::monòtono monovoto

Ventotto. E qui potrei chiudere il discorso.

Ventotto è il voto standard agli esami della nuova università videogioco morattiana.
Già se ne scherzava con gli amici. Poi, oggi Giangi mi manda un sms da Napoli per descrivermi la sua sorpresa a caldo: all’esame, tutti avevano avuto la stessa valutazione. “Indovina quale?”.
Quella, sì.

Dico tra me e me:”É il momento di andare a far visita ad alcuni amici professori universitari, fingendo di passare di lì per caso.”. E così, mi chiudo alle spalle la porta di casa. Quando la porta si riapre, qualche oretta dopo, si concede di incorniciare così la mia espressione amara sul viso.
Il campione da me scelto è ottimo: costituito di elementi non interattivi, e di varie facoltà. La risposta è invece tragicamente unica.

La risposta può essere generalizzata così:
“<xxx>, la mia materia, è <importante/fondamentale/altro> ma ora si ha molto meno tempo per studiarla, pertanto devo limitarmi ad una infarinatura, sperando che gli studenti facciano il resto. Purtroppo, gli studenti non fanno il resto, perché hanno capito che l’esame lo passano comunque, basta  ripetersi quelle poche <pp> pagine residue, delle quali infine possiamo chiedere conto. A fine esame, tutti hanno saputo bene o male rispondere, ma nessuno, incolpevolmente, ha davvero studiata <xxx>. Quindi il voto è: ventotto; che rappresenta un esame riguardante un’avventura di Paperino disegnata da Cavazzano, ma brillantemente svolto.”
Ecco svelato il mistero del monovoto.

Bonus. Di un docente ad Ingegneria.
In Italia, abbiamo un’industria basata su tecnologia abbastanza vetusta. Laureare ingegneri scevri di buone basi tecniche, utili nel nostro caso, è quindi un suicidio occupazionale: quando le industrie importeranno gli ingegneri cinesi ed indiani, dovremo contare fino a cento prima di vomitare inutili calderolità.
Ma…non sarà proprio questo lo scopo della morattiversità?

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::la corazzata lucignolo

::giovani fighi di tutto il mondo uniteviLa sola esistenza di Lucignolo, contenitore qualunquista di figa e cose fighe per giovani, assicurerebbe un post al giorno, e su qualsiasi blog.

Personalmente, ho evitato di straparlare ad ogni lezione su come dirsi giovane, svolte con diligenza dal pruriginoso contenitore (vuoto) di Studio Aperto. Ma stasera Lucignolo non ha giocato in difesa: ha attaccato, a viso scoperto.

Come farla passare liscia?

A Bologna, al Teatro Comunale, l’iniziativa “Il cinema ritrovato” apre il 2 luglio con la proiezione de “La corazzata Potëmkin”, copia restaurata, con partitura originale dal vivo. Mica pizza e fichi, direi: potrebbe rivelarsi una chicca interessante per chiunque, cinefili e profani.

Da Italia1 mandano all’evento la solita pseudogiornalista giovane, scongelata al momento e subito consumata, accompagnata da Roberto Da Crema. E va bene, lo scrivo: “in arte, Baffo”, ok?

Partono grandi parallelismi di erronea lettura con Fantozzi, quello bello, con le intervistine strategiche ai giovani del muretto, montate veloci in stile “Le Iene”, in modo da veicolare tutto il detto ed il fatto verso una pista canzonatoria prestabilita. E non solo: il montatore riesce a fare lo stesso anche con i sobri e composti commenti dei presenti alla proiezione, all’uscita dal teatro.

Una continua presa per i fondelli, che trova il suo bersaglio naturale quando i giudizi da mondina colpiscono “la gente strana” (sic), espressione che marchia a fuoco le veloci immagini all’ingresso degli astanti più giovani, una selezione studiata della tipica popolazione studentesca con i migliori cliché pezzaindiana silvionano laniglia e manicacoprimano.

