::burloni di razza

La prima volta che ho visto lo spot della FIAT, quella con i giamaicani del bob che sfuggono alla valanga in auto, ho sperato che non si arrivasse al solito luogo comune.

Ero lì davanti al televisore, e ripetevo il mantra:”Non lo fare non lo fare non lo fare non lo fare non…”.
Era andata, lo spot stava oramai terminando, nessuno accennava a cadere sull’ultimo secondo. Era, purtroppo, quasi fatta, quando all’ultimo secondo eccola piombarmi in testa, newtoniano macigno di imbecillità.
Puntuale, giunse la risata alla Eddie Murphy.

Per assioma inconfutabile, la presenza di personaggi di razza nera in tv è presto evidenziata relazionandola al cavallo di battaglia del famoso attore. É questo un luogo comune rivoluzionario, perché generatosi nell’effimero mondo dei media di massa, un collegamento talmente impalpabile da penetrare l’interfaccia mezzo/fruitore in modo pressocché sinuoso ed incontrollato.
La promozione FIAT non è certo la prima a sfruttarne gli effetti, ma è esemplare nella messa in pratica. Sì, perché il singolare singulto è chiaramente appiccicato con lo sputo, non c’è evidenza di fonte sonora durante lo spot, come se avesse riso un’altra persona che osservi il gruppo di quattro. Se si vuole, così è ancora più artificioso.

Non saltate sulle sedie, non parlo di razzismo, se non in una sua forma più smussata e bonacciona. Però ricordo che in epoca fascista, l’enciclopedia dei popoli e delle razze (Treccani forse?) riprendeva il parere di Louis Agassiz, il quale asseriva che i neri sono “…indolenti, giocosi, sensuali, imitativi, remissivi, di buona natura, versatili, instabili nei loro propositi, devoti, affezionati: sono differenti da tutte le altre razze e possono essere paragonati a bambini cresciuti fino ad assumere le dimensioni di adulti, pur conservando una mente infantile“.
Praticamente, dei simpatici idioti bonaccioni. Appunto.

Nell’era della Grande Rete, finalmente liberi dalle catene della limitata comunicazione cartacea ed audio-videounivoca, possiamo fornire eco alla nostra imbecillità, reiterandola all’infinito: andate sul sito promozionale ed indicate il cuore col puntatore.

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12 thoughts on “::burloni di razza

  1. Non sarà che la malizia è in chi questa cosa la sospetta?
    Ci sono altre pubblicità con personaggi simpatici, bonaccioni e drammaticamente caucasici, e a nessuno viene in mente di pensare che ci sia un tentativo di lombrosiana categorizzazione.
    Credo che l’ironia si giochi solo sul fatto che a quattro giamaicani sia saltato in testa di dedicarsi a uno sport invernale come il bob, il che se ci pensi è divertente e simpatico davvero.
    Scusa la lunghezza. Ciao.

  2. ushuaia:eh, forse sono stato io poco chiaro…
    Non si criticava lo spot per sua sinossi, ma la standardizzazione forzata di una immagine: in questo caso, la ridondanza con altre produzioni (anche altri spot) dove il nero è sempre accompagnato da un richiamo alla risata di Murphy.
    Perché così l’uomo X, nero di pelle, si riveste di un cliché predigerito che indicizziamo al volo.
    Questo che lo spot sia ssssimpaaahh oppure no.
    Grazie per il commento, non sei mai prolisso/a, anzi…
    Oei, ma mi hai fregato il cubicolo col bottone! 😀
    emanuelito:eh?

  3. Non scandalizzarti, la pubblicità è il luogo dei luoghi comuni.
    E se non sono le razze sono le famiglie. E se non sono le famiglie sono i giovani. E se non sono i giovani sono gli amici del bar. Insomma, nessuno è al sicuro.

  4. Severine ha ragione.

    Purtroppo non tieni conto del fatto che se lo spot fosse ben architettato, magari anche sceneggiato da un primate piuttosto che dal solito organismo monocellulare (lo stesso per altro che scrive la “sceneggiatura” dei video rap), pochi lo capirebbero e aprezzerebbero.
    Al consumatore medio piace vedere sempre le stesse cose, perché la televisione lo rassicura: gli fa credere che esiste davvero una famiglia perfetta in cui la madre rimane per sempre ventenne e bellissima, in cui i figli non ti fanno venire le crisi di nervi, in cui i nonni amano passare il tempo a giocare a nascondino con i nipotini invece di essere rinchiusi in una casa di riposo. La televisione (e quindi la pubblicità che passa per la televisione) non è lo specchio della società: è uno specchio deformato in cui si vede ciò che la massa vorrebbe, ma forse mai avrà. 🙂

  5. immagino sia cosa nota che eddie murphy in originale non ha mai riso in quella maniera. Anzi, non ride per niente.
    Il fatto che nella riproposizione di uno stereotipo molto vicino alla canzone dei vatussi ci sia una sorta di visione archetipica collettiva italica verso l’Impero Africano è ipotesi ardita, ma non del tutto peregrina….

  6. Grazie a tutti per i saggi commenti, rimetto bocca solo per una riflessione.
    La pubblicità, è ovvio, fa il suo lavoro (sporco), si muove per generi predigeriti, alimentandoli purtroppo, mettendoci anche il suo ripieno.
    Autofagocitandosi, e sia così.
    Il mio, alle volte, potrebbe sembrare uno sterile osservatorio tivvù, ma in realtà vorrebbe rimanere un cicalino sempre attivo su quello che il Mercato vorrebbe produrre sugli utenti.
    Osservo quindi noi consumatori, ché ho sempre l’impressione che il mezzo riesca a superare le mie barriere.

  7. trovo queste considerazioni interessanti e condivisibili. detto ciò, quegli spot mi piacciono e mi divertono.
    mi chiedo invece perchè abbiano associato la panda ai giamaicani del bob.
    intendono forse mostrarci che se persino una squadra giamaicana partecipa alle olimpiadi invernali, non è impossibile come sembra comprare una panda?
    e mi torna in mente (spero correttamente) la pubblicità della multipla con slogan “non si può piacere a tutti”. se lo dicono loro…

  8. “Al consumatore medio piace vedere sempre le stesse cose, perché la televisione lo rassicura…”

    Amen fratello… Che vi devo dire… a me l’idea dei 3 negrozzi (non è inteso come offesa!) del bob piace… se non fosse per la risata alla Eddy Murphy. -_-

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