::dieci stratagemmi/franco battiato

Ma come fa, ma come accidenti fa?

Ero davvero giovane quando rimasi impressionato dall’uscita dell’album “L’Era del Cinghiale Bianco“. Dopo un quarto di secolo, ancora una volta, quello stesso stupore viene ripescato a forza e tirato fuori dal mio dentro, ogni volta diverso, ogni volta uguale. Questo parto violento, in un bagno di umori dal sapore e dalla densità sempre diversi in base alle età, si ripresenta puntuale ad ogni nuovo proporsi dell’autore trinacrio. Possibile che io non sia rimasto scontento di alcun lavoro di quest’uomo? Possibile che, a distanza di anni dal primo ascolto, si riescano a dare nuove valorizzanti interpretazioni anche agli album ritenuti meno notevoli di altri?

Quest’ultimo cd non si svincola dall’assioma Battiato. Per qualità, originalità, capisaldi canonici, struttura dei testi, ricerca musicale e tempistiche, non tradisce. É nuovo, è fresco, ma è il Battiato di sempre; il Battiato che, per la coerenza dimostrata nella sua evoluzione, potrebbe spacciare gli ultimi venti lavori come pubblicati in blocco giusto l’altro ieri, e nessuno si accorgerebbe del falso cronologico.

I suoi temi ci sorprendono sempre per molteplicità di livelli di lettura e ricezione: sperimentazione e temi nipponici folk e cafoncelli, elektro accennata e lounge club music, cenni esoterici e citazioni dalla letteratura italiana (anche troppo!) popolare, softchill e pareri sociopolitici diretti. Mischia, rimpasta, inforna, ed al primo ascolto, come sempre, quelle scelte ti sembrano a volte anche un po’ ridicole, ti strappano un sorriso di commiserazione; al secondo ascolto la pensi uguale, ma in fondo è Battiato come lo conosci, e va preso com’è; al terzo ascolto hai l’intima convinzione che non poteva che esser fatto come lui ha fatto, che ti sei sbagliato come sempre, che adori quel disco.

Dura poco. Lui è Franco Battiato, monolito della scena musicale italiana, ma non si costringe a dire più di quanto deve: poco più di 35′ di scaletta studiata apposta perché gli ultimi tre brani facciano da gran finale, dalla densità di note al sogno etereo. Dura quanto basta per completare il trittico vietato ai minori di trent’anni, insieme a “Gommalacca” e “Ferro battuto“.

Uno scoglio temporale al quale avvinghiarsi, aiuto insperato in naufragi nel banale.

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10 thoughts on “::dieci stratagemmi/franco battiato

  1. Non so se è per merito del tuo recente acquisto se la grafica del tuo blog è così accattivante e pulita (a senso direi che ce n’è di tuo) e se è per merito di un professore di lettere particolarmente solerte se scrivi così bene. Comunque stiano le cose sei stato davvero una piacevole scoperta

  2. elfokattivo: eh…mi hai, mi hai lasciato senza parole per l’imbarazzo, anche perché il tuo blog è altrettanto bello e pulito, e tu scrivi altrettanto bene. Il piacere è reciproco. No, speculare.
    militante: aldilà dei gusti musicali, al trittico citato nella (ahahah!) “recensione” darei una possibilità se si è superata la trentina d’anni. Tre dischi bonariamente razzisti.

  3. novocaine: son contento se il mio piccolo blog ti ha piacevolmente occupato, grazie. L’evoluzione è vincente: se c’è stata evoluzione, tutti ne apprezzeranno, a posteriori, la coerenza.

  4. Pingback: ::il vuoto/franco battiato | pastaaltonno

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