::saprofilia videolimpica

I segni dell’avvenuta morte della televisione ormai non si contano.

Ora come ora, lasciamo vivacchiare nei nostri soggiorni un cadavere di foggia parallelepipedica, che ospita forme di vita saprofitica chiamate “servizi 484”: suonerie, loghi, oroscopi e batticuore calculator, è il loro brulicare ad ingannarci, facendoci vedere vita dove non ve n’è più.

Le olimpiadi invernali di Torino fanno affiorare ulteriori sintomi del trapasso mediatico.

La frase “RaiDue è una rete dedicata completamente all’avventura olimpica” non riesce a descrivere il continuo zompettare della regia da una specialità olimpica all’altra, alla ricerca affannosa dell’italiano che slalomeggia qui e di quello che pattina là, con quel fare tutto latino e caciarone che ci contraddistingue. E se non dovesse bastare questo a farvi venire il mal di mare televisivo, ecco la pubblicità addensarsi, nei momenti di climax, a livelli orwelliani.

Con Torino 2006, la tv regredisce ai tempi delle TeleNorba, delle Teleregione, delle Spazio Gamma TV. Alla stregua del celeberrimo tempietto psichedelico che fa da sfondo al Frengo di Antonio Albanese. Sì, parlo di quei micidiali m-i-c-i-d-i-a-l-i siparietti, montaggio di immagini dalle piste, con tristissime scritte pacco, che perdipiù pretendono di essere argute sintesi degli episodi agonistici più caldi.

Fossi stato più lungimirante, le avrei fotografate tutte, e ne avrei fatto un successo da calciatori Panini, mettendo in evidenza le più rare, a mo’ di “scudetti”: le figurine…di merda. Alcune di esse sono già entrate nel mito: Bocce di Granito per il curling è una di quelle manifestazioni ectomediatiche che sarà difficile scrollarsi dalla memoria; ma è una figurina ben più comune dell’incredibile Un Capitano, scritta in giallorosso, in letale commistione con gli immancabili eventi calcistici.

Imbarazzante, davvero. Permettetemi una veloce minigalleria degli orrori.

Nonostante tutto ciò, gli ascoltatori hanno apprezzato proprio le discipline per loro più esotiche, a dispetto dei grandi flop temuti dalla rete. Perché sono una novità, perché vi si possono costruire storie, leggende, passati turbolenti e futuri brillanti. Tutti legami da reality, stavolta però senza poterne prevedere o pilotare i risultati. L’utente riscopre nel non reality, il miglior reality della sua carriera di telespettatore, e lo fa quando, caricato dal dinamismo estremo della gara, lo si ciba di pathos a iosa. Altro che ragazzotti rinchiusi, dediti all’apatia militante!

Ma la televisione è un media ormai in putrescenza, come putrescenti sono i suoi protagonisti, ed è sorda suo malgrado ai chiari segni tracciati dall’Auditel nel periodo olimpico: incapace di elaborare tali dati, si prepara a procreare dai resti di Torino 2006 uno zombie a sua immagine e somiglianza, un prodotto che riesce ancora ad elaborare, capire, integrare.

Hanno già fatto capolino i promo di Notti sul Ghiaccio, volgarissima evoluzione verso gli sport invernali di Campioni-Il Sogno ibridizzata con Ballando con le Stelle. Chiaramente legato a doppio filo all’exploit delle olimpiadi, è una conferma di quanto tempo effettivo necessita davvero la stesura di un format: chi produce queste cose, probabilmente nello spazio di un aperitivo serale, è perfettamente equiparabile in valore ai pubblicitari farlocchi degli anni ’80.

Chi firmerà per staccare la spina alla moribonda?

::comunicazione urbana povera 7

È un lungo inverno freddo, quello che si appresta a volgere al termine.
Ostica ed ostile, la rigida stagione ha provato a rallentare la smania comunicativa della città, a colpi di vento siberiano e pioggia insistente. Ma è bastata un’oretta di passeggiata in febbraio, per capire che tale intento non ha avuto granché successo: anche quando il tempo si è dimostrato più avverso che mai, la pelle della città si è tatuata delle sue pulsioni, dei suoi dubbi e delle sue verità.
Eccone a voi i suoi frutti, per la settima volta, dopo le una, due, tre, quattro, cinque, sei precedenti. E perdonatela, se vi fa un po’ piccare: non parla da così tanto tempo!

