::la febbre

La prossima volta che mi farò prendere la mano da moti di matura e responsabile tolleranza cinematografica, andrò a controllare preventivamente quanto dura il film sul quale scommetto! “Andiamo a vedere un film leggero e scontatuccio, và, magari ci sorprende…”, questa è la frase che hai detto a casa, prima di trovarti in questo nulla di quasi due ore.

I titoli iniziali danno allo speranzoso, sprovveduto spettatore, la sensazione del colpaccio, la previsione di aver azzeccato proprio quel film che destabilizzerà i tuoi luoghi comuni: tra gli autori, spicca la firma di Domenico Starnone.

Tempo mezz’ora, e la speranza si è già inabissata negli infiniti spazi del Niente Spinto: il film suggerisce spunti in quantità, ma non ne segue nessuno, bruciando definitivamente l’impegno di alcuni bravissimi attori perduti in sterili cameo. E tra questi non mi sento di annoverare lo stesso Fabio Volo: non cane, ma immobile, monoespressivo; che recita sì con gli occhi, ma solo grazie a camera e montaggio.

Molto probabilmente, parlo in termini esageratamente radicali. Questo succede perché il film sa farsi odiare, debole ma presuntuosetto come appare, con quell’ottimismino abbindolapopolo che ritrovo in certi (meravigliosi) blog, e nei telefilm ammmeregaani.

E si fa odiare per due cause ancora.

Uno. Le trovate del regista D’Alatri, un minestrone di stupide transizioni da scena a scena degne di una puntata de Le Iene, di inutili camere a mano che ruotano a 360° laddove non servirebbero, di lucciole aggiunte sui campi di sera come fosse un Miyazaki d’annata, di brutta CG. Alla ricerca della fffigaaaata ad effetto.

Due. La banalità dei testi raggiunge livelli preoccupanti, e “semplice” non deve voler dire per forza “nazionalpopolare”; tutt’altro direi. Alla fine, anche la decente moraletta conclusiva rimane complessivamente inglobata in questo compendio Harmony.

Centoventotto minuti di un film che inizia solo al secondo tempo, possono risultare un massacro sinaptico-gonadico mica male.

Un’occasione di passare sottotono nobilmente, quale banale polpettone di crisi trentenne, oppure sottoforma di film di disimpegno. Un’occasione sfumata per infruttuosa iperattività creativa fuori luogo.

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9 thoughts on “::la febbre

  1. “Casomai” mi era piaciuto perche’ era un filmino carino e cortino… secondo me la durata ideale di un film è un’ora e mezza, a meno che non sia un Apocalypse now…

  2. certo in effetti dopo le tre ore di “the aviator” ho avuto bisogno di una pasticca di supradin… ma la cosa bella del cinema è che ti sembra il tempo passi più velocemente 🙂

  3. camilla_lo:ecco, sì, il tempo passa, ma non è proprio il caso di questo fi…di questoooo di questa produz…di questo COSO!
    latifah:quando mi passa il momento volofobico, tento di dargli un’occhiata, grazie.

  4. dopo quella cosa sub-umana di casomai il regista ha perso qualsiasi credibilità ai miei occhi e boccio sul nascere ogni sua opera. Ho sentito qualche critico dire : … mi è piaciuto casomai. Sinceramente non ho mai visto nulla di più semplice, scontato e stupido. Al di sotto della chiacchiera da pianerottolo.

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