::estatevisione

Con l’arrivo delle ferie estive, cambiano molto i ritmi televisivi.
Capisco che vi siano anche meno spettatori, e quindi, mantenendo pressocché costanti i costi per gli spazi pubblicitari, introiti minori per gli sponsor; resta valida la possibilità di abbassare il presso degli spot, ma, chissà, forse la mia è ignoranza dei precisi meccanismi di questo mercato, eh!
Le cose che invece mi lasciano un po’ più attonito, le cose alle quali davvero non trovo giustificazioni, sono altre.
I telegiornali, ad esempio, sono più scarni ed un po’ più zeppi di quella cazzateria che li rende meno informazione e più pubblicità. Spesso certi servizi fanno trasparire la loro creazione frettolosa: molte volte risulta evidente che si tratta solo delle statistiche prese da internet con un po’ della videografica standard di colui che è un po’ il mio mito, Paul Dockerty, il cui nome appare sempre in qualsiasi servizio del TG2 con un minimo di diagrammino. É frequentissimo il riutilizzo della stessa bobina per giorni e giorni, interscambiata tra le reti dello stesso gruppo, ed a volte c’è proprio l’azione sfacciata del riprendere un vecchio servizio di anni prima e mandarlo così com’è. Oddio, lungi da me il “pago quindi pretendo” di chi manda soldi sul c.c.p. della RAI, però sospetto fortemente che quel servizio lì dovrebbe mantenere un livello decente anche nei mesi estivi, anche quando non succede il finimondo. Mah…mica ci sarà gente che non vuole mettersi in competizione con eventuali colleghi sostitutivi estivi?
Ok, per gli sponsor l’estate puà essere un mese in perdita, si può quindi capire il perché delle grandi maratone dei film di Totò. Ma quando cala la sera, lo spettatore è inondato da un serie di trasmissioni all’aperto in collegamento dai posti più impensabili, noiosissime, vuote, chiaramente improvvisate. Sono palesemente regali fatti ai politici locali, amici di dirigenti e sottodirigenti di rete, portano economia e voti futuri. Ogni tanto sfacciatamente il suddetto politico è anche indicato dalla carlucci o similcarlucci maestra di cerimonie al momento, una cosa davvero da sottodemocrazia dichiarata.
E poi c’è lei, la tv del futuro, quella che fa dichiaratamente schifo ma se ne vanta se statisticamente alza soldi comunque: MTV ha varato la nuova stagione della non-trasmissione “MTV on_the_beach”. Per chi non lo sapesse, in questo programma ci sono i vj di MTV in vacanza che mettono in mostra tutta la loro umanità, lontani dai filtroni camera e dalla videografica pop figa, sfoggiando rughe smagliature efelidi, gambine torte, gestualità pesantemente latina e via dicendo. In pratica, degli sfigati in vacanza, che vanno in una spiaggia de noattri con le loro belle occhiaie delle canne della sera prima, e girano in una o due fette di giornata un pacchetto di autentiche puttanate da 3-4 minuti, da mandare poi sulla rete, intervallate da vecchissimi videoclip. É puro vuoto spinto, aria fritta, una trasmissione finta per ingannare gli sponsor, continuare le trasmissioni italiane di MTV in attesa della nuova stagione, conciliare i diritti sindacali dei vj con ulteriore lavoro pagato. E secondo me l’anno scorso manco s’aspettavano funzionasse un’idea talmente strampalata.
Invece ha funzionato.
Come in tutte le scoperte scientifiche, la nuova TV, quella del nulla spinto, è stata scoperta per caso.

::dediche eccellenti

Una città come la mia, zeppa d’arte e di storia, evidenzia i più piccoli angoli e stradine fornendo ognuno di questi di un bel nome altisonante, una dovuta dedica a personaggi importanti, meno importanti, conosciuti a pochi, mai sentiti prima. É una volta esaurita la lunga lista, probabilmente, che senti il dovere di colmare lapalissiane dimenticanze: hai dedicato slarghi e viali a poeti, architetti e politici, girando attorno al vero motore universale del quale essi erano solo vittime innocenti.

Allora è proprio veritiera la diceria secondo la quale la gente della mia città è schietta e diretta; cliccate l’immagine e ditemi un po’ voi.

