::e allora fiction?

In molti c’hanno provato, e non c’è ancora riuscito nessuno.

Nessuno è mai riuscito nell’intento di descrivere la vera vita del fuorisede.
Al cinema, è tutto un turbinio di copule, canne e situazioni estreme praticamente quotidiane, tutte le abitazioni sono centri sociali permanenti aperti 24/7; fresche bugie per adescare le annine di tutte le Ragusa e di tutte le Tione d’Italia. In televisione, viceversa, tutti i protagonisti sono fighissimi, firmatissimi, studiano per 3 minuti al giorno in attesa del sicuro lavoro postlaurea, ed hanno case immense, corredate del meglio in circolazione; le feste sono praticamente organizzate dal MOIGE, ed i partecipanti sono piatti davanti come le bambole.

Ad oggi, si può estrapolare l’unica descrizione veritiera del fuorisedismo d’ogni dove, nel bel filmetto di Lucio Pellegrini “E allora mambo!“.
Ognuno di noi ha un set di film che riguarda periodicamente col piacere della prima volta. Nel mio caso, uno di questi è “E allora mambo!”, non solo per l’arguta sinossi, non certo per il tradizionale carosello degli equivoci. Lo riguardo volentieri perché è ben accessoriato di particolari fuorisedistici molto realistici: si va dalla superficialità di certe moine che vogliono essere originali, agli ambienti angusti e mal strutturati offerti dagli sciacalli affittacamere; dalle stoviglie sporche accumulatesi in giorni, alla nullafacenza creativa che i genitori non sospetteranno mai; dalle feste “co’ttande candele n’aa penombra”, alle tortuosità decisionali farlocche per accettare in modo alternativo e gggiovane le più tradizionali delle situazioni.

Maddalena Maggi, bella e brava, descrive la più splendida e credibile delle calabrolese(*), corredata com’è di mossette studiate, velleità artistiche e genitori latifondisti (il suo successo finale sul lavoro è un regalo del regista solo per ribadire il triste traguardo di Stefano, il protagonista). Lo stesso Stefano/Rubens è sempre padrone dei meccanismi pregiudiziali per compiacerla, siano essi di natura pseudopolitica, similartistica o fessacchiottosentimentale. Ed ovviamente, la cosa funziona, sempre e regolarmente.

Il mio è un accorato appello rivolto alla potente lobby blogosferica dei gggiovani autori televisivi. Badate bene! Il primo che arriverà a realizzare qualcosa del genere, prende tutto il malloppo! Pensateci.

(*): il termine calabrolesa non si riferisce assolutamente agli abitanti della regione Calabria, bensì ad uno stato mentale generico, valido per soggetti di provenienza varia; l’etimologia di tale parola si basa semplicemente sull’alta percentuale di studenti fuorisede calabresi riscontrabile in anni precedenti, effetto di una certa mancanza di strutture “illo tempore”; so che questo non mi salverà dalle critiche dei delatori tra di voi più sanguigni, ma almeno ci avrò provato.

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23 thoughts on “::e allora fiction?

  1. Parafrasando Moretti dovrei dirti
    “Ma come parli Kekule?”

    Ma trovo più ficcante dirti:

    “Ma che fai parli come Pupo? Vergogna ;-P”

    Questo film era veramente delizioso.

    Un saluto.

    Rob.

  2. Cavolo, ti ho commentato il post su Franco Boni e mi sono accorto che è di un anno fà, nulla, comunque bravo, bravissimo.

    P.S. Sono un Fisico, ho letto qualche insinuazione sulla nostra genìa……

  3. Ah il termine “Calabrolesa”… lo appresi per la prima volta dal caro Giangi (non preoccuparti, non ha omesso di citare la fonte)… il termine è ‘na genialata, i miei complimentoni!

    Emanuele

  4. albatross:ehm eehmmm gnemmmm…ma dimmi tu se i personacci ultrafisici tu li hai visti o meno. Secondo me li hai viiisti li hai viiisti… 😉
    Eeeeeeil grande kinderisssmo eh! Eeeerendi il tuo uovo eeeedi pasqua eeeegrande protagonista del novecento eh!
    Eeeemica piripicchio!

