::cabana/tree wave

Il raccolto musicale quest’anno è stato un po’ gramo. Ma qui e là, alcuni germogli lasciano davvero ben sperare nel futuro.

Questo è uno dei migliori.

In Dallas, Paul Slocum recupera alcuni vetusti residui di tecnologia, salvandoli dalla muffa. E li rimette a nuovo: un Commodore 64, un Atari VCS2600, un pc Compaq 286, una stampante ad aghi.

Ci vuol fare musica che sappia di retronica, ma non vuole limitarsi solo a quella. Lauren Gray si occuperà dei vocalizi, algidi e cristallini, in modo da fondersi totalmente con la precisione digitale delle onde prodotte dall’hardware.

Sono tanti gli artisti a scegliere strumentazioni 8bit per i propri esercizi di vintage elettronico (Nullsleep, Yuppster, Tangible…). Non è che non siano godibili, ma vi serpeggia sempre un compiacente minimalismo, che, secondo il mio misero parere, poggia su ricordi nostalgici generazionali: ricordi di giochi venduti via cavo sulle console Atari per gli americani, ricordi di faide C64 vs Spectrum per gli europei, ricordi di programmazione sui vari modelli dell’MSX per i giapponesi.

No, qui no, qui non succede.

I due signori texani non si limitano al click’n’cut contemplativo. Al contrario: schiavizzando pesantemente gli “strumenti”, già provati dagli anni, piegano i rispettivi DAC al loro volere.

Ed il loro volere è una costruzione complessa, organica ed uniformemente incanalata. Che parte dai suoni che ci si aspetterebbe da questo hardware, ma poi s’infittisce nella trama in modo talmente complesso, da fare di questo meltin’pot di suoni digitali un organismo sonico pulsante.

May Banners entra di pop, ma la successiva Machines Fall Apart è già folktronica, e sa molto di Mùm più squadrati; e Sleep ne rappresenta un sequel, ancora pop. É Instrumental 1b a dividere in due l’EP, lasciando a Morning Coffee Hymn l’onere ed il piacere di ripresentare la voce di Lauren. Segue Same, molto più elettronica, ed infine Commodore 64 Audio Data, dichiaratamente guidata con mano dal SID di casa Commodore, finale sin troppo pieno e festoso, che chiude scherzosamente col rumore bianco prodotto dai dati scritti sui nastri per C64, appunto.

Ho provato a copiare quest’ultima parte, ed a farla leggere ad un emulatore per C64. E qualcosa c’è, come se i Tree Wave avessero lasciato una traccia segreta multimediale, ma retrocomputeristica. Se m’industrio meglio, la trovo, vedrete.

Avverto che non è facile far pervenire in Italia questo EP, e vi lascio l’indirizzo del sito ufficiale.

Una bella sorpresa delle scena retronica, che aspetta solo di essere definita e consolidata da un album pieno.

E aspettiamo allora.

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