::oroscopo fantozziano postedonistico

Prevedere il futuro, prossimo o remoto che sia, è lo scopo unico della diffusione degli oroscopi. Tali oracoli siderali sono consultati dall’utente all’occorrenza, sfogliando un giornale o caricando una pagina web, componendo un numero telefonico o addirittura pagando un autodichiarantesi esperto. In tutti questi esempi, l’astrologo è separato dall’utente finale, ed anche nell’ultimo caso citato, questi deve dimostrare capacità psicologiche e del raggiro non comuni. Pertanto, il successo dell’oroscopo resta mediamente basato sulla tendenza della mente umana a ricordare prevalentemente gli eventi combacianti, e molto più raramente quelli non corrispondenti.
Ma un oroscopo si distingue da tutti.
A cominciare dalle 06:00, ogni mattino su Canale 5 viene trasmesso a rotazione un oroscopo unico nel suo genere: gli autori, infatti, non si perdono a parlare di amori amicizie salute come negli altri oroscopi, ma accentrano gli eventi sul mondo del lavoro. Furbi! Perché un oroscopo che va in onda dalle 06:00 alle 08:00 ha una utenza ben categorizzata: gli impiegati.
Ed allora, questa meravigliosa creazione del canale Mediaset non si risparmia: attenti al collega invidioso, i vostri progetti avranno un grande successo, la scalata al nuovo scatto non è lunga, vostra moglie vi farà chiedere una promozione, il vostro team leader vi vede di buon occhio, la tecnologia vi sarà contro oggi. Un oroscopo delle nebbie, un oracolo di Cinisello Balsamo, un’accozzaglia di desideri fantozziani a cavallo tra due ere, tra Pina e la sciura Brambilla, tra il Megadirettore ed il Chief Leader, tra la signorina Silvani e la ragazza del manifesto del Ramazzotti, tra il televisore 21 pollici colore e l’home theatre. Tra l’utopia della Milano Da Bere e le sue macerie sparse a monito per tutti.
Ragioniere, che fa? Su su lei: accendi il televisore e facci silenzio, che ho il Sole in trigono con Nettuno e prevedo lo scatto, aha!

::protezione 20 dal buonsenso

Ve lo dico chiaramente: secondo me, abbronzarsi è cafone. Cafone, ma storicamente innovativo.
Innovativo? In che senso? Bè, per quanto si possa essere compatti e trincerati contro le moine più insinuanti del mercato, esistono delle falle nella nostra coscienza nelle quali riescono a radicare forme di futilità, specialmente collettiva, che non ci mettono poi tanto a divenire usanza, tradizione, necessità. La ricerca dell’abbronzatura è stata forse il primo esempio di tale penetrazione.
Una volta la pelle scurita dal sole era tipica del contado; dalla fine degli anni ’50, prese sempre più piede il concetto di “estate al mare”, con periodo variabile dalla sola domenica all’intero mese. Una decisa abbronzatura, quindi, divenne presto sinonimo di ricchezza, della possibilità di potersi permettere un soggiorno più duraturo, uno status symbol. Una ostentazione cafona, ma non dichiarata direttamente. Ed infatti, la sublimazione di tale nuova usanza avvenne da subito a livello estetico: abbronzarsi è bellezza. Inversione totale dei canoni. Come dire: non ce ne si vuole far vanto come se ci cucissimo il denaro liquido sulla panza per farcelo invidiare, è che siamo più belli. Questo succede quando una popolazione intera, appena uscita dalla guerra, viene ingrassata di moneta fantasma mediante un boom virtuale, i nostri anni ’60.
Generazioni dopo, la guerra lontana, lotte culturali importantissime finiranno (solo?) per abbattere gli antichi tabù morali che ancora stringevano il morso al mercato. E così, annegammo nel superfluo. Oggi, sempre più cafoni: ci si abbronza prima della vacanza, in luoghi dove nascondere la vergogna della prima transizione cromatica; si fanno carte false pur di conservare il colorito con tanta pazienza accumulato più a lungo possibile, o almeno più a lungo della collega dell’ufficio di fronte; per alcuni, l’avere la pelle scura si è completamente slegato dal concetto di estate o vacanza, alla ricerca dell’Estate con la e maiuscola, quella che non ha mai fine, quella della celluloide dei telefilm.
“Ma non ti vergogni?”. Questa domanda mi è stata rivolta più volte, anche nella forma estesa:”Ma non ti vergogni di essere così bianco?”. Capisco subito che rispondere con uno scontatissimo “No” potrebbe portare queste menti limitate alla pazzia; pertanto ripiego su una frase altrettanto ovvia ma più diluita:”Ma abbronzarsi fa male, lo si dice da decenni, e per quanto possa essere d’aiuto, una cremina non potrà mai fare da baluardo assoluto. Poi, il sole invecchia la pelle drasticamente”. Contento della mia diplomazia, sorrido all’interlocutore, assaporando uno scambio di pareri di livello un po’ superiore al discorso da treno. Invece no, l’altro mi va in tilt del tutto: la sua mente non riesce a computare la miscela dei due input comprato-crema-abbronzante e comprato-crema-antirughe: come farli coesistere in un modello unico di bellezza da perseguire?