Dato che gli altri erano signori sessantenni della Bologna bene, anzi benino, gli “strani” non potevano essere che loro.

Il Lucignolo-pensiero si limita a questo, a dividere i “ragazzi che vivono prevalentemente di consumo, alimentando degnamente il mercato”, e “gli sghommmunishti cattivi, che non fanno niente e parlano parlano ma tanto li campa mammà”. Due gruppi ben distinti ed in lotta costante tra di loro (e Lucignolo ha già deciso per quale parteggiare!), senza alcuna tonalità intermedia; lettura facile per faciloni, divisione generalizzante e comoda della popolazione sotto i venticinque: noi siamo i normali, loro vogliono fare gli acculturati.

Invece, tu che omologarti vuoi, vieni anche tu nei Lucignolo’s Boys. Stiamo in gruppo, ci sentiremo più forti e più giusti, ed avremo una sola nemesi.

Il servizio successivo ha visto invece Alessia Fabiani e Mascia Ferri rompere le scatole ai calciatori a forza di tettate. Cosa che, a dispetto dei miei dubbi, in qualche modo vorrebbe rappresentare una profonda analisi dei nostri giovani, come vanterebbe il format.

Eh, come no.

::sandra bullock e la sindrome di lois lane

Lois Lane, sei una povera mentecatta, tu con tutti i colleghi del Daily Planet, se da sempre non sei minimamente fisionomista,  quanto basterebbe per riconoscere Superman in un occhialuto giornalista spesso quanto un armadio quattro stagioni.
Eppure c’è chi ha costruito una carriera, sulla sindrome di Lois Lane.

Forse sotto le morbide fattezze di Sandra Bullock, a dispetto delle sue parti sempre dolci e perbenistiche, si nasconde un’attrice istrionica e potenzialmente rivoluzionaria, una Jim Carrey in gonnella, una Robin Williams dalle labbra cremose.
Forse. Chi lo sa…
Non lo sapremo mai, se la ragazza non si scrolla di dosso tutti i film nei quali, per un miracoloso artificio in puro stile Clark Kent, nessuno la vede per quel pezzo di tutto che, bontà sua, è.
Oh, è straordinario! Tutti la snobbano, perché è triste o maschiaccio. Ma ecco, la trama necessita di un figone marziale per una missione nel mondo del cinema, o della moda, o della prostituzione, e per l’ennesima volta si ripete quel momento cenerentolesco, che ha sempre dell’improbabile: il capo si guarda in giro (“A chi lo faccio fare? A chi?”), e sceglie lei, sordo alle voci dei colleghi che la reputano un sanitario deambulante; lei si sente fuori posto, e sta lì a fare “Io? Proprio io? Ma perché? Ma come mai?”.
Dopodiché la vestono figa per farle risolvere il caso prima della mezzanotte, ora nella quale la volante si ritrasforma in una zucca, il vestito si muta in divisa e la borsetta in una Beretta. La vestono figa, e tutti la vedono sotto quest’altro aspetto, e fanno oooooh. Tra la folla, c’è anche Povia, che ha un’idea.

Qualcuno salvi Sandra Bullock dal loop spaziotempocenerentolare.

::comunicazione urbana povera 5

Altri dieci.
Ecco a voi altri dieci messaggi della città che ci parla. Alla quale, alle volte, noi non sappiamo cosa rispondere; o, peggio, indirizziamo la risposta sbagliata.
Mi scuso con voi: il mezzo a mia disposizione non riesce a farvi arrivare le opere seguenti nella loro completezza estiva, fatta di caldo, rarefazione umana, fermentazione urbana di nettezza e quant’altro.
Accontentatevi.

