::il castello errante di howl

Frutto dell’ennesima bugia del maestro Miyazaki riguardo il suo pensionamento dall’universo dell’animazione, questo lungometraggio inghirlanda il premio veneziano alla carriera, consegnato tra i silenzi e l’ignoranza di una stampa italiana sempre più buzzurra e caciarona.

Sin dall’inizio del film, il richiamo ad un’altra opera del regista è fortissimo: l’ambientazione della storia è pressoché identica a quella di “Kiki consegne a domicilio“: una cittadina simileuropea, tecnologie vittoriane, in un’insalata poliglotta di manifesti logori ed insegne di negozi. I ricchi fondali “à la Kiki” sono arricchiti da un morbido scorrimento a parallasse totale, di grande effetto.
In quanto protagonista assoluto, il castello vanta i risultati notevoli di un lavoro davvero imponente, un vero piacere per gli occhi, ma niente di così chiassoso e sovrabbondante da rientrare nella categoria tipica dei nippoapocalittici come Otomo.

È una questione tra differenti “Alice nel qualcosa di qualcuno”.
La piccola Chihiro di “Spirited away” è una Alice della prima maturazione, si muove in un mondo sovrappopolato da personaggi così diversi, con i quali imparare ad interagire in maniera sempre differente, in un contesto di responsabilizzazione repentina. Ciò comporta una narrazione abbastanza lineare.
In questo film, invece, Alice va alla guerra per liberare sé stessa ed i suoi compagni (più Dorothy che Alice, quindi), dalle rispettive maledizioni. Ma c’è ben poco da spiegare, e spesso sta all’attenzione ed alla sensibilità dello spettatore completare le parti volutamente mancanti in scena. Quale effetto collaterale di ciò, se andate al cinema con un amico/a od un compagno/a non particolarmente brillanti, preparatevi a rispondere ad una pioggia di interrogativi irrisolti, almeno per lui/lei. La magia di questo film sta tutta lì, nel raccontare i sentimenti di un atipico nucleo familiare, mediante un crescendo onirico; l’evento bellico di sottofondo nasconde un più drammatico conflitto stregonesco, che ha luogo su un piano parallelo occulto di scala ben maggiore, nel quale la favola prende vita secondo percorsi logici più oscuri e tortuosi di quelli del mondo reale. È questa caratteristica a rapire il tuo bambino interiore!
Howl è un personaggio davvero atipico ed imprevedibile: presentato dapprima come il Bello della faccenda, perde ben presto patina, mostrando una personalità sfaccettata che vira dal guerriero al buontempone. Eppure, non si sovrappone mai alla protagonista, non la oscura mai, senza perdere in mordente.

Solo Hayao Miyazaki poteva rendere tridimensionale una piatta novella per ragazzi ricca di buoni spunti. Tanto vi basti per non farlo mancare nel vostro carnet cinematografico.

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14 thoughts on “::il castello errante di howl

  1. Sono abbastanza d’accordo con te… però bisogna dire che Il Castello Errante non è Spirted Away, intendiamoci, restan un gran bel film, ma mi ha dato l’impressione che il buon Hayao abbia accelerato un po’ troppo i tempi verso la fine, facendo lo sbrigativo sul finale. Non ha dato anche a te questa impressione? (Cmq sempre viva Miyazaki… piccola curiosità, ultimamente, a distanza di 10 anni circa, ho rivisto “Lupin III e il Castello di Cagliostro di Miyazaki”, e mi sono incazzato come che… quasi 25 anni fa nel Paese del Sol Levante erano già a livelli ESAGERATISSIMI. Qui la gente se pensa all’animazione di qualità pensa ancora a Disney (in cronica crisi di idee) o, nella migliore delle ipotesi, a Bozzetto e al Dottor Rossi… Nazionalismo di maniera e provincialismo elevato alla goziliardesima potenza).

  2. spilluzzicando:ti ringrazio per i complimenti, li metto da parte se le qualità che ti sono piaciute dovessero stocasticamente scemare.
    anonimo82.50.28.66:sei Emanuele? Probabilmente scrivi dall’università, perché il tuo IP cambia in continuazione…
    Sì, alla fine tutto si risolve volutamente bene ed in fretta, come quando la mamma ti leggeva le favole, e dopo esserti divertito ad ascoltare il fatto in sé, chiudeva in mezza frase come già ti aspettavi. È stato così palesemente veloce, da eliminare l’imbarazzo del lieto fine, mi ha fatto piacere.
    Anch’io ho approfittato dell’offerta in edicola da 5,90€ di Cagliostro no Shiroo, e l’ho rivisto con una platea di bambini a bocca aperta! Ma non essere troppo cattivo con gli autori italiani, che, in un Paese con tanti ostacoli da superare, hanno saputo dare il massimo, con i mediometraggi di Bozzetto e le collaborazioni miyazakiane di Pagot. Immagina che in Germania, il Signor Rossi (no, non era dottore) è ancora oggi il personaggio più conosciuto.

  3. comunque non è un film per adulti. è per bambini. infatti alla multisala, dico quella di fianco al centro commerciale, lo proiettano solo di pomeriggio.
    al contrario, madagascar ha solo spettacoli serali.

  4. Il film poteva reggere anche per i bambini… il problema è che, lo dico con la tristezza del cuore, aveva dei buchi troppo grandi nella trama, nella caratterizzazione e nella regia.
    Certo, non posso dire che sia una schifezza, ma non mi sembra riuscito come La principessa mononoke o La Città incantanta e tantomeno rispetto a Totoro.

  5. Dissento da quasiblu: se programmato di pomeriggio non è detto che sia per bambini. Forse il padrone del cinema lo percepisce così e lo programma al pomeriggio, ma non sono sicuro che il Maestro lo abbia pensato per bambini.

    Forse mi sbaglio ma ricordo solo che Mononoke fu tolto quasi immediatamente dalle sale perché i genitori, alle prime scene, uscivano trascinandosi dietro i pargoli e urlando allo scandalo.

    Sbaglierò, ma il vero scandalo è ben altro.

    Detto questo, concordo con il giudizio di Franceschiello.

    Emanuelito

  6. emanuelito:son d’accordo con te, ma avevo letto il commento di quasiblu come ironico…
    Franceschiello eeenon sbaglia maai! Eeeeemai eh! Scccentoventuno per novantassssscinque: capolavoro assoluto eh!

  7. In Italia qualunque cartone animato o fumetto è per bambini. Mia madre quando guardo i Simpson mi dà un buffetto.

    Il castello errante di Howl è un gran film. Anche se La città incantata è più affascinante (sarà per l’ambientazione esotica, per un europeo).

    game

  8. mhà, a me sembra molto sopravvalutato..ho amato spirited away/la città incantata per la sua leggerezza e insieme incisività, qui ho trovato soltanto il solito polpettone no-global non fate la guerra fate l’amore, volemose + bbene!

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