::l’ultimo bacio/ricordati di me

La cosa buona dell’influenza è che puoi rimanere a casa senza sentirti in colpa perché hai tempo libero e non ne dedichi una fetta a salutari corse nel parco. L’altra cosa buona è che puoi leggere i libri che tutti hanno letto tranne te, e puoi vedere i film che tutti hanno… Doppio Muccino per me, grazie. No, liscio. Grazie.

Nei documentari degli animali, si fa vedere solo l’attimo importante, il momento clou, a volte ci si aiuta velocizzando il registrato. Similmente, in “L’ultimo bacio” ci si innamora in un blink, siamo sempre al momento cardine delle grandi discussioni urlate, c’è sempre una telecamera che ci segue nelle intestina di angusti appartamenti. É un film che va avanti con le regole di un buon fumetto autoconclusivo, dove non è materialmente possibile “far intendere”, o “apprezzare mediante le espressioni”, oppure “seguire l’evoluzione”. Qui alle persone coinvolte non gli passa manco per l’anticamera del cervello di discostarsi dalla parte assegnatagli diciamooo…nei primi sette minuti di riproduzione.

Brava la Mezzogiorno, Accorsi nella parte più scontatamente Accorsi che Dio ha creato non poteva fallire, Marco Cocci patetico che porta sulla scena solo il fatto di “fare quello rasta”, Castellitto che appare tipo due minuti e dà la birra a tutti.

Resta comunque il merito di aver voluto descrivere, con momenti d’alterna fortuna, la condizione del trentenne che vuole rimanere nella sua crisalide di non fecondità, e affettiva e biologica, con tutto il suo corredo metavisionario di sviluppi temporali della vita di coppia (quella negata, quella con figlio, quella negli anni e così via). Condizione che, per coincidenza di età e momento, percepisco in modo piuttosto forte, personalmente. Eppoi, via, non mi sono mai dispiaciuti i drammoni giovanili, generazionali, postuniversitari e chi più ne ha più ne metta; se poi un regista appende i cartellini ai personaggi con su scritto “protagonista”, “irrecuperabile”, “cornuto”, “sfigata”, “anima giusta”, è ancora più comodo e passo due orette con piacere. Però nulla di più.

Muccino non cambia con “Ricordati di me”. É ancora il tempo del documentario sugli affetti umani, sui desideri delle persone, sulle loro insicurezze e sui differenti percorsi da loro intrapresi per riuscire a superarle.

“Non ho bisogno di avere un preciso fulcro narrativo” sembra essersi detto il regista quando ha scritto la storia, non c’è più un “male dei trent’anni” circondato dai fantasmi reali di ciò che sarà o che potrebbe diventare. Questo rappresenta un desiderio di evoluzione del buon Gabriele da non sottovalutare, è vero. Ma decentralizzare il tema del film non gli è bastato affinché i suoi personaggi perdessero il cliché assegnatogli sin dall’inizio: evidentemente Muccino ce lo terremo così e basta, a meno di clamorose evoluzioni di là da venire. Mah.

Eh, però così la storia è più pretenziosa e meno godibile, ed anche i rapporti interfamiliari sembrano così poco sviluppati; secondo me se n’è accorto anche lui, tant’è vero che verso la fine del film assistiamo un po’ annoiati ad una discussione-cerotto tra padre e figlio che sa di nulla. Un turbinio di corna (tentate e riuscite), masturbazioni non solo mentali e scalate professionali vulviche talmente forzato che alle volte ci si ride un po’; come quando (non) si svela il legame tra il padre, un babbionissimo Fabrizio Bentivoglio, e la sua avvenente ex Monica Bellucci (stavolta non male, incredibile!), che sembra ci passino millemila anni tra i due ed invece lei vanta una foto in coppia in cui si potrebbero dire coetanei; oppure quando l’omo de teatro rifiuta lo sguaiato bisogno d’affetto della madre (Laura Morante…devo dire altro?) per un motivo (“Sono omosessuale, lo sanno tutti.”) talmente scontato per sovrabbondanza, in un film dove l’urlo a tutti i costi la fa da padrone, che un po’ di risatine ti vengono spontanee, suvvia!

Risultato: il film non prende granché, non ci si appassiona veramente a nessuna delle caratterizzazioni, quando il padre subisce l’incidente un po’ di ecchissenefrega alberga rovinosamente in ognuno di noi, a chi più a chi meno. Secondo me, c’è un notevole scollamento tra ciò che sono e ciò che decidono di fare i personaggi: una gessicona truzza come la figlia non dice frasucce argute tutto d’un fiato al fratellino, un ragazzino frustrato che subisce una morale del tipo à-la Dodò dell’Albero Azzurro non fa splendide morali alla mamma, una massa di ragazzini del liceo non lascia le feste all’esaurirsi della marijuana (specie se arriva la torta in piena fame chimica).

Pensavo meglio.

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2 thoughts on “::l’ultimo bacio/ricordati di me

  1. Allora è giusto che tu sappia che nel mio blog hai usato toni offensivi ad un mio commento di risposta ad un commento che non era afferente al post. E tu hai solo coomentato una parte. Io non cancello mai commenti dal mio blog ma per il tuo commento sono stato costretto a fare un’eccezione. Mi dispiace perché il tuo è un blog intelligente. Consideriamo chiuso l’incidente e fai più attenzione la prossima volta. grazie :-))
    Concludo dicendo che Muccino è solo un regista raccomandato. Anche se ha studiato in America. Anche se ha l’abitudine di fare urlare gli attori prima del ciack. Il suo è un cinema minore, anche se riempie le sale. Bentivoglio discusse con lui a lungo perché non riteneva il suo personaggio credibile…come dargli torto dopo aver visto il film “Ricordati di me”.

  2. Io invece non cancello mai e lascio il tuo secondo post a memoria dei POSTeri 🙂
    Grazie per il commento ai film, in resto, come da blogtiquette, in privato.

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