::takk/sigur rós

L’effetto immediatamente riscontrabile dell’avvento del nuovo disco degli Sigur Rós, è senza dubbio il proliferare di recensioni dai toni clamorosi, a tratti ridicoli, e dai risultati esilaranti che ne conseguono. Il momento più divertente è quando il recensore descrive il singolo brano mediante la solita proiezione mentale del panorama islandese, quando frigido e quando più caliente. Imperdibile.

La musica degli Sigur Rós rappresenta il brivido sperimentale estremo dell’ascoltatore vascorossista, relegata al solo usufrutto episodico del tipo “‘na musica che è ‘na fandasia de fate, da sentì quanno che devi da stacca’ e rimetterte impace cor monno”, niente a che fare con “‘na musica che cioè che tipo te dà ‘n’energgia ch è ‘na scarica, c’hai presende?”. Perché allora il vascorossista conosce gli islandesi? Perché si sono messi in luce mediante il film “Vanilla sky“, e Tomme Criuis è stato involontariamente un insospettabile apripista; col risultato che la loro musica antecedente al film non viene mai riesumata nelle recensioni.
Ed è proprio a favore delle sciampiste delle sette note, che la EMI ha deviato l’originale minimalismo malinconico raggiunto dai nostri nel lavoro precedente, verso linee di sviluppo più tradizionali, masticabili da platee ben più ampie. I tipi, senza scomporsi più di tanto, sono riusciti a trovare il modo di reinterpretare la loro musica in una costruzione meno ostile, grazie alla classica struttura del crescendo, oppure perseguendo accordi semplici ma con tempi 5/4 o 7/4. Se le sono inventate tutte, anche chitarre e basi di percussioni atipiche per loro.

Le prime quattro tracce del cd fanno parte di un unico gioioso crescendo, la parte migliore dell’intera produzione. I pezzi lunghetti si presentano in modalità meno ostica, evitando gli spaesanti attimi di silenzio tipici della band. I pezzi che proprio non vanno giù, invece, sono gli ultimi due: sembrano davvero incastrati lì come due ghosttrack; o almeno, questa è la mia impressione.
Quando Jónsi Birgisson disse che questo sarebbe stato “…un disco rock islandese…” (sic), non mentiva. Ora il guaio è questo: chi voleva abbassare le luci di casa, riaccendere le candeline e gli incensi, sedersi in posizioni qualcosaterapeutiche su grossi cuscini al centro della stanza, prima di premere play, si sarà sentito tradito dalle fatine troppo energiche, restandone deluso nell’incapacità di liberarsi dal concetto di “musica da ascoltare quando”; chi invece voleva assistere alla naturale evoluzione della specie, ha visto un bruco divenire una crisalide, poi una crisalide divenire…un moscerino, un moscerino a tratti orchestrale ed a momenti rockeggiante, non una farfalla sperimentale e sorprendentemente innovativa.

Nonostante questo, il disco ha una sua identità marcata, ci si diventa subito amici, non lo si può dire di molti altri. Lo considero un’opera di transizione ed automodulazione, in vista di qualcosa che verrà.
Sia esso tradizionale o rivoluzionario.

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10 thoughts on “::takk/sigur rós

  1. Mi sembra una recensione forzatamente contro-corrente, proprio perchè ne parlano in tanti e in termini positivi.
    L’elemento rock del disco non è poi così estraneo ai Sigur Ros per chi ha avuto l’occasione di sentirli dal vivo, così come i toni gioiosi.
    Sin dal principio si sono caratterizzati per la produzione di “concept album” umorali senza troppi sbalzi..

  2. anonimo80.117.244.149: mah, io li ho visti dal vivo più volte, e mi è sembrato che l’elemento rock fosse presente pressappoco quanto quello merengue, per dare un idea 😉
    Mi stupisce questo: Franceschiello lì sotto dice 7, sette. È questa una recensione forzatamente contro-corrente, proprio perchè ne parlano in tanti e in termini positivi allora?
    Secondo me il busillis è un altro: in puro stile kekuliano, è una recensione scomodina, presuntuosetta, basata su solidi pregiudizi e politicamente scorretta. Ti avrò quindi stuzzicato su qualche corda personale, ed il risultato è stato addirittura quello di snaturare il giudizio complessivo dato al disco.

  3. Io apprezzo di più The Album Leaf. Apriva i loro concerti l’hanno scorso se non erro, e per l’ultimo album ha addirittura avuto la loro collaborazione in studio (su in Islanda).
    Ma il mondo è bullo perchè è vario…

  4. latifah: perché la esse iniziale, pronunciata dagli islandesi, è un po’ più “sc”, aria sul palato e non tra i denti, quindi ho sempre usato l’articolo “gli”.
    Direttamente dal sito ufficiale: ecco qui.

  5. latifah: perché la esse iniziale, pronunciata dagli islandesi, è un po’ più “sc”, aria sul palato e non tra i denti, quindi ho sempre usato l’articolo “gli”.
    Direttamente dal sito ufficiale: ecco qui.

  6. latifah: perché la esse iniziale, pronunciata dagli islandesi, è un po’ più “sc”, aria sul palato e non tra i denti, quindi ho sempre usato l’articolo “gli”.
    Direttamente dal sito ufficiale: ecco qui.

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