::crimini del consumismo

Quando possibile (platea nazionalpopolare), quando necessario (elezioni imminenti), gli assi della politica calano gli assi delle loro maniche: vittime del nazismo, crimini del fascismo, tragedie del comunismo, inquisizione violenta.
Il Partito Pleistocenico Italiano parla della tragedia dell’asteroide che uccise i dinosauri; l’Alleanza per la Negentropia indica il tornare a prima del big bang come unica via; il Fronte Ittico Fondamentalista ribadisce che approdare sulla terraferma fu un errore criminoso. Dopodiché, alle 18:00, tutti all’aperitivo, uniti dalle problematiche comuni: farsi rieleggere, tamponare le richieste non sempre limpidissime dei maggiori fornitori di elettori, far ridipingere la villetta di Porto Ercole.
Gli assi nelle rispettive maniche sono tali perché si può sempre definire un numero di vittime, non importa quanto approssimativo. Millemila morti nei gulag, altri millemila nei lager, e via col subbuteo zombie.

Io invece, malato di sindrome di Jules Verne, chiudo gli occhi, e vedo già un’epoca futura, nella quale un’altra generazione di uomini potrà contare le vittime del consumismo.
Archeologi del domani ne ricaveranno un numero finito, forse neanche tanto lontano dalla verità, sommando insieme i cadaveri oggigiorno oscurati. In lista ci saranno i morti del sabato sera, e tutti i loro affini; ci sarà la fetta statisticamente sfortunata dell’inquinamento di tuttitipi, quella che alla fine muore per davvero; ci saranno tutte le guerre che assicurano materie prime al primo mondo, tutte quelle che avremmo potuto evitare se avessimo ancora i 486 come processori, ma se li avessimo proprio tutti tutti; ed ancora, ed ancora…

Ma questi geniacci da film di fantascienza dei nostri avi faranno di più.
Riconosceranno e computeranno, ad esempio, le più piccole categorie sociali traviate dall’irrealtà dei valori  consumistici: le mamme che si danno per vinte per non riuscire ad accettare la mutabilità temporale di sé stesse e del proprio corpo; quelle che comprano ed usano religioni fiabesche per riuscire ad accettare la realtà; i ragazzi che credono fortemente nei valori del motore e della carrozzeria, oppure in quelli della palla e del fischietto, o ancora in quegl’altri del divertimento e dello stare insieme, e per questi muoiono.
Solo per citare i casi in evidenza ultimamente.

Ma ora no, ora non è possibile fare alcunché. Assistiamo impotenti alla sfuggente e molteplice natura delle cause di morte per consumismo.
Ora nel campo di concentramento si entra col carrello della spesa. Ed anche quando ci si va soli, da soli non si entra mai, perché abbiamo sempre il destino di qualcun’altro sul groppone.
Da qui la fine.

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