di spot, ancora più evidente con l’avvicinarsi ai campionati europei di calcio: il pubblico sorride nel vedere i suoi beniamini privati del loro habitat naturale. Quindi, la grande illusione del calcio-telenovela continua a funzionare, continua ad essere una miniera d’oro, e come tutte le miniere d’oro continua ad incorporare traffici più o meni loschi.
Anche i ricchi piangono, a rigore sbagliato.

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