::orgoglio olimpico videoitalioide

A volerle snocciolare tutte, ne verrebbe un post mastodontico, e quindi minacciosamente noioso. Allora sarò breve, poco esaustivo, molto dispersivo. Tre sono i punti fissi: 1) far credere di trasmettere; 2) c’avrei mia nipote… 3) i-taliani.
1) RaiDue sta trasmettendo un surrogato nazionalista delle Olimpiadi 2004, aiutandosi dove può col più triste insignificante effetto splitscreen della storia del tubo catodico, scartando e le discipline che non annoverano italiani e quelle dove gli italiani si classificano tra i secondi cinquanta, cosa che non succede con la ZDF tedesca ad esempio, o con canali satellitari quali Astra, che ne impegna quattro. Ma tale surrogato ha anche il dovere di non sembrare tale. Non c’è problema: basta annullare la variabile tempo, e lo spettatore non sa se sta guardando la diretta sonnacchiosa della marcia oppure un avvincente sfida di canottaggio ma in differita.
2) Continuano a fioccare volti nuovi, parenti chissà di chi, che sono impegnati in questo caso in innumerevoli serviziolini stupidatine cavolatine legate alla manifestazione solo grazie alla riscossione del gettone RAI forfait. Ed il numero di cazzate che questi figuri riescono a produrre cresce marcescente di giorno in giorno, come leggeremo negli esempi di coda.
3) Non è solo la selezione delle gare da trasmettere, ma anche lo stampo delle telecronache e la scelta degli articoli da mandare in onda, a palesare l’impronta fortemente nazionalista voluta dalla dirigenza RAI. I telecronisti non sono solo esageratamente coreografici, ma scadono nell’invettiva antisportiva, nella partigianeria stracciona che non vuole vedere le sviste arbitrali a favore ma fa un caso di quelle contro. La normale procedura di ringraziamento da parte del Presidente Ciampi quest’anno è stata infantilmente pompata quanto più possibile dall’informazione, cosa che le dona imbarazzanti riflessi risorgimentali da libro Cuore.

Ed ora, alcune cose che di questa proiezione mediatica delle olimpiadi non riuscirò a cancellare tanto in fretta.
La trasmissione “Athena e Atene: noi al tempo delle olimpiadi” ha chiaramente i testi scritti dal fantasma di Renzo de Felice; l’annunciatrice Vulvia-style che ne apre le danze giustifica lo stupro di gruppo quale procedimento di epurazione sociale.
I telecronisti italiani sogghignavano sotto i baffi perché durante la semifinale del tiro con l’arco il collega inglese si dimostrava impassibile. Ora andiamo insieme a sedere tra il pubblico, e cosa vediamo? Due italiani imbecilli con le cuffie al collo che rumoreggiano durante uno degli sport che richiedono maggior silenzio.
La trasmissione serale che invita i medagliati italiani sembra una filiale video di Novella2000:”Eh ma ora ti sposi?”, “Ma la ragazza ce l’hai?”, “L’hai dedicata ad una persona speciale questa medaglia?”, “Non ti preoccupare che da ora in poi di mariti ne trovi a bizzeffe!”, “Ma quelle come te ne trovano di marito?”.
Salviamo Marco Galiazzo. La medaglia d’oro olimpica per il tiro con l’arco, all’indomani della gloria, è stato descritto dal TG2 come un disadattato, un panzone, una eccezione del genere umano nello sport, un uomo solo che non piace alle donne, l’amichetto imbelle da mettere ingratamente in porta alle partite di calcio, tanti auguri forse ora qualcuna ti piglia perché sei famoso. Lo stesso Galiazzo c’è rimasto perplesso, ma siccome è una persona educata e neomedagliata, l’ha presa ridendo e c’è chiaramente passato sopra.
Sempre durante la suddetta trasmissione, viene trasmesso un breve commento riassuntivo sulla giornata, un documento che si prefigge il nobile scopo di comprare lo scooter ai figli del di esso autore, Rino Icardi. E durante questo breve lasso di tempo, le cazzate rimbalzano come pallepazze in uno sgabuzzino chiuso. Ai posteri, la splendida frase che sintetizza la situazione da single della medaglia di bronzo italiana dello judo femminile:”Hai scritto t’amo sul tatami”. Encomiabile.

