::la fabbrica del sociale

A me piace molto leggere i blog sciampistici, quelli delle ragazze spesso del centronord benestante (bolognesi in particolare) che si danno la carica a botte di gatti scarpe incensi candele ed antiberlusconismo, per puntare a realizzare i propri sogni. Mi piacciono proprio perché mi ricordano come funziona la fabbrica del sociale, qui nell’Occidente assoluto.

La fabbrica del sociale usa come biella e manovella due frasi sciampistiche, una stappa e l’altra tappa.
Quando sei lì che devi realizzarti, intorno a te rimbomba una voce lontana, che si spezzetta in tanti messaggi del tipo “insegui i tuoi sogni, se ci credi davvero essi si realizzeranno”, un tarocco di Dawson’s Creek pizza mandolino e panettone. Come spermatozoi sparati verso l’uovo, saranno pochissimi ad arrivare dall’altra parte, a confermare che, sì, è tutto vero. La voce di quei pochissimi sarà quindi amplificata a dismisura dagli altoparlanti della fabbrica, rinnovando per la prossima infornata l’esca sonica lanciata in partenza.
Affinché il sistema possa considerarsi chiuso, c’è bisogno della frase tappo per la grande massa dei normali perdenti:”la felicità te la trovi da solo, nelle tue piccole cose d’ogni giorno, senza dover seguire altri modelli”. Ebè certo, a quel punto la fabbrica deve usarti solo in quanto compost di basso rendimento, ma prima ti stabilizza socialmente, con un’azione di quenching che tende a disinnescarti in maniera pacifica. Intanto, una bella fetta della tua energia, sotto varie forme, è stata già assorbita: hai assolto alla tua funzione sociale.

Tempi di autoanalisi per me: piagnucolo e “rosico”, come amerebbero ripetere le sciampistiche in questo caso, o ne sono convinto in maniera correttamente indipendente? E allora, autoanalisi sia.
Risultato: oddio, non solo ne sono convinto, ma mi pare proprio che, individuati gli ordini di grandezza, la piccola oscillazione causata dalle decisioni che prendiamo, dalle cose che facciamo, da come affrontiamo le situazioni importanti nella vita, sia proprio nulla se comparata alla casualità intrinseca nella vita stessa. Ad un certo punto, tiriamo le somme, e diciamo “oh come son stato in gamba” oppure “oh quanta sfortuna ho avuto”, pensando ad avvenimenti chiave, in positivo o in negativo, nei quali ci siamo imbattuti. Ecco, quella è solo un’allucinazione, e funziona come gli oroscopi: ci sembra che ci azzecchino solo perché la nostra mente conteggia quel paio di fortuite luminose corrispondenze, e non quell’ammasso di discordanze lì nell’angoletto buio.
A dispetto di tutte le personali storie strappalacrime e novelle eroiche, da raccontare per smontare questa visione della cosa, la mia opinione è che i risultati siano totalmente svincolati dalle scelte, e quindi non esistano né merito né demerito, almeno in questa realtà. Sì, qualsiasi cosa facciamo. Sì, qualsiasi cosa non facciamo. Sì, anche se battiamo i piedini in terra e piangiamo forte forte, urlando che siamo noi a gestire il nostro destino.

Da qualche tempo, quando mi raccontano i motivi di un successo o le vicissitudini di un insuccesso, rido. Rido molto più dentro che fuori. Rido anche e soprattutto di me.

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16 thoughts on “::la fabbrica del sociale

  1. Ragazzo, io ho girato questa galassia in lungo e in largo. Ho visto un sacco di cose curiose, però non ho visto niente che mi abbia convinto che esiste un’unica, onnipossente Forza che controlla tutto quanto. Nessun campo di energia mistica controlla il mio destino.