::passivo ma colluso
“Eh ma tanto son sempre i soliti quelli che vanno avanti!”, “Eh ma comunque, anche se dividi il vetro dalla carta, alla fine smaltiscono tutto insieme!”, “Eh ma se fai le cose come si deve, gli altri ti passano davanti!”. Eh ma col cavolo!
Che tu sia rassegnato davvero, o in maniera quantomai posticcia, sei complice, senza alcuna giustificazione da calibrare finemente per il tuo caso specifico.
Non hai scuse. Puoi cedere, se vuoi, si può capire, la carriera, i figli, stare al passo con gli altri. Ma ogni tanto, battiti il petto: sei complice.

::shpalman lucano
Con mia grande vergogna, ammetto di aver perso i dati del generoso delatore che mi ha fornito tale reperto. Se ci sei, rispondi, accidenti a me!
Potenza delle preposizioni semplici, direi: con una semplice aggiuntina correttiva, una banale scritta offensiva di stampo campanilistico, diventa una testimonianza positiva e dinamica.
Di che cosa, è da vedere, però. È la vittoria dell’uomo con pochi scrupoli, o ci si può sentire liberi e deliziosamente imbecilli nell’immaginare un supereroe fecale lucano?

::dottor machicazzo
Che bello sarebbe, se gli angoli più sporchi, bui e nascosti della città fossero davvero dei portali verso un’altra dimensione!
Perché lo immaginiamo degli angoli bui? Probabilmente perché basta allontanarsi di poco dalle sicurezze delle vie centrali, tutte folla e negozi, per avere la percezione del fascino e della paura della solitudine. Ed anche perché se la cabina del telefono transdimensionale fosse quella della piazza principale, non sarebbe più un mistero, e tutto il fascino svanirebbe.
Non perdete tempo, allora! Indossate lo sciarpone più clamoroso che avete, ed uscite dal portone, alla ricerca dei portali nascosti tra le mura urbane, come novelli Doctor Who.

::cosa leggi?
E le tasse le hanno ridotte no le hanno aumentate ma in effetti aumentano per colpa della Lecciso perché se Al Bano non la teneva in casa allora dice che i giovani trovavano il lavoro e si sposavano e facevano i figli che non si fanno più i figli ma no li fanno gli extracomunitari che poi sono troppi anche se qualcuno è un gran lavoratore ma resta il fatto che stuprano ed islamizzano dopotutto vengono da paesi poveri dove noi esportiamo la guerra ed importiamo le risorse che se dipendessimo meno dal petrolio e mandassimo avanti l’idrogeno come dice il comico radiato dalla tivvù che è di destra no di sinistra no sta in alto come Terence la prima volta che Candy Candy lo incontrò!
Basta. Grazie, ma basta.

::alla ricerca dell’io mai posseduto
Ribadire sempre e dappertutto quello che si vorrebbe essere, fissare una frase rappresentativa del sé stesso agognato, sintetizzare il proprio ego in una scritta da cioccolatino. La città offre le sue mura anche per questo turpe scopo, di natura squisitamente transitoria almeno per chi scrive: chi abbisognasse di tale misera manifestazione, non tornerà mai sui suoi passi, a verificarne la consistenza, ma punterà a formulare qualcos’altro in qualche altro spazio.
Rimane invece la mappatura delle tracce, un patchwork delle miserie di una società mediaticamente abbrutita ed asservita, vere e proprie ferite sulla pelle di cemento pietra e mattoni.

::comunicazione urbana fica
Un brutto giorno piovoso decembrino, la città si è trovata i tabelloni alle fermate degli autobus tramutate in schemi videoludici: grafica fichissima da web 2.0, bordi arrotondati, colori tiepidini, minimalismo nordico e disegnini compatti e stilizzati. In pratica, la grafica web derivata da quella delle metropolitane, ci torna senza imbarazzo alcuno; è come se un novello artista pop, nell’intento di disegnare una dissacrante pizza margherita, realizzasse l’idea fffica di cucinarla: oooooh ghe grante zenzibilidà de l’ardiiiishda (dei miei stivali).