::la sindrome dello yatsura

Pensavo di essere vittima della sindrome di peter pan. Invece ho capito che non è quella la patologia.
La signorina Rumiko Takahashi è la celebre e ricca autrice di svariate serie a fumetti di successo, ed in tutte si riscontra un numero altissimo di personaggi estremamente caratterizzati che interagiscono tra loro, in modo da produrre relazioni dei generi più disparati. La serie dove ciò risulta maggiormente evidente è sicuramente “Urusei Yatsura” (Lamù in italia), tant’è vero che la frase caratterizzante del secondo film (“Beautiful Dreamer”) è proprio quella della discinta aliena protagonista: quando le chiedono il suo sogno da raggiungere, lei sceglie lo stare per sempre con tutti i suoi amici, col suo gruppo, per sempre.
La sua chiassosa (urusai) gente (yatsura) della stella Uru (Urusei).
Un piccolo viaggio introspettivo, e la verità salta fuori: non voglio tornare all’università, o alle superiori; mi va bene anche restare trentunenne. Ma ritengo una assoluta ingiustizia perdersi di vista, senza resistere alla forza centrifuga che ci allontana sovrapponendo nuove persone a quelle vecchie. Ho provato a ricordare scene passate, ed a dividere due soggetti come due fogli di acetato sovrapposti: un foglio contiene i luoghi, l’altro le persone. Mi sono accorto che dei luoghi, e quindi dei loro tempi, non me ne importava affatto, un acetato poteva essere cestinato. Mi sono accorto anche di quanto rimanevo immobile a guardare l’acetato superstite. Un tempo sospettosamente lungo.
Sono chiaramente affetto da sindrome dello yatsura, e, dovendo proiettare una visione futura dei suoi tragici effetti terminali, mi sono immaginato come il Michele Apicella del film “Bianca”: tornerò dal lavoro, slegherò la cravatta, mi stenderò sulla poltrona accanto alla libreria del soggiorno, così da poter sfogliare con comodità i miei personalissimi fascicoli riguardanti parenti, amici, conoscenti. E col telefono nelle vicinanze per poterli aggiornare ciclicamente con chiamate dirette e mirate.
Allora allora…mmm. Franca. Franca Renzi; che conviveva quattro mesi fa con Riccardo quello di Scienze Politiche; e che ho visto ieri sola alla fermata del 6; perché sola. Ecco: zerocinquecinque…mm…mm…undici. Tuuut….tuuut…click.

::frigo fuorisede

Come si chiama questo blog? E perché?
Allora non vi sorprenderà che questa notizia la trovi davvero fastidiosa.
Sapete già che le università si pubblicizzano oramai con qualsiasi mezzo, perché otterranno sostentamenti statali in base a variabili puramente quantitative: quanti iscritti al primo anno, quanti totali, quanti laureati annui. Non si contano i colpi bassi delle più piccole, delle nuove arrivate, di quelle che non hanno ancora un nome ed una tradizione da difendere. Come l’Università di Macerata, i cui spot, specie nella versione in flash, si sono già attirati gli anatemi di testate giornalistiche importanti, come La Repubblica (par condicio: questa la difesa dello studio pubblicitario coinvolto).
Ma tornando a questa notizia, ecco cosa hanno fatto a Foggia per pubblicizzare la giovanissima università pugliese. Già affissi alle bacheche degli istituti superiori, due manifesti consigliavano i giovani foggiani di non gettarsi in un inutile fuorisedismo universitario: il ministro Lucio Stanca avverte i ragazzi che “Chi non studia a Foggia è una stella. Cadente.”; invece, il compaesano celebre Renzo Arbore fa ancora più il uè simpa raga affermando che “Chi non studia a Foggia è una cima. Di rapa.”. Il motto scelto per la promozione è:”Studiare vicino per andare lontano”.

Avrei potuto lasciare cadere la cosa, oppure accennarla infarcendola di insulsa ironia mordi e fuggi. Se solo mi fosse sfuggito il particolare del testo al link in questione:”Il simbolo della nuova campagna è il frigorifero vuoto, ma da riempire con racconti di vita, idee, aneddoti ed esperienze professionali. Il frigorifero – ha affermato il rettore Muscio – è un po’ il simbolo della casa, quindi la campagna di comunicazione quest’anno vuole indurre gli studenti foggiani a restare a casa, a restare a Foggia.”
Ma a chi vuol darla a bere, caro rettore Muscio! Mi spiace solo di non aver trovato in rete il meraviglioso simbolo dell’antifuorisedismo, per appiccicarlo qui, su questo blog, in tutta la sua gretta, campagnola furberìa comunicativa: a casina tua c’è mamma che ti fa da mangiare e ti stira i calzoni, e papà ti presta la macchina; se non te ne vai in giro per l’Italia, ci sta pure che ti facciano il regalino. Vuoi mettere la spesa già fatta, le bollette già pagate, gli amici già stabiliti, la macchina col pieno, il pc e l’adsl, la ps2, con il padrone di casa, la bici scassata per andare in facoltà, rapportarsi a persone nuove, i pranzi frugali, le mense universitarie?
Vuoi mettere il frigo pieno di casa tua con quello vuoto del fuorisede?

