::duecento cavalli cafone di potenza

Ho sempre resistito dal buttare giù post: che facessero mera eco della colonnina delle news di Repubblica; riguardo temi estremamente diffusi nella blogosfera; lunghi perché noiosamente attenti al singolo particolare da sottolineare; veementi e rancorosi senza motivazione alcuna.
Stasera invece, attaccato dai quattro lati, mi ritengo sconfitto dagli eventi. Ed eccomi qui, a straparlare (1), con furia cieca e senza freni (2), di uno dei temi già trattati qui e là (3), sull’onda di un articolo odierno (4). En plein, perfetto, *smack*.

Dall’inizio del 2005, nella città dove abito vigerà una regolamentazione sul transito dei SUV (i gipponi, và) nel centro storico.
I motivi sono quelli un po’ più digeribili, quelli che si tengono ben lontani dal sindacare sul comportamento dei singoli proprietari. In primis, si smuove lo spettro del fantomatico inquinamento dei centri storici, chimera descritta in modo troppo poco coerente da troppi testimoni; dopodiché, si puntellano le tesi principali con la preservazione del ciottolato del blablablaesimo secolo.

Tralasciate il mio parlare acrimonioso: io credo ad entrambe le motivazioni, anzi aggiungerei anche le altre, quelle che su carta legale sarebbero troppo settarie! Aggiungerei i motivi di spazio reale occupato, di parcheggi, di viabilità (il centro storico è caratterizzato soprattutto da urbanistica capillare); farei notare che una pacca sulla spalla di un ciclista o di un pedone data da un SUV, invece che da un auto, non gli fa la bua, ma lo spezza per sempre e ciao ciao; evidenzierei, statistiche alla mano, la pericolosa attitudine dei gipponi al cappottamento, a causa del rapporto potenza/momento, ma anche dell’inesperienza dei guidatori. Infine, da bravo dottorino chimicuccio, comincerei a sputacchiare su questa pagina un po’ di dati, statistiche, formule, altra roba figa.
Tutto ciò se il mio pensiero fosse scevro da intenzioni persecutorie, come ho visto fare, e giustamente direi, un po’ a tutti.

Fatto sta che io ho i miei meravigliosi, salutari, giusti, sacrosanti pregiudizi, ai quali fornisco acqua e concime ogni mattina. E da sempre mi sciolgo in coccole anche per i pregiudizi su chi acquista i SUV, moda importata negli anni ’90 per magica combinazione tra aura edonistica ed oscillazioni del mercato.
Dietro la sottile colonna delle frasette liberistiche modello “ognuno ha le sue passioni, ognuno se li spende come vuole, siete invidiosi”, si rannicchia il più meschino sentore di bellicosità sociale tipico degli ometti più insulsi. Un’alta roccaforte poggiata su quattro possenti bisonti di gomma, permette di arroccarsi in un ideale fortino di difesa, che all’occasione diviene anche arma di offesa da riverire timorosamente, estensione fallica di maschia soddisfazione. Nulla più.
Per i più giovani, l’idea stessa del SUV teletrasporta le tristi serate del Varesotto tra virtuali palmizi yankee di spiagge assolate e tavole da surf dai colori psichedelici. Immaginifico tanto forte che alla fine molti di loro cominciano a fare proprio surf. Per immergersi ancor meglio nell’illusione, l’ampio interno lo si riempie di giovani amici, per darsi quell’aria da mercoledì da leoni, che invece alla fine scema tra le nebbie della domenica mattina, un freddo cane, cornetto alla crema in mano, a parlare degli attaccanti del Brescia.
Per le signore, più pratiche, esiste una precisa proporzione tra la disparità in altezza dei veicoli e quella economica: la signora più in alto sta rispetto al traffico, più sogna di far parte di una elite di abbienti che può permettersi di spendere. Pertanto, finisce col sentirsi realmente più importante degli altri per l’economia del Paese, quindi in diritto di parcheggiare anche sui platani se è nell’atto di fare la spesa.

In società come la nostra, dove nelle nicchie di diritto arrivano prima i soldi delle regole (acquistare un SUV te lo permetti, guidare lo sai?), alla fine si possono pareggiare i conti solo adducendo scuse molto deboli per giustificare la legge, di ben labile tenuta. Vuoi vedere che ora il capocarpentiere col camioncino non può lavorare in centro perché inquina, e quello che ha la macchinotta vecchia può disseminare radicali aromatici come una ciminiera? Dato che non puoi emanare una legge anticafoni, bisognava regolamentare prima la cosa.

Ma stupido anche io, che sto qui a scrivere, descrivere, immaginare e scherzare, quando per capirsi su tutto ciò basta vedere questo filmatino di pochi secondi (fonte: Legambiente), girato proprio, guardacaso, nella mia città.

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7 thoughts on “::duecento cavalli cafone di potenza

  1. Pare quasi un filmato girato dalle mie parti. Sono contento di sapere che, in fondo, i leghisti dicono cazzate, di sapere che in fondo in fondo il nostro paese una unità culturale, prima ancora che politica, ce l’ha!
    VIVA L’ITALIA
    VIVA L’INCIVILTA’
    VIVA LA MAFIA

  2. mi chiedo se chi compra un SUV di lusso possa ancora oggi godere di agevolazioni fiscali, come se avesse comprato un autocarro.

    chi cerca la velocità su una macchina così pesante dovrebbe avere il coraggio di passare dall’altra parte del crash test, che so… una bella moto 125 potrebbe fare al caso suo.

    e un giorno non troppo lontano il petriolio finirà, lei che dice, dott. “Chimicuccio” ?

  3. A che serve un “macchinone” quando poi non ci si sa andare… O magari da sfoggiare solo per andare a comprare le sigarette a 10mt da casa…Mah!

    Ciao Mascia

  4. io ero stato fra quelli che ne aveva parlato dopo avere letto la notizia su Repubblica 🙂 e condivido il senso del tuo post. Aggiungo che mi sembra assurdo invece permettere ancora alle vecchie 500 di circolare.

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