::frigo fuorisede

Come si chiama questo blog? E perché?
Allora non vi sorprenderà che questa notizia la trovi davvero fastidiosa.
Sapete già che le università si pubblicizzano oramai con qualsiasi mezzo, perché otterranno sostentamenti statali in base a variabili puramente quantitative: quanti iscritti al primo anno, quanti totali, quanti laureati annui. Non si contano i colpi bassi delle più piccole, delle nuove arrivate, di quelle che non hanno ancora un nome ed una tradizione da difendere. Come l’Università di Macerata, i cui spot, specie nella versione in flash, si sono già attirati gli anatemi di testate giornalistiche importanti, come La Repubblica (par condicio: questa la difesa dello studio pubblicitario coinvolto).
Ma tornando a questa notizia, ecco cosa hanno fatto a Foggia per pubblicizzare la giovanissima università pugliese. Già affissi alle bacheche degli istituti superiori, due manifesti consigliavano i giovani foggiani di non gettarsi in un inutile fuorisedismo universitario: il ministro Lucio Stanca avverte i ragazzi che “Chi non studia a Foggia è una stella. Cadente.”; invece, il compaesano celebre Renzo Arbore fa ancora più il uè simpa raga affermando che “Chi non studia a Foggia è una cima. Di rapa.”. Il motto scelto per la promozione è:”Studiare vicino per andare lontano”.

Avrei potuto lasciare cadere la cosa, oppure accennarla infarcendola di insulsa ironia mordi e fuggi. Se solo mi fosse sfuggito il particolare del testo al link in questione:”Il simbolo della nuova campagna è il frigorifero vuoto, ma da riempire con racconti di vita, idee, aneddoti ed esperienze professionali. Il frigorifero – ha affermato il rettore Muscio – è un po’ il simbolo della casa, quindi la campagna di comunicazione quest’anno vuole indurre gli studenti foggiani a restare a casa, a restare a Foggia.”
Ma a chi vuol darla a bere, caro rettore Muscio! Mi spiace solo di non aver trovato in rete il meraviglioso simbolo dell’antifuorisedismo, per appiccicarlo qui, su questo blog, in tutta la sua gretta, campagnola furberìa comunicativa: a casina tua c’è mamma che ti fa da mangiare e ti stira i calzoni, e papà ti presta la macchina; se non te ne vai in giro per l’Italia, ci sta pure che ti facciano il regalino. Vuoi mettere la spesa già fatta, le bollette già pagate, gli amici già stabiliti, la macchina col pieno, il pc e l’adsl, la ps2, con il padrone di casa, la bici scassata per andare in facoltà, rapportarsi a persone nuove, i pranzi frugali, le mense universitarie?
Vuoi mettere il frigo pieno di casa tua con quello vuoto del fuorisede?

Studiare da fuorisede, per me come per molti, non è stato un vezzo, ma un’esigenza; sociale, culturale, educativa, in maniera più o meno marcata a seconda dei casi. Certo che si può scegliere di restare a casa, ci sono tante casistiche che lo favoriscono, e c’è anche chi non vuole o non può. Ma non il vizio, non la routine, non il ricattino; non è possibile innescare un’esperienza universitaria mediante una scelta già in partenza anticulturale!
Penso poi agli indecisi, a chi potrebbe salvarsi scappando da un certo ambiente, a chi percepisce di poter avere di più e meglio, o sente di poter scegliere da sé, ma ancora non ha preso il coraggio a due mani di iniziare un’avventura lontano dalla sottana di mammà. Penso a chi, durante il giusto riposo in spiaggia dalle fatiche dell’esame di stato, sta affrontando con la riflessione l’immagine funesta di un frigorifero vuoto.

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9 thoughts on “::frigo fuorisede

  1. Io ho studiato vicino casa per necessità ma un’esperienza fuori sede l’avrei fatta volentieri. Tra l’altro mi sono laureato proprio a Macerata, l’università che si pubblicizza con il gesto dell’ombrello. Manca solo il giovanotto che mostra il dito medio e siamo a posto!

    Il militante

  2. Dopo la laurea triennale nella mia città natale, Cagliari, l’università non ha trovato necessario attivare una laurea specialistica per nove studenti che si erano laureati in tempo. Sarei partito comunque (vivo a Firenze, studio a Siena, dove lavoro anche, e mi trasferirò presto a Pavia perché qui non ho trovato quello che cercavo), perché anche per me “non è stato un vezzo, ma un’esigenza; sociale, culturale, educativa”. Rifarei la scelta, dopo 8 mesi di questa vita. E i miei non sono proprio nababbi: mi passano 300 euro al mese con cui ci pago a malapena l’affitto, il resto è lavoro. E lo studio non è andato affatto a rilento, né i risultati sono stati mediocri (voto più basso un 29).

    Non viviamo di sole lasagne. Stare a casa non servirebbe a nulla (lasagne a parte, s’intende).

    Il discorso non deve essere: “State a casa, bambini”, ma “Promuoviamo la mobilità perché gli studenti possano recarsi in maniera agevole (mi fa ridere solo scriverlo) nei centri di ricerca di eccellenza”. Se la gente se ne va c’è un motivo.

    L’università di Macerata cosa offre oltre al frigo pieno?

  3. Mi accodo al disgusto per la campagna. Come diceva Kekule, non c’è nulla di peggio che giocare sulle insicurezze (e sugli scrupoli nei confronti dei genitori) dei ragazzi per mantenere la propria poltroncina, fregandosene che quegli stessi ragazzi potrebbero benissimo evitare di andare in un’altra città, facendo indebitare i genitori, solamente perché non ci sono i professori, le strutture. Nella mia esperienza cagliaritana i professori buoni c’erano: li hanno cacciati. Le strutture c’erano: non venivano utilizzate.I fondi c’erano: sono serviti per organizzare concerti.In pochi facevano il loro lavoro correttamente e quei pochi sono stati fatti scappare vedi certi nomi: Cardarello, Orcalli, Porcella… giusto perché è importante fare dei nomi.

  4. L’università fatta fuori sede è tutta un’altra cosa. un’esperienza di vita unica e irripetibile. gli anni passati a siena sono stati i piu belli della mia vita.
    e quella pasta al tonno era cosa buona…

  5. Uscire dal nido è sempre un pericolo… solo se cresci riesci a resistere… io spero di esserci riuscita..almeno in parte perchè la mia facoltà dista 136 km da casa mia e capita di poter ritornare spesso a casa dal mio frigorifero pieno per il fine settimana… ma a dirla tutta dopo un mese di ferie mi manca il mio cassetto di precotti…

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