::comunicazione urbana povera

La città ci parla. Sempre, comunque. Il fatto è che la città rispecchia la sua popolazione, e questo comporta che la stragrande maggioranza delle informazioni da essa diffuse sia di qualità povera: il cordolo spartitraffico rimosso in un certo punto della strada è più comune della rivalutazione di un parco; il bombing graffiti è più complesso, e da disegnare e da interpretare, del semplice scrivere sul muro. Però tutti e quattro i casi proposti sono esempi di memoria metropolitana, cambiamenti al corpo della città che ci comunicano chi siamo, cosa facciamo, come interagiamo in un contesto di organizzazione cooperativa.
Cliccate quindi sugli estratti qui sotto per caricare le foto. Un breve primo tour nella comunicazione di basso livello dal posto in cui vivo.

::dubbio bellico
Oh, io la mia risposta l’ho data, poi fate voi eh!
Per la cronaca, devo dare la triste notizia che questa scritta non è più. Al suo posto fanno bella mostra di sé alcune spesse pennellate color cemento, che assomigliano ad un cerottone per palazzina.



::raccoglimento differenziato
Di questa scritta, che percentuale vedete di sociopolitica e che percentuale invece di fede ultrà?
Limiti della comunicazione urbana? Ma no! No di certo, quando si evince da una sola scritta la percentuale di imbecillità dell’autore:100%, ed è così che ci piace!



::equilibrio consumistico
Sintesi bipolare del rifiuto dei modelli precostruiti: non troverete in camera mia né il poster di un curtcobein o gimmorrison qualsiasi, né quello di una qualsivoglia britneispirs o cristinaghileira.
Il piacere, l’orrore, la pace, tutti i sentimenti umani possono dipartire solo dal centro: vuoi mettere un bel 4×3 metri di Luis Miguel invece, eh? Noooi, ragazzi di ooooggi noooiii…

::punk mama
Prima che mi tirassero la fregatura del dottorato fittizio, andando al Polo Universitario Molto Decentrato incrociavo sempre questa silhouette violacea. É troppo sbiadita per interpretarla appieno passandoci con l’auto, ma ci ho sempre visto una giovane bellissima mammina punk che porta per la mano un figlio freak.
Chissà, forse in università qualcuno si è accorto della mia mentalità perversa, bidonandomi in prevenzione di un dottorato di ordinaria follia…

::diretta utilità
La celebre scritta che preannuncia i meeting cittadini di questa comunità trasversale.
Questa in particolare è apparsa molto prima della quattro giorni, molto prima che chiunque ne parlasse. Ed io l’avevo letta proprio come:”Sii lupo”, decifrandola come triste richiamo alla rassegnazione sociale

::suggerimenti sadomaso
Una frase che appare sulla superficie interna di un ponte può vantare una strana collocazione in effetti. In linea con questo, anche il suo significato appare decrittabile per una cerchia ristretta di amici.
Al voler carpirne l’essenza e capirne i contenuti, dobbiamo sostituire l’immaginazione: voluttuosità sadomasochista o complesso di Edipo?

::plasmaplasmon con svista
Cosa riesce a farvi ridere di più di una bestemmia troppo elaborata e figurativa per essere davvero presa in considerazione? Semplice: l’errore grammaticale nel tentativo di promulgarla. L’immagine volutamente cruda perde decisamente spinta infrangendosi contro l’effetto esilarante dell’acrobazia grafica tra lettere.



::amanti simbionti
Certe volte la ricerca forzata di un’originalità a tutti i costi può dare risultati imbarazzanti.
É il caso di questi due esemplari meravigliosi di bruciatoni inside, che ci ricorda con quante indecenze può colpire un Innamorato di razza umana anche di basso livello d’esperienza, senza bonus tiro ed in assenza di armi o artefatti magici.

::momenti di gloria
Ho incluso anche questa, sebbene l’opera avesse differenti caratteristiche di base rispetto alle altre.
Dopo attenta ricostruzione della composizione, già in macerie per il forte vento, sono riuscito a leggere la frase: SAMU SEI ANCORA IN TEMPO. Praticamente, gli amici di Samu hanno costruito per lui un traguardo spaziotemporale. Chissà per cosa: tesi, esame, lavoro…ospiti…mmm…ragazza? Mah…

::potere equino
Insomma, ti portano o non possono forzarti? Non ho capito in pieno la valenza della scritta, ma non è affatto male, vi pare?
Vista così sa molto di studentello fuorisede di scienze politiche o magistero, scritta forse durante una passeggiata nottambula, tipo “ché io amo la notte, cioè non puoi capi’ la notte che fascino, studio benissimo, oramai sono un vampiro” e discorsi simili, ai quali tutti più o meno abbiamo riso dentro, giocando fuori la parte di quelli affascinati e sorpresi.