::gattabuia architettonica

Girare per la città in bicicletta, con la prima aria autunnale che frizza nelle narici, è uno dei piaceri che la mia sindrome di Peter Pan preserva dall’usura del tempo.
Qualche giorno fa, il mio peregrinare da perdigiorno stagionato mi ha portato all’Ex Carcere delle Murate, un ampio complesso in pietra nel cuore di Firenze, utilizzato anni addietro per iniziative, cineforum, concerti, mostre. Ricordo ancora una sera estiva, io studente vicino all’inutile laurea, durante la quale il maxischermo trasmetteva una partita di calcio, importante semifinale con la squadra della Croazia contro…boh, qualcun altro. Ci siamo disinteressati ben presto della partita, per spendere maggior attenzione verso le splendide ragazze croate sedute accanto a noi. Le quali, evidentemente, fecero la stessa pensata, ed il resto è storia.

Tornando alle Murate, ho finalmente potuto apprezzare il lavoro di recupero urbano, effettuato secondo le linee guida fornite da Renzo Piano, affinché l’ex carcere potesse diventare la casa di quarantacinque giovani coppie. E quello che ho visto mi ha, come minimo, lasciato molto perplesso.
Ora, io non sono un architetto, pertanto mi appello al giudizio di chi ne sa di più, cliccate per vedere anche voi. Ai miei occhi da profano, la cosa sembra funzionare così: sebbene ad abitarvi ci siano novelli nuclei familiari, è stata seguita quella logica perversa, secondo la quale il recupero debba preservare un’impronta del passato. Per la gioia degli inquilini, quindi, sono stati inseriti dei lunghi tubi verticali in posizioni irregolari oblique, ad unire i balconi deformi e spigolosi, cosicché il complesso andasse a disegnare una specie di gabbia sgangherata.

Secondo il mio parere, trattasi di inutile cafonata, discutibile gesto atletico d’architetto, indesiderato esorcizzatore di fulmini e saette. Non so a quanti di voi farebbe piacere vivere in una piccola Alcatraz da cartone animato della Warner di Tweety e Silvestro, non è che la visione d’insieme sia questa gran botta di gioia.

Chi traccia i confini del buon gusto, quando si tratta di recupero urbano? Conta più il significato dell’opera in sé, o le necessità di chi ci andrà ad abitare per lungo tempo?

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23 thoughts on “::gattabuia architettonica

  1. Mi fa ridere, gli architetti mi fanno ridere, non tutti ma moltissimi: loro e le loro correnti di stile. Sono passata alla Feltrinelli un paio di giorni fa e ho sfogliato distrattamente un volumone enciclopedico dal generico titolo di “architettura”…le pazze risate.
    Vita

  2. L’abitabilita’ dal momento che viene concessa dovrebbe essere perseguita nel migliore dei modi. Guardando anche intorno al palazzo il risultato stona oppure e’ stato fatto un obbrobrio simile per un motivo (almeno quello)?

  3. placidasignora:aguzzando l’occhio profano sulle conformazioni direzioni decentralizzazioni dei tubi medesimi, posso con buona approssimazione affermare: la seconda che hai detto.
    C’è grossa crisi.

  4. non mi sono affacciata e non l’ho visto con i miei occhi. conto di farlo quando ci passerò. Voglio vedere codesti tubi. maremma santa. Comunque dalle foto fa impressione, è un ex-carcere e si vede, tubi o non tubi.

