::il martello decide dove battere col fabbro

La  faccenda del putridume a base d’uova, già triste di per sé, è stata incorniciata dalla più riconoscibile delle “informazioni per popolazione di lemming” che io ricordi.
La sensazione globale che scaturisce dall’insano connubio, quindi, è proprio quella dell’intero sistema politico-economico che non regge più. Semplificando anche troppo: si dice che iccomunishmo è imploso consumandosi, tipo autocombustione, da solo, pouff; iccapidalishmo, allora, mica che volge ad esplodere?

Tutti pubblicati, i nomi delle aziende coinvolte. E mica scemi: per il consumatore non è così facile coniugare questi nomi alle industrie che se ne servivano! Pertanto, essi rimangono lì senza funzione, solo per calderolare con gli amici al bar, per sfogarsi un po’: aaah criminali, aaah non ci sono più le uova di una volta, aaah ma io quasi quasi vado a fare il contadino; seguono altre idiozie.
Intanto, le grandi case di produzione ciarlano a favore della propria innocenza, con i magazzini pieni zeppi di panettoni pandori e quant’altro. Ma la maggior parte di esse lo fanno usando come baluardo, una serie di protocolli di sicurezza basati, ahinoi, sull’autoverifica ed autocertificazione dei prodotti utilizzati. Come dire: fidatevi. Come leggerci in fronte: giocondo. Le poche aziende riconosciute come coinvolte, sono cadute dal cielo, angelicamente dichiarando che esse acquistavano in buona fede quel prodotto pagato, chissà perché, molto molto meno.

Basandosi sulla data d’inizio delle indagini (2003), qualcuno ha già affermato che non deve destare preoccupazione il nostro passato alimentare di cadaverina; massima tranquillità, quindi, anche perché siiiiicuramente, allo scoccare del 31 dicembre 2003, la fata Birimbella ha trasformato tutti gli uomini d’affari senza scrupoli in operosi folletti delle uova, alakazoola! E già i primi interrogati, come riporta Verona News del 10 dicembre 2005, dicono di aver smesso nel 2003, ché dice s’erano stancati di contare i soldi.

Ma continuando la lettura della confessione, si legge che “purtroppo era una pratica utilizzata in tutta Italia, ed anche noi ci siamo dovuti adeguare”.
Ma come, ma non s’era letto dappertutto che il fenomeno era limitato, secondo il PM Lorenzo Gestri? Che non era un’usanza  e non andava a colpire i consumatori? Faccio notare che queste affermazioni sono riportate in quegli stessi articoli di quotidiani che, di seguito, riportano lunghi elenchi di città colpite, italiane ed estere. Elenchi che, sebbene la cosa stia evolvendo un po’ in sordina, si stanno allungando, ramificando direi. Probabilmente, la definizione di “fenomeno diffuso” si applica quando, insieme a Verona e Vicenza, sono coinvolti anche Marte, Urano ed almeno un sistema fuori della Via Lattea.

Mi pare palese che sia stato applicato un principio di difesa del Mercato a ridosso del Natale, linea di pensiero che scambia il consumatore col prodotto, invertendoli: il prodotto, dopo la commutazione, siamo noi. È come se il martello decidesse dove battere col fabbro.
Questo Natale, fisseremo con sospetto il panettone: il burro potrebbe essere un residuo sintetico, e le uvette un derivato spurio degli zuccherifici.
Questo Natale, saremo noi a mangiare il panettone, o viceversa?

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5 thoughts on “::il martello decide dove battere col fabbro

  1. ma lo sai che puoi postare sul blog collettivo? hai un invito da qualche mese.. e poi, cavolo, perchè non sei venuta alla cena? ci siamo divertiti, è stato bello conoscerci.. alla prossima allora!

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