::light+shade/mike oldfield

Ci son voluti altri tre anni, prima che il caro Michele Campovecchio ci deliziasse con una fresca uscita delle sue. Tre anni, durante i quali s’è voluto intestardire nel progetto Maestro, sorta di ibrido tra videogioco ed esperienza virtuale.
Uscito a settembre, “Light + Shade” s’è rivelato per quello che è: una di quelle composizioni dalle quali difficilmente si estrapola un giudizio decisivo, lontano da qualsiasi forma di coinvolgimento da fan, in positivo come in negativo. Ora è dicembre, diciamo che se ne può discutere.

Mike Oldfield, ex diciottenne rivelazione, causa prima dell’ascesa della Virgin nel mercato omnimediale, ha veramente suonato di tutto, riuscendo a diversificare il proprio prodotto ad ogni nuova produzione, ma conservando come marchio facilmente riconoscibile, una musicalità (un sound, si direbbe nelle recensioni “cioè cazzo fighe vasco energia soul”) sua e solo sua. Quando scrivo “suonare di tutto”, intendo sì tutti gli stili, ma anche tutti gli strumenti. Di tutto, appunto.
Ancora una volta, cambia casa discografica, e firma con la Mercury Record (della Universal, per intenderci) per tre nuove release, come fece ai tempi della burrascosa transizione Virgin-WEA. Così, forte dell’esperienza terapeutica di Ibiza, e del passo notevole verso l’approccio vagamente tunz-tunz osato nel precedente album (ascoltasi il brano Return to the Origin, da tempo nella mia blogradio), zio Michele decide di pubblicare a peso: due bei cd in confezione unica, uno con la chillout per cui è celebre di questi tempi, un altro con la simil-commerciale tratteggiata di pop (è dai tempi di “Ommadawn” del 1975 che la canzuncella pop a mo’di regalo non manca mai).
Regalo regalone, quattro delle tracce sono date anche in formato U-MYX. Questo permetterà agli utenti di giocare con i brani come fossero puzzle, registrare il proprio remix e concorrere mandando la propria versione.

Ai primi ascolti, ti verrebbe voglia di sputare veleno su tutta la carriera di Michael Gordon Oldfield, e sei lì lì per usare il tuo peggior franceschiello: ti sembra tutto già sentito, senza alcuna minima spinta evolutiva né nel suono né nella melodia. Il fatto che First steps, dieci minuti dieci a metà del primo cd, riprenda ancora una maledetta volta i temi dei progetti MusicVR/Maestro, ti sembra una sonora presa in giro. Quando poi si vanno ad affondare i denti nel tunz del secondo cd, ci si sente spaesati, tra deliri commerciali e pop quattroquarti. Imprechi contro gli immensi giocattoli tecnologici che fanno di Mike Oldfield una banda da un solo uomo, e ti chiedi se non è il caso di riascoltare qualcosa di suo, ma degli anni ’70 o ’90.
A tutto questo, aggiungete, verso la fine del secondo cd, la presenza di una micidiale versione da discoteca della tradizionale “Romance de Amor”, che rovinerà la vostra giornata in qualunque condizione di tempo e spazio, nel giro di una trentina di imbarazzanti secondi.

Ma attenzione: questo è proprio il classico album bastardo dentro, che cambia radicalmente dopo una maggior frequentazione con i propri padiglioni auricolari. La chitarra usata in quel modo può essere solo di Oldfield, e dopo un po’ ti sembra di carpirne il segreto della varietà inoculata nel suo timbro così tradizionale. La commistione tra le strutture melodiche commerciali e la prodezza del gesto solitario non è individuata da una linea di separazione ben marcata; anzi, stupisce riscoprire i due cd, presentati tipo “angeli versus demoni”, ben più simili di quanto si potesse sospettare.
Ancora una volta, quel geniaccio lì ha trovato una via del tutto personale, per piegare ai voleri dei suoi vibrato un genere che sembrava distante anni luce dalla sua musica. In particolare, alcuni passaggi di Angelique e Tears of an Angel sono proprio canterecci, non ci si può esimere dal farsi prendere per pazzi dai vicini di semaforo in auto.

Basta? No, no di certo. “Light + Shade” non può neanche sognare di avvicinarsi all’altra prima release del ’92, quel “Tubular Bells II” che miracolosamente non fece rimpiangere l’illustre predecessore, e resta drammaticamente lontano dagli album non colossali ma godibili. Rimane invece nei piani alti di quel limbo di bella musica trascurabile, che rischia di essere dimenticata in fondo al tuo mobiletto porta-cd.

Annunci

2 thoughts on “::light+shade/mike oldfield

  1. Oldfield… che dio. Resto tuttavia ancora fermo al secondo Tubular Bells, senza approfondire… e non so se e’ un bene o un male.

    A proposito. Anche io sono fermamente convinto della necessita’ di mangiare i biscotti ripieni (come i Ringo) solo dopo averli aperti a meta’ e averne leccato via la crema.

    Saluti.

    Z.

Una forchettata di commento?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...