::blue skied an’clear/aa.vv.

La portata di libri letti e musica ascoltata, aumenta proporzionalmente all’inesorabile approssimarsi della fine delle vacanze. Forse perché il sospetto che riprendere il lavoro mangerà i polpacci al nostro tempo libero, è un mostro che si palesa puntuale allo scadere dell’estate.
È in questo frangente che ho scoperto di avere un cd in sospeso da quasi tre anni!
Tra tutti, mi interessa spendere due parole su questo.

Pubblicato nel 2002, “Blue Skied an’Clear” è la compilation con la quale l’amata Morr Music ha festeggiato il traguardo della trentesima release. Quindi lo fa glorificando Neil Halstead e gli Slowdive, quando indirettamente e quando palesemente. Accendono le candeline sull’altare, gli esponenti di punta di quell’eterogeneo mare di glitch, click’n’cuts, folktronica, retronica e minimale, che è rotta preferenziale per la casa discografica tedesca.

Inutile stare a tediarvi, parliamoci chiaro: è un doppio cd davvero notevole Un disco per le cover dirette, l’altro per i pezzi d’ispirazione. Qualche traccia la trovate qui sul mio blog, in blogradio2.0.
All’inizio, non lo nego, mi è sorto il terribile sospetto che “Blue Skied an’Clear” fosse un triste contenitore di scartine dei vari autori. Passato all’ascolto, mi son dovuto rimangiare tutti i frutti del pregiudizio: gli artisti coinvolti si sono impegnati al loro massimo, togliendosi di bocca uno o due brani che avrebbero fatto la loro fortuna, una volta inseriti nei rispettivi album.
I Lali Puna partecipano con una sola cover, quella di 40 days, ma basta ed avanza! Bernhard Fleischmann è originale e piacevolmente riconoscibile come sempre, ma quando offre il suo riarrangiamento di Here she comes alla voce di Mrs. John Soda, diventa a dir poco spettacolare. Perdipiù, i molto meno conosciuti Skanfrom si cimentano sullo stesso brano, e non sfigurano per nulla!  Anche i Solvent vantano una inattesa duttilità; mentre invece, gli Styrofoam, dai quali ci si aspetta una maggiore affinità con gli originali degli Slowdive, rompono gli schemi nel secondo brano, affogando lo shoegazing più malinconico in una fitta rete di puntuto bleepnoising. Non mancano i Mùm, che rifanno Gun Machine alla massima dolcezza, anticipando quella sopraggiunta debolezza che sarà poi la dibattuta caratteristica dell’ultimo album. I Limp non sono la mia tazza di tè, ma vi assicuro che si fanno comunque notare. I Komëit si distinguono con due brani di dolcezza eterea, tra l’altro sfidando i Solvent sul campo di When the Sun Hits.

Ma ora parliamo delle cose belle parecchio: un monolitico capisaldo, più due sorpresone. Arrivano gli ISAN, e davvero non ce n’è per nessuno: il vocode assoluto di Waves, immerso nei riverberi glitch, non si può né dimenticare né tralasciare; il pezzo ispirato, My Last Journey, ha davvero qualcosa di riconducibile al suono dell’ultimo album (1995) degli Slowdive. Le sorprese arrivano con i Manual e Ulrich Schnauss. Ma chi sono? Sono bravissimi, urge recupero totale almeno dei lavori più celebrati! In particolare, ai primi tocca l’importante incombenza del brano che dà il titolo alla raccolta, ed il risultato è paradisiaco.

Vabbè, qui si supera il limite massimo di lunghezza affrontabile per un post. Zompo a pie’pari gli altri partecipanti (Future3, Icebreaker, Populous, Hermann&Kleine, Guitar), e chiudo dicendo che “Blue Skied an’Clear” è una release difficilmente glissabile, ed un acquisto doveroso per chi apprezza il genere.
La Morr pesca dal miglior passato prossimo della scena musicale, per lanciarsi verso quella che in futuro lo diverrà. E lo fa con classe invidiabile.

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5 thoughts on “::blue skied an’clear/aa.vv.

  1. albatross: sì, come puoi leggere nel post, ho inserito un po’ (tre per la precisione) delle tracce della raccolta nel mio blogradio2.0 (che trovi nella colonna di destra, un po’ più in basso).
    L’ho fatto anche in altri casi, tanto che ora ho un bel po’ di bei brani, di cui anche tu puoi usufruire all’occorrenza.
    tottichapo: nel tuo caso, poi, non si parla di polpacci, ma di spalle!

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