::sindrome cinese

Aspettate un attimo: e se invece si rivelasse conveniente?

A lavoro, un collega mi ha descritto alcuni casi di penetrazione locale dell’imprenditoria cinese. Tra tutti, ha evidenziato quello di un mobilificio che, insediatosi in zona, vende al 40-50% in meno dei concorrenti nostrani. Infine, ha concluso in bellezza con la frase:”Che ne sarà della nostra economia?”, una eco terminale generata da un processo mediatico, che, per ora, oscilla tra l’analisi del problema e la sua demonizzazione.
A quel punto, sono volate legende urbane sui disumani orari di lavoro, sull’onesta dei loro capi che sono i primi a lavorare di più, su una presunta povertà di esigenze del cinese medio e non.

É stato un attimo: flash! Ma il virus del dubbio in quell’attimo è penetrato in me.
Ma insomma, con tutto ciò che è stato detto del famoso aumento dei prezzi da lire ad euro, e tutto ciò che non è stato detto del chi s’è l’è intascati e perdura ad intascarseli, perché io, consumatore, dovrei essere scontento dell’avvento di chi abbatte i prezzi?
Le risposte sono molto deboli, ed in genere si basano su quel vizioso concetto del favorire le aziende per ottenere ricadute positive in quanto utente. In aggiunta, vengono guarnite con spiegazioni sulla impossibilità di far concorrenza ai cinesi, perché lavoratori ai margini delle nostrane leggi sul lavoro; motivazioni che sanno troppo di arrampicata sugli specchi.

Me ne sono accorto solo ora. Temo che tutte le paure sciorinate a ritmo costante dalle tv e dai giornali sull’invasione economica cinese, siano solo un tentativo malconcio di sfruttare sino all’ultimo la politica della finta concorrenza, dei prezzi ingiustificatamente alti, della ricerca zittita e derisa, e degli aiuti all’impresa, prima che arrivi il “cattivo orientale” a dire che il re è nudo.
Io al brutto cinese cattivo non ci credo più. Tutt’altro: cinesi, invadeteci! Vi aspetto a casa mia, vi ospito anche a tempo indeterminato, se poi mi fate comprare a prezzi dimezzati!

Extraeuropeo, portami via,
voglio una nuova economia.

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11 thoughts on “::sindrome cinese

  1. elfokattivo:è che in pieno consumismo, non sistono più i padroni e gli operai, mai produttori ed i consumatori. Io sono consumatore, cerco produttori concorrenti, ma veri.
    sbloggata:scusami, sono io a non aver capito, dici che la presenza cinese scalza i lavoratori nostrani? Cioè, che i 500 disoccupati sono effetto immediato dell’avvento cinese? No, perché se così fosse, vorrebbe dire che l’azione mediatica fuorviante è in fase di piena. Ho capito male?

  2. ho visto un sacco di negozi di abbigliamento tenuti da cinesi. molte cose sono alla portata delle teenager, sia come modelli e taglie che come costi. ben vengano.

    se non ricordo male vedevo diversi capi d’abbigliamento di ditte italiane che riportano made in china nell’etichetta interna.

  3. shymay:ricordi bene, direi.
    elfokattivo:esatto, non c’è, e questo per evitare cartoline per il natale, festività che per me vale quanto il quattro di bastoni a tresette. Comunque, grazie per il pensiero 🙂

  4. E’ quello che ho sempre sostenuto e non vale solo per l’economia. Risse, furti e tutto il resto sono automaticamente attribuiti alla presenza dello straniero invasore. In Italia pare che questi siano il 2,9% ma allora i conti non tornano…

    Comunque sono passato per augurarti un buon riposo durante le feste, almeno questo è quello che mi auguro sempre io.

    a presto kekule.

  5. Fico il nuovo header sino-rivoluzionario del Blog. Compagni di tutto il mondo, unitevi sotto il segno della pasta e del tonno!
    Evvai

  6. zonekiller:che sia di riposo anche per te, allora.
    anonimo:visto bello? ogni tanto, a rotazione, cambierà. fammici mettere quello chimico, và!
    piattaforma:rubi il rubabile, nessun problema; al massimo, sig.piattaforma, mi citi quale fonte, tanto per dimostrare che l’antipixel della CC vale a qualcosa anche qui.
    christian.galimberti:leggo spesso il tuo blog, la cosa non fa che inorgoglirmi 😀 sono orgoglione

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