::la meglio gioventù

Io guardavo lui. Lui guardava me. Questo per molte settimane.
Poi, non ho proprio potuto evitare, e l’ho guardato. In due serate.
I professori ne rimarranno delusi, l’analisi che il film porta avanti dal boom ai giorni nostri ha sensori molto popolari, parte già dal basso, descrive direttamente gli effetti degli eventi sulla popolazione, non le Grandi Cause. E dico popolare sia in senso dispregiativo, sia riferendomi alla sua accezione neutra. Per ben 2/3 del lavoro di Giordana, ci si gode la novità della particolare angolazione dalla quale sono registrati gli eventi storici: le barricate si perdono in un portone, gli ’80 della liberalizzazione televisiva in uno zapping, addirittura il ’68 in trenta secondi di smancerie e celerini (avete letto bene). E così il film scorre, godevole, sobrio, attori quantodimeglio.
A mano a mano, ci si accorge che in realtà c’è un ferreo modulo autoreiterantesi che costituisce (domina?) il racconto: situazione storica, poi evoluzione del problema, tentativo di risoluzione, sorpresone kinder (più, inoculo per una sorpresona successiva), cambio residenza di qualcuno che così ritrova qualcun’altro; torna all’inizio. Ma tant’è, il film scorre come un romanzetto tristuniversitario alla Jonathan Coe.
Purtroppo, anche questo film è dotato di una coda micidiale, una vita dopo la morte, un’appendice appiccicata maluccio una volta raggiunta la conclusione naturale. La storia finisce con la morte di Matteo e le relative conseguenze. Poi il punto di non ritorno: la gente si incontra in modi incredibili, e prende decisioni alla leggera, restituendo alla pellicola la sua natura effimera di mera celluloide. Se prima del volo fatale del coprotagonista, il Paese era stato raccontato, cosa davvero gradevole ed innovativa, prevalentemente seguendone l’evoluzione economica, proprio dai ’90 in poi Giordana depone le armi, mancando così il colpo finale. Nota personale: questo mi suggerisce che ancora oggi nessuno possa o voglia analizzare l’economia ai tempi del cellulare, e, per dirvela tutta, ciò mi allarma non poco.
Inaspettato, ma sempre nel rispetto più assoluto del modulo autoreiterantesi, il pathos la fa da padrone e despota. E, mannaggia, il funzionario non muore, cavolo! A quel punto, a scorrimento narrativo definitivamente grippato sulla Sansa Julie Andrews del vulcano, il pubblico rumoreggia, perché chiaramente s’aspetta il passaggio del testimone amoroso tra i fratelli dopo il trapasso del maggiore. Ma detto evento è sfortunatamente diluito in un’opera di millemila ore, quindi al bacio tra Lo Cascio e la Sansa la platea è oramai già arrivata alla ola, alle pacche sulle spalle dei telodicevo, alle risate sguaiate causa sopraggiunta ovvietà.
Quest’ultima scena è resa ancor più patetica dalla presenza dello “spirito” del fratello che invoglia i due ad aversi: sembra uno di quei divertimenti che si prendono i giovani attori tra una prova e l’altra per ridere scimmiottando le interpretazioni scolastiche dei classici. E allora anche a me è scappato un risolino. Bè, forse un po’ di più. Il fatto è che questa è solo la punta d’iceberg di un film a volte estremamente didascalico, dotato di narrazione pratoliniana, molto pasta e fagioli, molto concreta. Davvero, a volte ci mancano solo le indicazioni, le frecce, i cartelli. Ma non è mica sempre un male…
Secondo me non è un film da vedere a tutti i costi, e neanche a trequarti dei costi. Comunque ci passate millemila ore godibili, alla fin fine. Ma non aspettatevi altro, godetevi i singoli attori (perché bravi), o la Trinca (perché è carina, basta), in attesa del film che invece dovete andare a vedere, qualsiasi esso sia.
Ma vi immaginate, averne visto la prima parte al cinema, ed aver desiderato di completare la visione al più presto? Che delusione tagliagambe sarebbe stata.

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6 thoughts on “::la meglio gioventù

  1. Direi che per il panorama italiano complessivo non è da disprezzare.
    Certo è che le ingenuità registiche, attoriali e via dicendo sono abbastanza palesi e che il finale fa decisamente schifo.
    A volte, giusto per aggiungere, sembra troppo ammiccante nei confronti dello spettatore, quasi a voler dire “ti ricordi?”.
    Inoltre alcuni nodi dell’intreccio narrativo sembrano essere stati troncati inspiegabilmente… sembra che in certi momenti volesse dire ma non ha detto.
    Nel complesso però un filmetto carino, d’impatto a tratti, ottimoper due serate estive (io l’ho visto al cinema all’aperto l’anno scorso).

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