::le conseguenze dell’amore

Mi permetto di parlare direttamente e col piacere dell’esagerazione: se il cinema italiano un giorno dovesse ripartire, io spero con tutto il cuore che lo faccia da qui, da questo film, da questo giovane regista.
Buttate tutte le stramaledette trattazioni del tema della fuga e del male di crescere, accatastati in un angolo tutti i trentenni più imbelli, salutate con una tirata di scarico tutte le fiction tv, ecco la novità: un film girato strabene, dove la modulazione ed il montaggio a passo di filtri con cutoff basso della colonna sonora diventa parte integrante, dove la storia, semplice, essenziale, perfetta, incrocia più e più volte tutte le dimensioni che la macchina cinema può produrre: racconto, flashback a tempi brevi, poi visioni, poi fotografia, poi dialogo, ed ancora racconto, visioni, attimi, ma colpo di scena, la sua evoluzione, e poi visioni, e poi…
Che trovata! Le atmosfere ed i tempi del miglior cinema scandinavo e nordico in genere, e per che cosa? Per raccontare, udite udite, noir di mafia, con tanto di padrino spietato, lunatico padrepadrone, rinnovato nei mezzi ma non nella forma, rinvigorito dal terzo millennio, invece che dissolto. A tal tema, un particolare: in auto, scortato dai gendarmi della nuova lupara, il protagonista chiede un “Dove andiamo?” che produce la risposta “Siamo già qui” davanti all’insegna dell’Hotel New Europe; qui si parla come si mangia, direi: ‘loro’ sono già qui. Nessuna colorata processione di Santa Rosalia con donne urlanti e corone di fiori, nessun limpido paesaggio siciliano; bensì l’asettica freddezza del metallo e del cemento, le spopolate lande dove sono le persone ad essere in funzione delle cose, non-mondi nei quali si realizza il fine mafioso piuttosto che il suo coreografico mezzo. Attori proprio bravi, anche se la nipote della Magnani ha una clamorosa cosiddetta “zeppola in bocca”, non me l’aspettavo. Solo che con un Servillo così imponente come si fa a ricordarsi degli altri? Come? La caratterizzazione di Titta Di Girolamo te la porti a casa con le macerie del resto del biglietto d’ingresso sala, entra nel letto con te, non so se mi ci sveglierò anche perché il film l’ho visto or ora.
Della colonna sonora non ve ne parlo per due motivi: il primo è che questa si coordina al film in maniera talmente intima da poterne parlare esattamente negli stessi termini; il secondo è che, oltre agli splendidi pezzi ideati ed eseguiti dal duo Catalano/Sasso, ci sono alcuni dei miei brani preferiti di due mie preferitissime band, i Lali Puna e, soprattutto, gli ISAN con un paio di lavori tratti da “Clockwork Menagerie”.
Non permettetevi il lusso di perdervi il miglior film della stagione.

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6 thoughts on “::le conseguenze dell’amore

  1. oh, benissimo. sono uscito anch’io da questo film assolutamente soddisfatto. è dire poco: ho trattenuto l’applauso in sala. (ci ho anche scritto un post, mi fa piacere se lo leggi). un apprezzamento particolare al paragrafo “Buttate ecc.”: sottoscrivo in pieno. Personalmente ci aggiungerei, anche pensando alla blogosfera, “date fuoco alle tonnellate di ironia quotidianamente sparse per coprire il puzzo di quelle che porcherie sono e porcherie restano”. L’ironia (termine improprio) è diventata una specie di alibi. Non so a te – è la prima volta che visito il tuo blog – ma a me, a costo di sembrare anche più “vecchio” di quel che già sono, sta salendo un certo vomito.

  2. Ok. Il film non l’ho ancora visto ma se ti è piaciuto questo regista devi assolutamente vederti la sua opera prima, “L’uomo in più”, che è un gran film. Uno dei due attori protagonisti è proprio Toni Servillo che hai ammirato in questo film. Con la sceneggiatura di “L’uomo in più” Sorrentino entrò in finale al concorso per sceneggiature inedite “Solinas” (la sceneggiatura si chiamava allora: “il cantante e il calciatore”) riuscì a farsi notare e a farsi produrre questo bel film che all’epoca (ma quando 2000? 2001? Boh non ricordo…) andò pure a Venezia (o a Cannes?).
    Reminescenze di un ex frequentatore di sale…

    Il militante

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