::killer approach

Tra qualche giorno, terrò fede ad una tradizione della quale io potrei fare a meno, ma mia madre no.

Sarebbe un colpo troppo pesante per la mamma se io portassi via da casa sua il mio guardaroba, l’ultimo suo arpione a disposizione per centrare e trascinare a sé il suo secondogenito, durante collaudati periodi venatori. Da parte mia sto al gioco, obbligandomi a viaggetti di 600+600 km nello spazio di un paio di giorni, perdurando fuori tempo massimo in un folklore dello studente fuorisede che fui.

Viaggiare in autostrada mi piace, ma allo stesso tempo lo temo. Prima di partire, mi ripeto che sto viaggiando su una macchinina usata, piccola, dotata di tecnologia della frenata alquanto banale e costituita percentualmente in peso di una quantità eccessiva di polimeri vinilici, a scapito del più sicuro metallo.

Durante il viaggio, invece, parlo da solo o con la radio, canto a squarciagola e saluto i bimbi sulle altre auto.

All’improvviso, però, appare nello specchietto retrovisore un personaggio che mi riporta ai timori in partenza: il Professionista in Mercedes con la giacca appesa in auto. Costui va sicuramente a Roma, ci va velocissimo, questione di vita o di morte. Ha comprato la sua Kompressor anche perché nominarla lo inonda di virile piacere orgasmico, la fonetica aggressiva sboccia in una onomatopea che smuove in lui sensazioni provenienti da radici lontane nel tempo. Nel motore della freccia d’argento, segretamente alberga lo Spirito della Caccia, che ha preso il sopravvento sul Professionista. Quest’ultimo, suo malgrado, vedendomi davanti a lui, lì tranquillo sulla corsia di destra, sarà costretto ad effettuare il Killer Approach, ultimo residuo metacognitivo di quando la sopravvivenza della razza dipendeva dal saper cacciare.

Il Killer Approach non si effettua con velocità al di sotto dei 170 Km/h, e risulta riconoscibile quando possono essere individuati i tre momenti fondamentali: hunting, pairing, barring.

::hunting

La prima fase del k.a. consta nell’individuazione della preda. É in questa occasione che si raggiunge una velocità sufficiente al ritiro di qualsiasi patente in qualsiasi angolo dell’universo, per dare la necessaria dose di dinamismo.

La posizione da tenere obbligatoriamente è quella al centro della carreggiata, in modo che la vittima prenda paura immaginando un eventuale impatto; se questa dovesse spostarsi a destra, vuol dire che è intimorito: insistete ad andargli addosso da sinistra, e tenetevi pronti per la seconda fase.

::pairing

La fase di pairing è il cuore dell’azione: dovete spostarvi a sinistra solo di poco, e solo all’ultimo momento!

In questo modo, infatti, la preda riuscirà a vedere il colore dei vostri occhi, incastonati sul viso di chi crede di aver avuto successo nella vita. Ma durerà solo un attimo, a causa dell’effetto parallasse e dello spostamento d’aria da voi generato, che costringerà il tapino a rinsaldare la presa sul volante.

Dovete saper esprimere bene tutto questo in pochi attimi, allenatevi a casa, in bagno, davanti allo specchio!

::barring

Rinuncereste ai riti postcoitali, come la sigaretta?

Allora perché non infiocchettare la vostra impresa con un repentino quanto inutile cambio di corsia, per piombare a pochi decimetri dalla preda? In questo modo il poverino si renderà conto del vostro sprezzo del pericolo, e verrà come trascinato dalla depressione prodotta dalla vostra virile cinematica ad una così breve distanza.

Infine, lo lasciate indietro quanto basta per non averlo più negli specchietti, e, mi raccomando, solo allora riprendete la più consona corsia di sorpasso: la vittima non deve avere la soddisfazione di pensare al vostro gesto epico come ad una mera buffonata.

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13 thoughts on “::killer approach

  1. vita:ecchime, sto arrivando, spero di riservare un pomerigio o una serata tutta per te, soli a soli, alla faccia di chi ci vuole (male?).
    camilla_lo:nonono, il professionista con la giacca appesa è proprio una categoria a parte, aldilà del suo potere economico.
    quasiblu:gneeem, in che maniera? Da professionista frustrato, o su una vecchia Ka piena di bozzi?

  2. DAICHI: ahah.
    KEKULE: da pro frustrato, stressato, malpagato, con mercedes diesel della ditta, che ascolta nell’autoradio “mio fratello è figlio unico” alternando l’originale alla versione degli afterhours.

  3. fran:diciamo che quella figura lì è frutto di tutt’altra fenomenologia, ben più comune, e ben più diffusa di notte. Chissà poi perché i discotecari più agresti e paesani hanno coltivato ‘sto mito della Golf nera. Mah.
    daichi:smentirsi mai, eh? 😉
    quasiblu:ah, ecco! Mah, non so, è parecchio confortante?
    luca75:ti ringrazio per leggermi, ma permettimi di dubitare. Altrimenti sapresti che non amo lo spam.

  4. kaos:…come i furbacchioni di Cerignola assurti agli onori di notizia, non aggiungo link al post perché vorrei evitare di diventare uno di quei blogger che pubblicano link alla Repubblica ed al Corriere. E che trovo noiosissimi (le notizie me le leggo da me, no?).
    elfokattivo:e giustamente, ad ognuno la sua estensione fallica acquistabile.

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