::venti anni e sentirli tutti

Nell’aprile di quest’anno, cade il ventennale di una rivista specialistica, una pubblicazione da tutti considerata letteralmente la responsabile di un intero passaggio evolutivo nel campo dell’intrattenimento elettronico. Nell’aprile del 1985, vedeva la luce Zzap!64.
A vent’anni dall’inizio di un’era dell’avanzata videoludica, ecco uscire, prima in formato cartaceo e poi in quello digitale, il numero 108, o meglio “the DEF tribute”. Potete consultarlo e scaricarlo in singole jpg, o come pdf in bassa e media risoluzione.

Zzap!64 (e la sua consorella italiana Zzap!, che selezionava il meglio dell’originale, ed aggiungeva qualcosa selfmade), arrivò in un momento in cui il mercato videoludico subiva la sua stessa ignoranza: grandi paghe ai programmatori, ma supermercati zeppi di giochi abbastanza scandalosi, stavano uccidendo il settore degli home computer (clamoroso fu il fallimento della Imagine).
Stavolta però, i redattori non erano giornalisti con velleità videogiochistiche, ma esperti videogiocatori dimesticati alla scrittura, con nozioni di coding grafica suono. Questa caratteristica, unita ad un completo sistema di giudizio, un layout particolarmente accattivante e ad un linguaggio diretto e “protogeek”, fece ben presto di Zzap!64 la nuova bibbia videoludica: per i giocatori, che non avrebbero più subìto costose soprese negative all’acquisto; per i commercianti, che presero a stilare la lista di magazzino in base ai voti della rivista; per i programmatori, che cominciarono a capire cosa poteva essere pubblicato e cosa non poteva essere vomitato o riciclato.

Prima dell’avvento di Zzap!64, e dopo la sua morte sino ai giorni nostri, una produzione mediocre o addirittura cattiva non era screditata a dovere. Al tempo, la causa era l’ignoranza della macchina e la poca concorrenza; oggigiorno lo sono l’omologazione di mercato e l’accondiscendenza strategica del prodotto. Nel peggiore dei casi, gli si faceva, e gli si fa, tò tò sulla manina, votazione incolore, e poi lo si manda nel bancone del venditore.
Oggi invece sappiamo chi ringraziare, e per la diversificazione dei generi e per il livello di complessità ai quali siamo bene o male arrivati: caso primo in assoluto, le stroncature dei ragazzi di Ludlow erano davvero senz’appello, motivatissime, nessuna pietà; e quando c’erano i presupposti per sparare i botti, venivano sparati perché c’era un’occasione veramente speciale, non perché la Nvidia rilascia nuovi driver migliorando così l’ennesimo doom che dura dieci giorni.
Frasi memorabili quali “Ventidue tozzi gobbi zoppicanti in un campo di calcio con problemi sismici mentre una selezione di pixel pretende di essere una folla di spettatori” (Zzap!, 03/25, recensione di “World Cup Carnival”), sono di quelle che ti troncano le gambine, ma dicono ai produttori di pensarci su la prossima volta. Scelte coraggiose come quella di assegnare il massimo riconoscimento ma senza pagella, per il videogioco troppo innovativo per essere giudicato secondo meri parametri tecnici (Zzap!, 07/16-17-18, recensione di “The Sentinel”), fanno da pietra miliare per ciò che verrà.

Prima di Zzap!64, i redattori interagivano con le software house mediante comunicazioni ufficiali. Fu un’idea della redazione di Ludlow, quella di andare in barca con i programmatori, a bere con i musicisti, in sala giochi con i grafici. Furono pubblicati i diari dei coder durante la stesura di un gioco, testi di massimo interesse ed utilità per chi si avvicinava al mondo della produzione videoludica in termini tecnici. Pochi mesi, e gli appassionati potevano idolatrare delle persone in carne ed ossa, non un’incognita accoppiata nome-cognome.

Quanto dev’essere fuori posto una rivista com’era quella, al giorno d’oggi, nell’epoca del videogioco librogame autogiocantesi ed autorisolventesi, nell’era di chi parla di videogioco a livello universitario, senza avere idea di come programmare un raster splitting. Venti anni e sentirli tutti.
Meglio così. Zzap!64 è morto, lunga vita a Zzap!64, lunga agonia alla qualità videoludica.

Annunci

11 thoughts on “::venti anni e sentirli tutti

  1. Ricordo che quando zzap chiuse (era il numero di dicembre del 92…poi sarebbe continuato un limbo di un anno all’incirca su TGM) piansi.

    Che devo dire. Una pietra miliare. Non c’è da dire altro

    Emanuele

  2. Memorabili i pesci d’aprile… bellissimo il seguito di Zack McCracken con tanto di immagini appositamente realizzate. La mia collezione completa di Zzap! (versione italiana) è andata perduta durante l’ultimo trasloco… ricordo ancora la corsa all’edicola e la relativa guerra (arrivavano 5 copie in tutta la città, in edicole random)… Poi venne TGM (dove per un po’ ho scritto anche io, finché c’era l’Amiga). 😉

  3. Io però lo detestavo, quello stile gigioneggiante – pseudoumoristico col quale erano scritte certe recensioni. Faceva venir voglia di andare a cercare l’autore e costringerlo a inghiottire la tastiera.

  4. già, ma quando quelle recensioni cominciarono ad apparire (legate solo ad alcuni discutibili redattori), Zzap! era già in declino.
    Prima di allora uno spettacolo pazzesco di professionalità. I Moody’s degli 8 bit.

  5. Io quello stile “gigioneggiante” semplicemente lo ADORAVO!! I videogiocatori “seri”, ma così seri da permettersi il lusso di non prendersi sul serio ma manco un pochino! E poi l’alternativa (almeno quella più blasonata) era K!! Una recensione di kappa era come mangiare un mattone. PERFETTA, PRECISA, NON SGARRAVA, aveva le curve della longevità…. PERO’ DUPAAAAAAALLLEEEEE!

  6. Le riviste di una volta erano diverse perché il mondo videoludico di una volta era diverso. Zzap, come K, ma anche TGM e CVG nei loro momenti migliori, erano riviste calibrate su una dimensione produttiva ancora artigianale. Nel momento in cui la macchina su cui puntare diventò il Pc, la Ps1 dettò le regole per le console, e conseguentemente il baricentro si spostò dall’Inghilterra agli Usa, qualcosa cambiò per sempre; anche tra il pubblico. Mi sono imbattuto per caso nella recensione di un gioco di Archer MacLean per PSP: il sito lo giudica da 8, i lettori da 6,4. Sic transit gloria mundi.

  7. No, ragazzi, è bellissimo quello che avete tirato fuori… io ci sono cresciuto con Zzap!, mi facevo le migliori risate, e sono d’accordo: K era noiosissimo!
    Comunque qualche pezzo di redazione è ancora in giro: vi ricordate “il Filosofo”, alias MBF, al secolo Matteo Bittanti? Beh, oggi scrive su “Duellanti”, una rivista di cinema…

  8. anonimo151.44.80.158:ma guarda, a me K piaceva, ma si parla di una rivista di anni dopo!
    Matteo Bittanti al momento è docente di qualcosologia alla UILM, si è laureato con un’interessante tesi sui videogiochi nel cinema, e, insomma, è uno dei pochi che ne ha fatto mestiere, pane e companatico.
    Cerca il suo blog.

Una forchettata di commento?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...