::voli imprevedibili/aa.vv.

Un paio di annetti di lavoro, una nuova casa discografica dal sapore arabeggiante, l’appoggio di un manipolo di italomusicanti non da poco. Mischia gli stili conservando quello che sai far meglio, e distorci gli accordi per scardinare la porta di nuove chiavi di lettura.
Fatte le porzioni, servire ancora caldo delle emozioni degli originali.

“Voli imprevedibili” è un tributo alla musica di Franco Battiato, presentata sia dagli amici di sempre dell’autore siciliano che da una bella fetta di artisti nostrani di qualità. Ecco, magari uno può divertirsi ad immaginare cosa avrebbero creato tanti altri assenti (Subsonica, Elisa…), ma va bene così, a meno di non optare per una intera serie di pubblicazioni (idea che mi troverebbe entusiasta). Fatto sta che per fortuna non c’è traccia di cantantini calabrozarrilli né di easyrider poracci della Bassa Padana.

Vi si scoprono cose belle, e cose meno belle ma ancora incluse nell’udibile.
Apre il cd la traccia migliore, la voce algida e geometrica di Emilia Majello che taglia figure complementari alla trama electrodub dei Planet Funk, pezzo fantastico che ho il piacere di farvi ascoltare includendolo nel mio radioblog (l’icona è nella colonna di destra). Chiude il cd la versione ormai monolitica ed irripetibile dei CSI di “E ti vengo a cercare”. Sorpresa graditissima quella di “Summer on a solitary beach” cantata da Filippo Gatti, col supporto dei Diaz Ensemble, i quali sembrano davvero saperla lunga, bravi come sono ad assemblare un sogno di salgemma dalla eco perdurante.
Mettere i Bluvertigo ad interpretare Battiato equivale ad infilare il cubo di plastica nel foro quadrato: da sempre, considero Morgan e compari gli unici e soli eredi di zio Franco. Chi se non loro, quindi? Ed infatti il monzese si occupa di ben due tracce, e di una di queste (“Prospettiva Nevskij”) io ed i miei amici da anni si diceva:”Ma perché non la suonano loro?”.
Belli anche i cameo di Marina Rei, Megahertz, Alice. Paola Turci, invece, un po’ incognita, leggermente incolore.

Qualcuno dei cantanti coinvolti non ha potuto godere di un arrangiamento che fosse la risultante di un punto di incontro tra l’originale di Battiato ed il proprio stile; piuttosto, il brano sorgente è stato fagocitato in modo autoreferenziale, così, senza particolari compromessi. É il caso della Consoli e dei DeltaV, le due parziali delusioni dell’album. Giuni Russo canta per sé stessa, troppo pathos, troppe variazioni, ma alla fine del pezzo si sentono gli applausi: ah, ecco, live! Lele Battisti mi ha un po’ ucciso “L’esodo”, Pacifico così così, i Negrita fanno i Negrita da bravi Negrita. I PFM, visti da un trentenne, sono imbarazzanti; non so come sarebbero visti dai quarantenni.

Nonostante gli alti e bassi, il livello è elevato, e l’acquisto resta indispensabile per i fan e caldeggiato per gli altri.
Spero che questo sia il primo di tanti: ce ne sono di favole di Battiato da raccontare di nuovo!

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