    Emanuele (e se non sgamate la citazione siete dei Tremoni peggio del ministro omonimo)

  2. quasiblu:e come darti torto?
    emanuele:eh ma a me non è mai piaciuto Guerre Stell…n-non mi picchiare Emanuè, abbi pazieAHIA!
    leonardo:il classico post vomitato con veemenza, succede. Per fortuna.
    christian.galimberti:sciampiste, sarà un piacere; sciampistiche no, in quel caso salto, grazie.

  3. questo post mi ha messa un po’ in crisi. volevo scriverti che non sono d’accordo, ma non ce la faccio. è vero: dietro ad un successo o un insuccesso è solo una questione di culo e di conoscenze azzeccate. ecco: sono alla frutta.

  4. conosco un blog che è la quintessenza della definizione da te data di “blog sciampista”….e che successo che ha…..ho smesso di frequentarlo per non autoalimentare questa catena perversa di frasi da dopocena, ma è chiaramente una battaglia persa, la fabbrica del sociale fa doppi turni…..

  5. gesù cristo. E’ bello non sentirsi soli. Queste sparate razionaistico-nichilistiche devono sempre essere fatte rientrare nel confuso alone della voglia di anticonformismo.. ma ne suggo con piacere un retrogusto amaro di convinzione. e dedizione addirittura.
    In alto i calici. Non abbiamo vinto un cazzo.

  6. gattasorniona:e ti dirò di più: se pur fosse questione di conoscenze, ciò sarà memorizzato in forma amplificata. È che non possiamo dire a noi stessi di non essere padroni del nostro destino, ci fa sentire meno forti, e ci placa quel flusso di “patronetimonto jah!” che ci fa tirare avanti facendoci credere di non essere lemming.
    pablooffline:…e nonostante tutto, è bene che ci siano. E poi a me piacciono davvero. Un gusto perverso, sì, ma pur sempre un gusto. Ce n’è uno milanese cheee…mmmmh! :d
    anonimo151.46.56.234:bel saggio d’italiano sovrabbondante. Prima che entri la prof di inglese, ce lo rispieghi, che stavamo passandoci gli esercizi? 🙂

  7. Chiedo scusa per i paroloni, ho voluto condensare un pò troppo le cose che avevo in mente (ma non mi sembro l’unico qui ad abusarne..^_^)
    Cmq sono solo d’accordo con te, punto. Un pizzico di cinismo apre gli occhi su molte cose.
    E cado pure io sulla debolezza per i blog delle shampiste, un pò tipo guardo il film horror ma poi mi tappo gli occhi..

    Chrystian

  8. chrystian:i paroloni sono © di chi scrive il post, perché io credo fermamente che debba rientrare nella struttura stessa di un blog un certo limite di lunghezza. Così, nella foga di rimanere bassi di caratteri sprecati, alle volte esagero in neologismi e/o, al contrario, in semplificazioni. D’altronde, molti dei miei post si basano su salutari luoghi (non) comuni che hanno la dissacrante tendenza a verificarsi regolarmente.
    Grazie per il chiarimento; è vero, anche io poi finisco per coprirmi gli occhiucci dall’imbarazzo, dopo mezzo post sciampistico. Dopodiché, non si resiste, devo tornare a leggere subito! È la cocaina del nuovo secolo!

  9. sono una lemming sfigata, quella che cade nel vuoto dopo aver scavato una buca inutile o che rimane schiacciata dalla pressa!
    ero passata per dirti adoro il tuo server ungherese, è dotato di voglia di scherzare, mi piace!

  10. bel post! e che mi trova completamente d’accordo..per lavoro ho a che fare con brand-manager di vari prodotti, e guardandoli mi convinco che le loro carriere, i loro successi e insuccessi siano legati a fluttuazioni di mercato puramente casuali o nella migliore delle ipotesi cicliche ma pensarci fa venire i brividi se la carriera è la tua…eh no, meglio affidarsi e strapagare una agenzia di pubblicità per farsi fare “una campagna che fa vendere” (GRANDE MITO del marketing!)

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