::la madonna dei barboni
Laddove non arriva l’Assessorato per i Beni Culturali, arriva la gente di strada.
Un antico tabernacolo pubblico per le elemosine, piazzato al lato di una chiesetta nello spigolo acuto di due vie maestre, è stato teatro di battaglia tra l’amore della Vergine ed il Dio Denaro.
Dopo lunga e resistente lotta, la Santa Madre ha avuto la meglio, grazie all’armata degli umili, l’unica ad avere i numeri per soppiantare la discutibile usanza pecuniaria.
Ora non sono più richiesti lasciti in fessura. Ma, se proprio volete, una bottiglia di vino contadino ed un pò di sigarette non andranno mai perduti, se li lascerete sotto gli occhi della Madonna.

::pat pat
Solo mai, solo non lo sei mai: la città ti parla. Anche quando sei sordo, anche se non conosci la sua lingua.
A volte, la città segue corsi di lingue per farsi capire meglio. Se proprio sei cieco e sordo ai suoi richiami, la città si piazza in soggiorno, accende la luce in scrivania, apre il vocabolario Città-Cittadino/Cittadino-Città, e comincia a cercare le parole nella tua lingua.
Pur di farsi capire. Pur di farti capire.

::scemenze della comunicazione primo anno
Imparare a comunicare da subito, come gioco. Imparare che è bello scrivere i propri pensieri esattamente quanto leggere quello degli altri.
Alla Fortezza da Basso, durante le iniziative in seno a “Nuovo e Utile”, tanti bambini hanno sperimentato la loro prima chat. Cartacea, colorata, facile, libera.
Sono stati loro a trarre il maggior vantaggio dalla bella, dispendiosa, desertica manifestazione gigliata. A parte chi s’è diviso la larga somma di denaro pubblico, ovviamente.
Per questi bimbi, scrivere le prime scemenzuole sulla grande lavagna è stata una grande scoperta; per gli altri, scrivere e dire le solite scemenzuole è stato un grande colpo alle casse locali.
I lupetti della comunicazione contrapposti ai Lupin della comunicazione.

::elementi di dieta estiva
Dice la televisione che la “prova costume”, una usanza estiva preesistente l’uso del fuoco che è giusto ricordare periodicamente, necessita di sacrifici dietetici da malattia mentale. Seguendo quindi i Grandi Crismi della religione MTV, è bene vagliare i cibi papabili per un corretto allineamento estivo alla massa, da quelli che potrebbero pericolosamente distinguerti, per poi finire tristemente esclusa come gli ultimi umani de “L’invasione degli Ultracorpi”.
Iniziamo quindi dalle fondamenta: la televisione ed i giornali non sanno più come dirti che in vacanza d’estate l’amore non è cibo per i tuoi denti! É normale invece accoppiarsi con gente sempre nuova, e tu non devi essere da meno, trombo ergo sum! Insomma, ma quanti servizi di Studio Aperto sui tradimenti in vacanza dobbiamo ancora darti? Quanti reportage riciclati sul tettimanale Panorama ti servono ancora? Quanti teleromanzi rosa e telefilm gggiovani dobbiamo farti vedere per schiaffarti in testa che l’amore va consumato in fretta, buttato e poi riacquistato, come qualsiasi altro stramaledetto oggetto?

::pronti alla recessione
Tzè! Ci fa un baffo la recessione a noi!
Il calo dei consumi, il rallentamento dell’economia, la dipendenza dal petrolio… Non c’è mica da temere alcunché. Specie quando già possediamo da tempo le infrastrutture necessarie a resistere ai tempi duri che si avvicinano senza che nessuno faccia niente di niente. Anche perché ognuno di quelli che potrebbero far qualcosa avrà una sua personale Hammamet per i tempi bui, i cavoli sono per chi resta!
Ed eccola qui, una testimonianza tangibile della prevenzione proverbiale alla recessione, presente da sempre nella nostra cultura. Il prossimo ministro dell’industria che si occuperà di energia sarà il fantasma di Tina Pica:”Passeggero che passi per questo rione: guarda Maria! E recita un’orazione!”.

