::rumori sommessi di implosione del consumismo

Mentre le crepe della realtà ramificano sempre più nell’economia ottimistica del consumismo dopato, sorge la necessità di fare argine contro questa involuzione inaspettata.

Obiettivo principale: il nucleo familiare di nuova fattura, quello coi genitori condizionati dall’esser stati giovani negli ’80. Padri videogiocatori e mariti vascorossisti, mamme da spogliarello d’ottomarzo e mogli estetisticizzate. E figli degni dell’andazzo.

Anche se le vacanze ed il mutuo sono pagati dai risparmi dei genitori ormai nonni, l’ideale del benessere consumistico delle nuove famiglie necessita continua decurtazione di spese indispensabili. In questi tempi duri, l’acconto dell’acquisto di una moto, o di un home theatre, o della macchina subitanea al figlio diciottenne, giustificano addirittura il taglio della qualità degli alimenti, che sarebbe invece sacrosanto indice di qualità della vita.

La Plasmon se n’è accorta.

Vittima prima di tale rigurgito di mercato è il settore alimenti d’uso dedicato, e la storica azienda, ora cellula della multinazionale Heinz, sa di essere la prima nel mirino, vantando una diversificazione quasi maniacale di un prodotto sostanzialmente semplice, da giustificare con una ricerchetta scientifica qua ed una cavolatina del nutrizionista là.

Basta osservare gli scaffali di un qualunque supermercato, per notare il vuoto nel comparto dei biscotti sfusi, quelli generalmente presentati col marchio del supermercato stesso, che costano millemila euro in meno degli equivalenti di marca. E certo, non ci si aspetta mica che il pupo si alzi in piedi, carichi una presentazione sul laptop di papà (comprato con un prestito dei tanti che girano) e giustifichi le sue eventuali lamentele alla madre, mediante significativi istogrammi sulle calorie contenute! È piccolo, manco trattiene la saliva, figurati se si può difendere a parole!

Così, per la salvezza delle proprie vendite, la Plasmon è costretta a demonizzare il cattivo biscotto ignoto, reo di avere il doppio dei grassi, ma senza dirci se ciò rappresenta un male o no, e senza buttarsi in fighissime delucidazioni riguardo grassi di natura e fruizione differenti. Però la mamma dall’ombelico scoperto, potrebbe riconoscere ottusamente il binomio alimento-grassi quale belzebù cattivo, santificando così il taumaturgico effetto del biscotto adatto al bambino.

Questo è solo l’inizio. Più avanti, si dirà che l’economia cinese ha intaccato il nostro mercato, suggerendo l’acquisto delle dodici uova normali, invece che delle sei uova fighe.

Balle, si tratta di fallimento dall’interno.

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10 thoughts on “::rumori sommessi di implosione del consumismo

  1. Adesso che me lo fai notare, sono eoni che non compro biscotti super-marcati. Per il semplice fatto che in famiglia l’unica a consumare biscotti, ogni morte di papa, sono io, e per la colazione vanno benissimo quelli piu’ popolani, da pucciare nel latte.
    Però una cosa da dire c’è: i Plasmon, che facciano o non facciano bene, sono buonerrimi ancora oggi, a 27anni suonati! ;D

    minty

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