Studiare da fuorisede, per me come per molti, non è stato un vezzo, ma un’esigenza; sociale, culturale, educativa, in maniera più o meno marcata a seconda dei casi. Certo che si può scegliere di restare a casa, ci sono tante casistiche che lo favoriscono, e c’è anche chi non vuole o non può. Ma non il vizio, non la routine, non il ricattino; non è possibile innescare un’esperienza universitaria mediante una scelta già in partenza anticulturale!
Penso poi agli indecisi, a chi potrebbe salvarsi scappando da un certo ambiente, a chi percepisce di poter avere di più e meglio, o sente di poter scegliere da sé, ma ancora non ha preso il coraggio a due mani di iniziare un’avventura lontano dalla sottana di mammà. Penso a chi, durante il giusto riposo in spiaggia dalle fatiche dell’esame di stato, sta affrontando con la riflessione l’immagine funesta di un frigorifero vuoto.

::compagno palestrato compagna meneito

<Kekule> oh ma non imparerò mai

<Kekule> siccome c’erano i cialtroni animati, e fare il trenino sulle note di Galaxy è sempre bello, come anche pogare con Daitarn (ahio tra l’altro)….

<Kekule> …sono andato alla festa dell’unità qui a FI alla Fortezza Da Basso

<Kekule> allora

<Kekule> sul volantino esserci faccione di berlinguer al qualcosennale dalla morte

<Kekule> bene

<Kekule> vai lì e ti ritrovi nella più quarantenne sfigata delle feste

<Kekule> proprio la festa da sciampista

<Kekule> quella dove gli uomini o sono simpatici panzoni birraioli o palestrati minacciosissimi

<Daisuke_Ido> e te ne sei andato, allora? 😛

<Kekule> le donne basta si avvicinino ad una fonte di suono e ballano come delle imbecilli

<Kekule> salsa rumba mambo dappertutto

<Kekule> massaggi shatzu

<Kekule> una pena da segretaria leopardata che non ti dico

<Kekule> non dico che mi ci aspettavo gli operai incazzati

<Kekule> ma almen ocambiamole nome

<Kekule> vabè

<Kekule> ma ecco

<Kekule> in un angolo solitario

<Kekule> steso su 4 pannelli 4 scassatissimi di una arci locale probabilmente

<Kekule> il ricordo di berlinguer

<Kekule> manifesti dell’epoca e foto giganti

<Daisuke_Ido> ebbeh, che volevi che ci fosse?

<Kekule> una tristezza tremenda, ma soprattutto cazzo c’entrano? ovviamente eravamo io ed altre 3 persone a vederli

<Daisuke_Ido> il suo ultimo paio di mutande? 😛

<Kekule> Daisuke_Ido una cosa è fare bene la cosa e farne il fulco

<Kekule> un’altra cosa è buttare lì du’ stronzate in modo evidente

<Daisuke_Ido> ah, vabbe’, qui siamo d’accordo

<Kekule> non è un problema, ma come copertina mettetece il buon feltrinellissimo buena vista social club che fa tanto weltroni

<Kekule> non voglio neanche mitizzare personaggi, poro berlinguer

<Kekule> è proprio un fatto di “ma che cazzo c’entra?”

<Kekule> poi esci e pensi

<Kekule> “ma sono questi i COMNUSTI di cui ha paura berlusconi? ma non può alzare di du’fagioli il prezzo e se li compra tutti? ma non è che li vanno bene così?”

<Kekule> e quindi mi sa

<Kekule> che gli vanno bene così. per fortuna che di pace lì non se ne parlava altrimenti azzannavo qualcuno

<Kekule> e gli dicevo “come no guerra in iraq? come pensi che mandi avanti il tuo cazzo di adorato cellulare che fa le foto a sta minchia?”

<Kekule> .

<Kekule> volevo fare delle foto e dire le stesse cose sul mio blog….ma nun gliela faccio

<Kekule> me pija troppo male

<Kekule> anzi Daisuke_Ido

<Kekule> sai icché si fa-a?

<Kekule> visto che non ce la faccio

<Kekule> ora copi/incollo sul blog proprio ste 4 stronzate che ho detto qui

<Kekule> ecco

Come avete potuto leggere, davvero non ce l’ho fatta a scattare qualche foto del sudario della coscienza lì alla Festa (?) dell’Unità (???).

Però mi sono chiesto: ma quando, quando è iniziato tutto questo? Qualcuno in precedenza deve aver insinuato, con qualche mezzo d’uso diffuso, che la politica reale è noiosa, non necessaria, i tempi cambiano, basta con queste pippe, ma sempre co’ste facce scuuuure, ma quanto sei snob, ma come te la tiri, con la tua finta cultura, con le tue passioni poco comuni, con la tua musica introvabile, con le tue retrospettive sul cinema ungherese di inizio secolo!

Un lampo di genio, una connessione memoria/logica come poche, la soluzione improvvisa: Benedetta della IIIC!