::preveggenza otaku

Varcata abbondantemente la soglia dei trenta, mi capita sovente di incrociare gli eventi di parenti ed amici in algide missioni matrimoniali.

È davvero facile accorgersi dei matrimoni nei quali la variabile condizionante sia la paura della solitudine, oppure il passaggio di consegne di certe comode responsabilità pratiche dalla mamma alla moglie, o la semplice voglia di cambiare nella vita, o ancora mere motivazioni materiali. È anche facile raggruppare i dati statistici su questi, ed accorgersi di come essi rappresentino la fetta più nutrita.

Mai abbastanza nutrita da smettere di sorprendermi, comunque. Io riesco ad immedesimarmi negli sposi Findus con molta difficoltà, lo ammetto, in questa distorsione comunemente accettata del concetto bigotto ed un po’ fifone del “maturare”.

L’elevata frequenza di osservazione di tale fenomeno mi ha fatto tornare alla mente l’episodio di una serie anime che ho molto apprezzato da adolescente. Un episodio che, effettivamente, al tempo mi lasciò sconcertato.

In una delle ultime puntate di Maison Ikkoku, la 92 per la precisione, Kozue Nanao si sposa e se ne va.

I cognomi dei personaggi di questa serie contengono il numero della stanza idealmente occupata nella pensione del titolo, e Kozue rappresenta il 7 (nana in Nanao). Kozue è una compagna di università del protagonista, col quale ci sarà qualcosa più dell’amicizia ma meno dell’amore. Nella puntata 92, esce dalla storia in grettezza: un altro collega universitario, appena laureato, le si dichiara col libretto di risparmio alla mano (!), con tanto di promesse di vita tranquilla e sicura, e lei accetta. Va così a Nagoya, a fare la brava mogliettina in uno di quei mostri cementizi di edilizia popolare, tipici del Giappone iperindustrializzato dei ’70-’80. L’ultima immagine di lei nella serie, la rappresenta ebete e felice nel sole, mentre stende i panni.

“Ma…e questa sarebbe una scelta matura? La maturità?”, mi sono chiesto da quindicenne, ripromettendomi di non diventare in futuro così funzionalmente arido. Mai mai mai avrei immaginato che, invece, è proprio così che gira e funziona. Ecco, magari da noi c’è quel bieco sistema ibrido cattopagano, a coprire l’imbarazzo di sentimenti non del tutto chiari sventolando motivazioni emozionali farlocche, figli, nonni e quant’altro. Ma, in sintesi, tutto il mondo è paese. Così, mi rendo conto che è colpa dei miei masochistici tarli mentali, se non riesco ad abbandonarmi agli animaleschi compromessi che assicurano la continuazione della specie.

Farò la parte di quello che resta solo a vita, nell’attesa del poco biologico ma molto umano ideale “principe azzurro” in versione donzella.

Non male. Non male.

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14 thoughts on “::preveggenza otaku

  1. Condivido TUTTO quello che hai scritto. Dalla prima all’ultima lettera. Sarano pure tarli mentali, ma nemmeno io riesco ad abbandonarmi a compromessi affettivi di questo tipo.

    Z.

  2. guarda, questo riferimento mi ha lasciato un gusto strano in bocca….
    mi ricordo molto bene che nei due manga di I.Matsumoto, “Orange Road” e “Sesame Street” sono onnipresenti queste figure di fratelli e sorelle maggiori che convolano in maniera piuttosto conformista ed ordinaria, mentre “l’uomo” entra al lavoro nell'”azienda madre” …. c’è poi una cesura evidente con le generazioni successive (le protagoniste), che sembrano meno legate ad un’ipotesi istituzionale del matrimonio e più consapevoli dei propri sentimenti, come se in quegli anni (metà, fine ’80) passasse attraverso la raffigurazione simbolica del manga, una sorta di trasformazione culturale della società nipponica in senso meno tradizionalista…

    per il resto, sai che i matrimoni sono anche per me delle voragini senza fondo!!

  3. L’ombra minacciosa del matrimonio del resto si staglia su tutto il fumetto.
    Che adoro, ma per lo stesso tuo motivo non posso che sentire lontano anni luce da me (è anche vecchio ormai di 26 anni).

    La fine di tutte le micro-storie infatti coincide col matrimonio, e non so se l’autrice lo fa apposta ma sono tutti finali quasi tristi, malinconici, terrorizzanti..

  4. se mai dovessi fare la cazzata di sposarmi credo che rientrerò nella minoranza
    se poi mi accorgessi di aver sbagliato, c’è sempre quella splendida istituzione che è il divorzio

  5. Anche l’amore puro dei due protagonisti di quel cartone animato, troppo puro non era. Kyoko dava a Godai l’aut-aut: o ti laurei e trovi un buon impiego, o io non te la mollo. Difatti finisce così: prima l’impiego sicuro, poi il trionfo dell’amore.

  6. “bieco sistema ibrido cattopagano”… ahahahah, me le tatuo a fuoco queste parole!

    ++++Attenzione, segue bestemmia++++

    Comunque per fortuna della Takashi ho letto solo ranma (pentendomene amaramente… 30 numeri sarebbero stati più che sufficienti)… sì, diciamolo, la Takashi in quanto ad artista è AMPIAMENTE sopravvalutata (sempre meglio di gran parte del pattume bonelliano-italiota, chiariamoci… ma insomma sempre sul medio livello ci attestiamo)

  7. zosimos:…e ci farà male, oh se ci farà male, già lo sappiamo…
    pablooffline: per esperienza diretta, ti dico che in fondo in fondo il medioevo non è mai terminato per le donne giappe, e tutti i modelli di rottura con questa visione maschilista dei rapporti amorosi restano, appunto, visioni originali e pppphiiigheh, ancora solo parialmente realizzati.
    Bello l’esempio con la capricciosa via degli schifani arancioni!
    bakis: in fondo, si parla sempre della zitellona più ricca del Giappone, eh! Lo sai come vanno ‘ste cose: gatti, candeline, incensini, tisane, concerti bolognesi che…ah no quelli magari no, mi confondevo con i blog sciampisti.
    mavimavi:attenta che il matrimonio sembra un Lego di forze conservative (attacchi come stacchi), ma può rivelarsi molto più appiccicoso ed ostico! Un po’ come quelle schifezze anni ’80 teoricamente attacca-e-stacca, che poi così non erano.
    finestraio:non era per mero librettodirisparmismo, nel loro caso, ma alla fine la faccenda quella è, hai ragione.
    E non dimentichiamoci che, nel fumetto, la praticità del fatto è stata ancora più marcata: Godai fa cilecca a letto, perché frustrato dal confronto possibile col marito defunto di lei! 🙂
    emanuele:sì, è sopravvalutata, ORA. È comunque stata un mostro innovativo irraggiungibile.
    mikchan: servo vostro, non posso che trarne piacere, ora se permetti mi farei un giro sul tuo, ecco. 🙂

  8. Quella del cartone animato mi ha fatto venire in mente la storia della pubblicità della Mastercard: “Suonare al matrimonio di lei che ti ha detto Scegli, o me o la musica”. Però questa visione così pessimista del matrimonio…come sono i matrimoni a cui assisti e che non fanno parte di questa “fetta”? ne conosci di…matrimoni senza panni da stendere?

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