::defantozzizzatevi!
Fantozzi! E la smetti di essere la solita merrrdaccia!
Ma insomma, Fantozzi, si dii una possibilità! Si facci valere! Sia giovane! Fantozzi, ma non vede come è triste il lavoro che fa? Anche dal nome:”Ufficio Sinistri”. Ma su, ma come si può! Forza Fantozzi, prendi un cane rabbioso, si metti in divisa da punkabbestia secondo tutte le regole del mercato: qualche catenaccio firmato come portachiave ed una bella chioma rasta al centro e ben rasata ai lati eseguita da un parrucchiere alla moda!
Ma diamine ragioniere! Ma non lo sa che oggigiorno la donna vuole sentire il puzzo selvaggio dell’alcool quando fa bessshtialmente l’amore sulle panchine delle stazioni? La donna vuole un uomo violennnto, che la malmeni, che la faccia prostituire per procurarsi i soldi per l’eroina ed il turno al metadone!
Su Fantozzi, si sbrighi, la porto io a fare il piercing alla cappella, venghi, le piacerà!

::frasario aperto per ipoglotti
Qualcuno dovrebbe prendersi la briga di compilare una classifica credibile delle cento frasi tratte da testi di canzoni più trascritte sui diari delle liceali malinconiche, più riportate sui muri, più adottate come vere basi esistenziali.
Per quanto riguarda le scritte sui muri, la trascrizione di una frase non propria è l’esempio più triste di omologazione del pensiero, la disfatta sotto ogni punto di vista della funzione stessa alla quale l’immenso diapason urbano potrebbe assolvere. Diffidate di chi si giustifica plaudendo all’autore originale, quale geniale condensatore di idee in verità proprie e personali. In questo caso, siamo semplicemente di fronte all’offensiva di media dittatoriali contro un lontano cugino libero e virtualmente inattaccabile.
Proprio come la rete, ad esempio.

::calarsi catarsi
Figlia di una mente della quale è difficile pensare non fosse obnubilata da gradevoli sostanze psicotrope, questa frase è apparsa dalla sera alla mattina nel più angusto dei vicoletti d’Oltrarno. Talmente angusto da offrire all’incauto relatore non pochi problemi nella ricerca di uno scatto d’insieme.
La pur ridicola mancanza grammaticale nulla toglie alla potenza immaginifica della scritta: diciamo no al mondo composito, all’universo materiale, anche a noi stessi ed a questa magnifica cazzata testé formulata. Lo diciamo almeno fino a quando tornerà il nostro amico, a portarci nuove regalìe lisergiche, grazie alle quali motiveremo il nostro fuorisedismo universitario, facendo un esame qui e là giusto per far contenta mammà, per farle dire in paese:”U figghiu miu ha fatt’tria esami chistu mese, ha pigghiat dui trenda e nu vinticing!”.
Povera mammà, pensare che di regola di esami morattiani così doveva vederne nove, e quei tre sono stati studiati in tre giorni, e risolti con lo scritto a risposta multipla. Passa sta canna, và…

::mettiamo un paletto alla nostra storia
Ilare campione di scritta spaziotemporale: dai, su, il ragazzo c’ha ripensato, magari la cosa ha funzionato maluccio, e così ha ben pensato, da brava personcina qual è, di rimettere a posto tutto. Ma tutto tutto! Anche quel desiderio urlato sulla fredda pietra col pennarello nero, desiderio al quale evidentemente lui aveva dato una certa importanza.
Anche per tamponare l’eventualità di una pedante richiesta della nuova fiamma:”Ma non è la tua scrittura questa? E chi sarebbe questa Chiara? E lo sa qualcun altro oltre te e me? E allora cancella o correggi!”.

::popolo di senzadio
Sì, Cristo si era fermato ad Eboli.
Ma qualcosa, al limitare del territorio della città campana, suggerisce quanto sarebbe sgradita una seconda visita della celebre figura religiosa. Durante il soggiorno ebolitano, Cristo non deve essersi fatto amare molto, e, a giudicare dall’allegria che la foto esprime, si può capire il perché.
L’assessore locale, geniale ideatore della trappola per figli di dio, è il dottor Wile Eugene Coyote.