::ioar altimeit femnist inglisc ticciaaah

Anselma Dell’Olio, di origini californiane, figlia di un pugliese e di una ebrea americana (fatality combo!), la si può definire in tanti modi: femminista, ex femminista, neofemminista, neocon femminista, scrittrice, traduttrice, giornalista, critico cinematografico. Giù giù, sino al più brutale “moglie di Giuliano Ferrara” (e lei scrive sul Foglio, ma va?), col quale condivide la passione dello zompicchiare all’occasione da un gruppo ideologico ad un altro che si oppone al precedente: come non citare l’intervento conflittuale e scissionista col quale fece scalpore a New York, nel maggio del ’70, al secondo Congresso per l’Unione delle Donne?

Le millemila cosucce, e mondane e culturali, nelle quali la signora Dell’Olio è impelagata, sono la testimonianza del suo vero ruolo: lei è l’apprezzato anello mancante tra il femminismo più convinto ed il conservatorismo più blindato. La bionda virago, di macho non ha solo la voce, ma anche le radicali prese di posizione. L’effetto risultante è quello di un motivato e soddisfacente spodestamento del baricentro femminista da una localizzazione politica troppo scontata. Il tutto, in una lussuosa confezione per serate, salotti, trasmissioni tv, un cadeau per le first ladies alla ricerca di un tunnel segreto tra l’esser “moglie di” e la parità dei diritti.
Ma non voglio tediarvi con queste brutture. Anzi, dai, diciamo anche alcune cose belle della Dell’Olio. Ad, esempio, che ieri notte era in onda nel programma di Gigi Marzullo “Cinematografo” in veste di critico. Indossava una semplice t-shirt attillata bianca e celeste, ed era fi-ghis-si-ma!

La caratteristica davvero irresistibile di questa giovannadarco a stelle e strisce è il virus dell’anglista.
La signora Selma non ce la fa, proprio non riesce a reprimere, o almeno ad attutire, la pastosa conseguenza fonetica delle sue origini: ad ogni nome e cognome anglosassoni, ad ogni titolo originale del film, il viso la trachea il palato si torcono a produrre la pronuncia più inutilmente corretta possibile.
Parlarne non rende, la cosa va vista ed ascoltata, al fine di poterne godere l’esilarante risultato. Lo ribadisco, la pronuncia è correttissima, e ci mancherebbe! Ma è proprio l’irrinunciabilità del gesto atletico che scatena, involontariamente, ilarità e mimica adulterata; come un tè bevuto a mignolo alzato.

Ho sempre sogghignato di mia cugina, laureata in lingue, che faceva finta di non capire se non pronunciavi la parola inglese con la corretta inflessione anglofona fasulla; al secondo tentativo proferiva un “Aaah!”, seguito da una versione anglopartenopea della stessa, e per companatico un’espressione da libro Cuore.
Chi invece con l’inglese ci traffica parecchio, specie per lavoro, lo usa con inflessione sobriamente italiana, senza inutili fronzoli ed inaspettatamente gradita all’interlocutore, consapevole del fatto che anche tra madrelingua di differenti Paesi, toni e cadenze variano.

Descritto così, suona come un film con Uooooberch D’Niiiurooh (Robert De Niro), come direbbe la Dell’Olio.

Annunci

10 thoughts on “::ioar altimeit femnist inglisc ticciaaah

  1. Pronunciare Robert de Nirto come se fosse scritto in italiano ha lo stesso valore di chiamarlo Roberto De’ Niro. A ‘sto punto, facciamo almeno la bella figura di italianizzare il nome, piuttosto che la pronuncia.

    A me, Mauro, quando in Francia mi chiamano /Morò/ dà piuttosto fastidio.

    Se poi vogliamo fare i provinciali a tutti i costi, allora possiamo dire che una cosa non è consistente se non va d’accordo con quanto detto prima (=coerente) o farcire i discorsi di termini in -escion.

    Gli inglesi dicono: if you don’t know it, don’t use it.
    Gli italiani preferiscono:
    if you don’t know it, pretend you do
    Ecco che quindi abbiamo un orribile miscuglio di pessimo italiano ed inglese scorretto ad uso e consumo di italiani.

  2. gattovi:probabilmente non sono in grado di capire appieno ciò che sostieni, colpa mia.
    Quando ridiamo della Dell’Olio, ridiamo del tono, non della correttezza. Questo perché ci fa ridere l’idea che vi sia un tono legale ed uno brutto e cattivo, ci fa ridere la ricerca del Gesto, con la “g” maiuscola. Macarone, tumm’ha provocato, ed io te dissshtruggo!
    Ed ovviamente, vooolano le imitazioni patetiche tra di noi. Porta una bottiglia che sei dei nostri!

  3. D’accordissimo. Per lavoro parlo “inglisc” con britannici, francesi, tunisini, qualche olandese, e …italiani. Il meglio che si può fare è capirsi a vicenda, a meno di essere grandi attori o plurilingue da piccoli non si può fare a meno di accettare il nostro accento similbroccolino, cercando di evitare almeno gli aaahm eeeehm e i “de” al posto dei “the” 🙂

  4. Te la immagini lei e la Fallaci compagne di vita?

    La lingua italiana è di impianto classicista, e per sua natura refrattaria ai cambiamenti ed alle disomogeneità, di conseguenza tendiamo ad assimilare le pronuncie alla nostra naturale (e infinitamente superiore) musicalità, tuttavia, io personalmente dico [scèikspir] e non [scékspir], [Tom cruus] non [cruis], [sturm unt dran] non [sturm und drang], ma è un vezzo personale, l’italianizzazione rimane fenomeno connaturato alla nostra lingua.

    Considerate che gli inglesi sono sostanzialmente incapaci di pronunciare vocali pure come la nostra “a” e poi capirete perché noi non ci avviciniamo alla loro pronuncia e loro alla nostra.

  5. diciamoci la verità: se non ci fosse stata la dell’olio con la sua maglietta a stelle e strisce, con le sue dure parole contro tim burton e contro benigni-regista, e naturalmente con i suoi effetti sonori, quella notte marzullo e gli altri impagliatissimi critici del cinematografo ci avrebbero fatto addormentare, forse per sempre.

    quasiblu

  6. Però… però ribaltiamo la situazione e immaginiamo di essere in grado di parlare un inglese corretto, con un accento decente… Vai in inghilterra, e nel mezzo di un discorso devi dire una parola italiana -che so, “pizza”, “peperoni” o “pianissimo”.

    Per non torcere “viso, trachea e palato” alla pronuncia italiana nel mezzo di una frase inglese, che fai? Dici piænissimouh, e sembri Dean Martin?

    “When the Moon hits your eye like a big pizza pie…”

    No, ti prego…

Una forchettata di commento?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...