::psichedelia italolavorativa

Abbiamo raggiunto lo zenit di una mutazione anomala, ben nota da tempo nel mercato del lavoro in Italia.

I fortunati circatrentenni che permeano in questi anni nel mondo del lavoro, scoprono, con una certa sorprendente regolarità, quanto i loro superiori cinquantenni sembrino inadatti alla posizione occupata. Altri circatrentenni, che tentano la via dell’insegnamento, bevendo dall’amaro calice delle tediose, costose ed anticostituzionali SSIS, spesso constatano una inaspettata ignoranza dei docenti cinquantenni; e certe volte pensano:”No, ma possibile che uno così sia un laureato?”. E linea di pensiero simile seguono i ricercatori circatrentenni dei cinquantenni professori presso i quali lavorano, spesso diventati tali più per casistiche di astrologia Inca che in base a concorsi realistici.

Erano tre degli esempi più comuni.
Immagino che un po’ tutti i circatrentenni abbiano osservato questo fenomeno, in quanto diplomatisi e laureatisi dopo la rinnovata università postsessantottina, e prima dell’università giocattolo ottenuta dalla Moratti. Ecco, ora, nel 2005, c’è proprio la piena.

Curioso come una scimmia, in questi giorni mi sono fatto raccontare da qualche cinquantenne un po’ di storie.
Ciò che me n’è rimasto, si può figurare come fanghiglia in moto costante. Un mischione di storie di melassa dolciastra, composta da  colpi di fortuna mirabolanti e favoritismi sentimentali, insieme a melmosi racconti da italietta preinformatizzazione, di disattenzioni burocratiche, di circensi passaggi di ruolo, di concorsi da sei politico, di esami passati in regime studentesco.
Alla fine della fiera, questa è stata l’impressione che ne ho avuto.
Gli smottamenti sociali dell’Italia dei ’70 produssero sorprendenti aperture in vari settori, che invece di essere colmate di innovative connettività, divennero veicolo d’infiltrazione perché massoneria politica e Mercato penetrassero in profondità nel nuovo tessuto. In questa transizione silente, il lavoro e lo studio avevano guadagnato morbidità ingiustificate (tra l’altro impensabili oggiogiorno), e qualsiasi “pezzo di carta” aveva grosso peso, per qualsivoglia professione.

Oggi ho incontrato: dirigenti scolastici con la terza media, incapaci ancora adesso; professoresse di chimica che non ricordano più le formule; professori universitari che fanno tutt’altro che la tanto invocata Ricerca; neofemministe barbarapalombelliche da dibattito sui calendari.
Domani: vediamo. Speriamo.

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16 thoughts on “::psichedelia italolavorativa

  1. bello ‘sto blog [si usa dire così tra voi blogghiani, vero] quasi quasi te lo linko…
    così, giusto perché ancora non ho imparato ad usare il bookmark di explorer…
    insomma, non ti sto invitando ad un 69 splinderiano… sia inteso.

  2. Grazie, queste cose più o meno le penso anch’io. E quando entro in contatto con situazioni del genere che hai descritto, mi sento una rincoglionita a non aver capito prima come girava questo mondo del cavolo…

  3. Concordo con te, ma aggiungo che in tutto questo,chi in quegli anni ha avuto un po’ di lungimiranza è riuscito a mettere da parte una cultura che ora sarebbe difficile recuperare.
    Questo perché come docenti, un tempo, c’erano persone veramente preparate, bastava essere un po’ intelligenti ed approfittarne.
    Ora invece, la rarità è il docente competente e innamorato della sua materia tanto da volerne condividere con gli altri i segreti.

    Il fatto che le persone sopra di noi facciano schifo influisce sulla nostra preparazione e sulla nostra capacità di autoapprendimento.

  4. tottichapo:…e la pratica conseguenza sai qual’è? É che il datore di lavoro preferisce assumere chi è più ignorante di lui.
    E, con questi presupposti, il prescelto dev’essere proprio un bischerello. Intanto, chi presuntuosamente sa di valere, s’incavola mica poco, vi è mai capitato?

  5. Non sono sicura che avvenga sempre, ci sono quegli sfigati che vengono assunti solamente perché più bravi del capo e capaci di metterci le pezze (il che comunque è ancora più frustrante…)

  6. tottichapo:secondo me, quelli che mettono le pezze sono collaboratori esterni, in modo che non si sappia in azieeeeeeenda quanto è ignorante il capo 😉

  7. hai ragione. credo inoltre che non sarà più raggiungibile la preparazione dei professori che oggi hanno 60-70 anni, che hanno studiato nell’università “pre-sessantottina”. oggi ho avuto la fortuna di seguire i corsi di alcuni di loro, avendo la sensazione che siano dotati di una cultura a tutto tondo, che si rifletteva anche in una certa educazione ed eleganza dei modi. stanno per andare in pensione, salutiamoli con la manina.

  8. quasiblu:ciaociao prof preparati di una volta…
    Oh, intendiamoci, ribadisco: ben venga l’Università postsessantottina, è stata buona cosa; vade retro mercificazione ideologica e vecchiaia motivativa. Tutti a rivedersi un bel film che testimonia queste cosine qui.

  9. quasiblu:scusami, ho voluto fare troppo il sintetico figo, pagandola con la moneta della chiarezza.
    Intendevo dire: la vecchiaia delle proprie motivazioni, che depauperano in qualcosa di ben più terraterra (tipo annunciare di “gombaddere il zizdema dall’indeeeerno!”).

  10. Pingback: ::vietato obbedire/concetto vecchio | pastaaltonno

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