  5. gattasorniona: io per prima cosa contatterei i signori di Splinder.
    olona74: oh ma grazie! Seguirò i tuoi consigli musicali, grazie, vediamo un po’ se scopriamo altre misteriose meraviglie, in un momento nel quale le promesse al secondo disco sembrano ristagnare.
    Tu intanto approfitta della mia blogradio, nella colonna di destra, così contraccambio!
    quasiblu: magari! I tubi o non toccano terra, oppure la loro obliquità (oddio ho scritto obliquità!) ne impedisce la funzione d’appoggio!
    tottichapo: sì, davvero, sono sconcertanti…

  6. Ciao, capito per caso nel tuo blog e, scusa se non riguarda questo post, ma scopro della musica meravigliosa e ti volevo ringraziare. Nel tuo blog_radio c’è Einaudi e i Mum che mi fanno impazzire. Non li conoscevo. Scusa ancora. Ciao
    Rita**

  7. Non è la gabbia sgangherata a fare il carcere, ma le sue mura. Il complesso è chiaramente un casermone: al momento che l’intervento non è tabula-rasa-e-conseguente-ricementificazione, ma di ‘recupero urbano’, va da sé che la fisionomia deve restare quella. Che poi, gabbia o non gabbia (vezzo autoriale bisognoso di un pizzico di autoironia da parte delle giovani coppie), è un casemone neanche così brutto. Vallo a chiedere agli abitanti dei blocchi sovietizzanti del Neto, per dirne uno.

  8. Forse è meglio se state tutti zitti razza di ignorantoni. E’ colpa di quelli che la pensano come voi se siamo aggrappati ad un’arretratezza culturale in italia che fa spavento. Almeno un pò di vergogna cercate di provarla

  9. anonimo:”state zitti” non ci si permette di dirlo a nessuno, almeno tra la gente tollerante ed educata. Invece, argomenta ed esprimiti, che magari se ne parla, ricordando che questo non è un sito specializzato, ma un blog caciarone chiassosetto e di poche pretese 🙂

  10. La prova che il complesso non è un ghetto è semplice, andate la domenica pomeriggio nella Piazza che hanno creato e troverete i bambini a giocare, loro vedono le cose con semplicità eppure vedono meglio di noi.
    Quando si recupera un edificio bisogna tener conto di due fattori : la legge inerente e l'estro/sensibilità del progettista, vanno amalgamate senza far prevalere nessuna delle due (o si ottiene un cubo spento o una forma astratta che nessuno sa comprendere).
    In questo caso credo che lo studio tecnico del Comune di Firenze abbia consolidato l'assetto urbano (si vede che era un carcere, un ex convento ecc è innegabile) senza dimenticare il passato, perchè viviamo in una città che è la stratificazione di vari periodi, un tempo moderni ora appartenenti alla quotidianeità.
    La scelta di metaforizzare le inferriate è sicuramente voluta ma a volte ognuno di noi si sente chiuso in gabbia, per fortuna puoi sempre uscire all'aria aperta, cosa preclusa ai carcerati.

    Criticare va bene, ma questo mestiere insieme all'allenatore della nazionale pensano di saperlo fare tutti..

  11. anonimo:perché inizi con l'animismo povero della semplicità negli occhi dei bambini, per finire poi a giustificare le scelte degli iniziati illuminati? Io non voglio fare l'architetto, io sono l'utente finale, io ho un mio gusto ed un mio spirito critico (e per fortuna direi!). Ho esposto le mie opinioni, e devo dire di aver sentito parecchi pareri concordi: inferriate, tubazioni sospese, scritte patetiche.
    Sono passati ben 6 anni da questo vecchio post, ed ora, spinto anche dal tuo commento prezioso lucido e puntuale, ho voglia di tornarci. Per vedere quanto hanno retto all'ossidazione in ambiente solforoso le celeberrime tubazioni; per verificare lo stato di corrosione delle meravigliose inferriate; per camminarci un po' dentro e vedere cosa mi ispira.
    Una cosa la posso dire: da bambino s'è giocato in posti gloriosamente malmessi (e che quindi meglio si prestavano alle attività ludiche più selvatiche). La presenza di una colonia autoctona di bimbi felici non mi pare quindi un marker della vivibilità del posto, sembra più una speculazione sul pathos scenico 😀

  12. Pingback: ::comunicazione urbana povera 6 | pastaaltonno

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