  5. Cosa sarebbe Thione? Associato a Ragusa, sembrerebbe una città, ma su Google non ne trovo traccia. Non è che invece ti riferisci a Thiene (VI), mio paese di nascita, fra l’altro?

  6. beh, anche PAZ è una caratterizzazione niente male (parodia, ma non troppo) della bologna dei fuorisede …..
    Su “E allora mambo” sono ultrad’accordo …si fonda un fan club!?

  7. Sì, mi associo a PabloOffline, Paz rende bene l’idea della casa di studenti (anche se d’altri tempi), e poi è un film che mi è piaciuto un casino… Allora mambo non l’ho visto, mi affitterò la cassetta e poi ti dico…

  8. Penso che il film “Paz!” sia uno sciapo collage di pezzi “pazienti”, con un simpaticissimo Max Mazzotta che alla fine ti fa capire che non hai buttato due ore.
    La descrizione di fuorisedismo che fa Pazienza è una deformazione paranoica dovuta alla degenerazione finale della contestazione, si sente già il puzzo degli anni ’80 dietro l’angolo. É un lavoro splendido, ma, appunto, è una deformazione.

  9. eeeeee, amici, vi devo dire che non li ho visti quei tipi ultrafisici (non dal punto di vista fisico) di cui sopra eeeeee, forse che sono uno di loro?

    P.S. Quanti cancheri avranno pregato al povero Arman, tutte le volte dicono che potrebbe lasciarci da un giorno all’altro, e quando avremo quella notizia le sue opere varranno 10, 20, 30 volte!

  10. albatross:ommadonna, anche il celeberrimo ssssccciclo delle sssscceeentomila sssccccenerentole? Ma è spaventoso!
    Strano tu non abbia mai visto i superfisici, quelli straappassionati di Feynman, Adams, Frankenstein Jr., Linux e compagnia cantando, senza mezzi termini ed in guerra continua con gli oppositori di tutto questo…almeno fin quando dura l’università: poiii…

  11. medo:eh no, mi sa che mi fermo alla disoccupazione, infatti, lo ribadisco, alla televisione ci devono pensare gli altri.
    Benvenuto medo, arrivederci medo.

  12. Un paio di anni fa c’è stata “Stiamo bene insieme”, miniserie in dieci puntate su Rai Uno, ambientata nel mondo dei fuori sede de “La sapienza”. Niente di eccezionale, ma non male, secondo me. Ebbe anche un buon successo.
    Prova a recuperarla.
    In linea generale, sono poche le fiction sugli studenti universitari perché quella fascia d’età è quella che guarda meno la televisione. Manca il target, dunque…

  13. marcusdaly:lo ricordo purtroppo, e proprio a quella miniserie pensavo, mentre scrivevo il post. Nonostante la collaborazione con quattro sceneggiatori ancora studenti, l’edulcorazione perbenista della vita fuorisede raggiunge livelli siderali: dimensioni dell’abitabile, frequenza di rotazione di vestitini griffati, igiene da colf di mammà, problematiche effettivamente molto più vicine ad un paraculato locale che ad un fuorisede autentico.
    Non è un cattivo giudizio del lavoro, non è neanche un giudizio buon del lavoro, non è un giudizio del lavoro. È solo esser coscienti che quella, ancora una volta, non è manco de striscio la vita del fuorisede, bensì è la versione sulla quale ci piace fantasticare.

  14. Vi ricordate di Zanardi 33? Sembrava un telefilm su una high school americana.

    Se vi è piaciuto Paz non potete sottrarvi all’acquisto de Le avventure di Penthotal di Andrea Pazienza. Le migliori scene sono tratte da quella raccolta di fumetti. Non ho mai visto lo spirito di una generazione rappresentato in modo più vivo.

    [spam scuse=”non lo faccio più!”]
    A parte ovviamente questo nuovissimo blog di vignette umoristiche!
    [/spam]

  15. Pingback: ::vile agguato italiota | pastaaltonno

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