::lavoro terza ondata

Siamo la Terza Ondata di Lavoratori.
La Prima Ondata, postbellica, necessitava di un diplomino o poco più perché si diventasse Qualcuno, la presenza nel profondo Nord di moltissimi dirigenti del Sud ne è un effetto visibile; la Seconda Ondata si è coordinata con un particolare momento dei ’70 che ha determinato una cascata di diplomati e laureati in molti casi poco giustificabili, di un ricambio di figure in settori chiave facilmente telecomandabile (esempio: certi concorsi per professore associato che erano una barzelletta, oppure un’asta).
Noi invece siamo la Terza Ondata: col nostro bagaglio d’istruzione a dir poco doppio rispetto ai signori della Seconda e quintuplo in confronto a quelli della Prima non ci facciamo nulla; siamo qui a tentare di forzare i blocchi (giustamente?) imposti da uno Stato che ha paura, forse dovere, di stilare l’intero conto di tutti gli anni vissuti (economicamente) pericolosamente, siano essi le SSIS per i futuri insegnanti, i blocchi delle assunzioni in tutte le figure del lavoro pubblico o l’impossibilità delle aziende di evolvere.
Io, in possesso di una di quelle lauree delle quali si dice “beato te che trovi lavoro sicuramente”, sono stato preso in pieno dalla nuova assoluta immobilità del lavoro venuta fuori un paio di anni fa. Quindi: da una parte c’è la mia ipersensibilità all’argomento, e dall’altra c’è il fatto che, quando è tutto fermo, gli episodi “soliti” di nepotismo, scambio lavoro/vulva o sterminio sentimentale a scopo carriera risaltano maggiormente, rumorosi come sono rispetto al silenzio che li circonda. E ti fai tante tante domande.
Ti domandi com’è la vita nelle nicchie di lavoro nonlavoro, cioè quegli ambitissimi (dai più, almeno) posti dove notoriamente non si fa una mazza e ci si campa una famiglia: ad esempio, cosa fanno nella vita i 29 signori che all’Alitalia hanno il compito di decidere il nome degli aerei? Quando c’è qualcuno che intraprende il discorso “mi sono fatto tutto da solo”, aldilà delle facili battute, ora so che non devo crederci, perché il lavoro non ha nulla di meritocratico. Ti domandi se veramente pensa di essere depositario della Grande Cultura della Comunicazione il genio pubblicitario che, nel decidere il brano nello spot del Limoncè, ha scritto music e lemon su un motore di ricerca e gli sarà uscita “Lemon Tree” dei Fool’s Garden.
E mentre ti arrovelli su questo nulla, in tv passa la faccia da neolaureata di una presunta psicologa che dice quattro minchiate, facendoti pensare:”Ma questa a chi è figlia, e suo padre a quale professorucolo della Sapienza avrà chiesto il piacere per lei?”

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8 thoughts on “::lavoro terza ondata

  1. In un certo senso sono figlia dell’idea del self-made man, di contro se penso a me stessa mi rendo conto che i risultati faticosamente raggiunti sono frutto anche di amici, conoscenze, voci, persone.
    Carlotta

  2. Ti capisco. Nel momento di massima disperazione (30 anni, procuratore legale fermamente deciso a non voler fare l’avvocato come mestiere) ho vinto un concorso in un ente comunale (quando ancora qualche concorso nella P.A.veniva bandito).

    Il militante

  3. Carissimo Kekuele,

    allora in un libro che vidi da Feltrinelli qualche anno fa e di cui non ricordo l’autore e che titolalva “la vendetta delle competenze” si favoleggiava (è giusto usare questo termine anche leggendo il tuo post), che l’ingresso nel mercato unico, la globalizzazione dei mercati e tutte quelle menate lì, avrebbero agevolato, anche in Italia, un processo di maggior rigore meritocratico.

    Il libro peraltro, a dire il vero, diceva anche che l’Italia aveva un ritardo di 40 anni rispetto a questo processo e che non s’intravedeva come ineescarlo finquando imprenditoria e politica non avrebbero separato nettamente i loro cammini.

    Detto questo, io ho aperto gli occhi da parecchio, non credo più alle favole.

    Credo che il capitalismo, in generale, non sia fatto per arricchire le masse ma, al contrario, per creare in loro bisogni.

    Le masse sono il presupposto del capitalismo, senza di loro niente tasse, niente bilanci dello stato.

    Le masse servono al sistema e servono non ricche.

    Il capitalismo, secondo me, serve ad arricchire pochi, che, più di altri, in una visione illuminsta della faccenda, si preoccuperebbero di sviluppare il modello.

    In verità e chiudo, sostengo che più di una terza ondata la lavoratori, in Italia faremmo meglio a parlare di ritorno al Medio Evo, con tanto di ricrezione di classi sociale nettamente distinte, e risorgere di vassalli valvassori ecc.. ditemi se no Bruno Vespa o Emilio Fede che cosa sono?

    L’altra sera mentre attendevo di addormentarmi ho visto una trasmissione in cui un demente intervistava ricchi imprenditori di successo con tanto di visione delle loro ville yacht, solarium, televisori al plasma…ma si può?

  4. Ti capisco e son d’accordo con te. Ma ora devo bestemmiare: da qualche parte c’è un po’ di Emilio Fido anche in me, e forse anche un po’ di Silvio. E, voglio esagerare, anche un po’ di Sc…
    Un po’ di Sch..
    (Oh nun glie la faccio!)
    Un po’…di Schifani!

    Cioè, in questo gioco socioeconomico che assomiglia molto al bastone e la carota, con le citate masse mai ricche che creano energia cinetica dalla loro potenziale voglia di benessere, dobbiamo assolutamente distogliere la nostra rabbia da persone-bersaglio.
    Che, diomio, hanno le loro colpe. Ma poi si fa la fine di tangentopoli, dove tutta quella coreografia a suon di monetine lanciate è servita come agnello sacrificale per nascondere la privatizzazione selvaggia che ci ha portato a questo scadere del soldo finale disponiobile (con buona pace del povero euro, altro capro espiatorio).

    Carissimo Nonostantetutto, tu a quale minuto della trasmissione Report esci al balcone ed urli “Bastaaaa! Bastaaaa!”?

    Stasera dovrei andare a vedere “Lavorare con lentezza”, e ci vado col pregiudizio che ha questa faccia qui:
    :
    Vedremo…

  5. leggedndo il post che mi hai segnalato mi è sembrato di sentire parlare di corda a casa dell’impiccato, però in compenso condivido la ritrosia per le lentine e, aggiungerei, per le operazioni agli occhi :-))

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