::geogaddi/boards of canada

Non sono uso a blaterare riguardo ogni vecchio libro ed atavico album che mi passano tra le mani, ma faccio volentieri uno strappo alla regola in vista del nuovo album dei Boards of Canada, in uscita a giorni.

È da un bel po’ di tempo che il duo scozzese Sandison/Eoin fa bella mostra di sé nel parco musicale internazionale. Quest’album però rappresenta senza dubbio la loro opera più complessa e completa: ventitrè tracce, tra jingle e pezzi pieni, dei quali l’ultimo è volutamente muto, tanto per raggiungere quei 66 minuti e 6 secondi di tempo totale che fanno la gioia delle menti più semplici.
Un sapiente uso di tecnologie vecchie e nuove sono trama ed ordito di quella che, inutile nascondersi, è una botta di chillout in pieno viso, del tipo proveniente da quella cosiddetta “musica cosmica” che rende malleabilmente cartilaginee le strutture connettive di ogni singolo brano.

La qualità espressa dai due scozzesi è fuori discussione: nulla è banale, mai. Ogni brano, una volta individuato il mellifluo loop che regge il tutto, viene arricchito dal collage rumoristico che lo rende unico e riconoscibile.
Di tutto l’arsenale sonico di cui dispongono, i Boards of Canada danno il meglio quando si tratta di distorcere ed applicare la voce umana: il vocode di 1969 è memorabile (la aggiungo nella blogradio), e la base d’onda triangolare filtrata ricorda direttamente un papà di tutti i moderni album new age, “Incantations” di Mike Oldfield. Difatti, la commistione tra basi percussionistiche dal sapore tribale e flauti lowfiltered cala su buona parte del disco un’ombra di new age dai toni più cupi. L’effetto risultante è quello di assistere ad una liturgia ancestrale, diretta verso divinità siderali.

Il vero problema del cd è la trama tenue. Ogni traccia ha una bella struttura, molle ma complessa, che però ripete sé stessa senza alcun guizzo, senza mai segnare il tragitto percorso con un sasso, una separazione, qualcosa di individuabile. Ascoltato un paio di volte, l’intero album passa dalla grande novità al piatto stile BuddhaBar, che celebra solo sé stesso e la fighetteria dell’avventore radicalchic.

Per questo motivo, se siete tra quelli che consigliano i dischi “per i momenti di relax”, questo diverrà sicuramente il vostro preferito, accendete già da ora gli incensini e le candeline. Se invece non avete bisogno di musica “uso e consumo”, a me pare proprio il caso di cercare più in là.
Magari proprio l’album dei Boards of Canada prossimo venturo, chissà.

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5 thoughts on “::geogaddi/boards of canada

  1. mi sembra che il nuovo pezzo, che anticipa l’album, valga la pena. geogaddi per me è stata una delusione dopo l’ep (in a beautiful place out in the country, se non sbaglio) che rimane il mio preferito.

    ciao!

    eìo

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