::pietra miliare onomatopeica
Monumento oramai meta dei pellegrinaggi di tutti i liceali della città, un bel dì questo pilastro di edificio scolastico ha sostenuto il tremendo impatto frontale con gli sbarazzini riccioli di tal “Mori Junior”. La leggenda si sofferma su particolari ancora avvolti nel mistero, come l’abbassamento di ben 24 centimetri del pavimento in classe terza sezione A; oppure il pallone da basket in palestra, che, scosso dall’innaturale sisma, si sarebbe diretto da solo verso il canestro centrandolo dalla linea dei tre punti.
Un trauma adolescenziale. Un trauma cranico.

::gli alti valori non vogliono parolacce
Censura? Autocensura? Errore involontario? E chi può dirlo.
Certo è che la sconsolante conferma sul grande motore universale, è stata corredata in origine di un’ultima aggiunta rafforzativa.
Ora, ci sta anche che lo stesso autore, o un suo succedaneo, abbia desiderato evidenziare malamente l’ultima parola, confondendola a tal punto da renderla pressoché illegibile. Dunque, per farsi intendere, è stato inserito un disegnino stilizzato. Ma anche in quel caso: fallo o fiore?
Esistesse, spero per lui che scriva e disegni molto meglio.

::specchi pacifisti
C’è qualcosa di più giusto e bello della pace? Ma neanche a dirlo.
Allora, riflettiamo. Andiamo a casa, accendiamo il pc e riflettiamo sulla pace. Per meglio riflettere, riempiamo la vasca di acqua calda e facciamoci un bel bagno di riflessioni. Riflettiamo sulla pace, quando in auto accendiamo il climatizzatore, 22°C andranno più che bene. Usciamo a piedi, lettore mp3 carico e pieno di bella musica sulla quale riflettere; qualcosa tipo De André, che ci fa sentire così paceriflettenti anche se accettiamo compromessi per vivere, giorno per giorno.
Quando, satolli e ripuliti dentro e fuori, spegneremo la luce dell’abatjour nel calduccio delle coperte, ricordiamoci di spegnere la riflessione, sennò all’indomani ci ritroveremo con la pace scarica.

::codici di geometria esistenziale
Giochi di aperture alari
che nascondono i segreti
di questo sistema solare.

::autoimmigrazione ultima frontiera

Prima Mossa: albanelli in Nebbiolandia.
Negli anni ’90, gli imprenditori del nord, (nordest prevalentemente) ed i latifondisti del centro-sud, promettono voti e sponsorizzazione ai rispettivi politici locali, in cambio del silenzio e dell’inoperosità sulla questione dell’immigrazione selvaggia e pilotata. È il periodo dello schiavismo light, che gioca a diluire più in là nel tempo la sensazione diffusa, chiaramente mistificata, di un Paese dalle grandi risorse di polivalente natura.

Seconda Mossa: italiondi in Dragonia.
Caduta l’ultima foglia di fico sul sopravvalutato potenziale del Paese, il lavoro vero emigra in Cina, lasciando dietro sé una triste scia di tensioni tra benessere apparente e miseria effettiva. Così facendo, le fabbriche si liberano degli albanelli, che, selezionati con le becere modalità viste in precedenza, certo non possono statisticamente rappresentare la crema dell’onestà. Essi sono quindi smaltiti riutilizzandoli a basso rendimento quale capro espiatorio in molte campagne di varie fazioni politiche, previo sbandieramento del problema di un loro difficile inserimento sociale. Chi prima li aveva sfruttati, ora se ne lava le mani, riversando l’intero problema alla popolazione; e nessuno ha carte in mano, per collegare il ruolo di questi furbetti con le responsabilità dell’immigrazione clandestina.

La Terza Mossa è all’orizzonte, ed è un vero e proprio colpo di genio: produzione autoctona di albanelli e dragoniaci.
Il Mercato richiede operai infaticabili similcinesi, e manodopera a basso costo alla stregua degli immigrati. L’idea davvero innovativa e vantaggiosa è quella di produrli, invece che importarli.
Gli Autocinesi li fai banalizzando lo studio, assegnando agli esami universitari 30 ai bravissimi e 26 agli scarsoni, sostituendo allo studio di base un surrogato nozionistico. Regalare il titolo a tutti, creare corsi di laurea di qualsiasi sciocchezza paventando una inesistente assorbenza del mercato del lavoro, vuol dire vanificare il titolo stesso. Quando saremo tutti laureati, non lo sarà nessuno, quindi nessuno avrà diritto allo stipendio da laureato. I primi Autocinesi saranno gli attuali studenti in Scienze della Comunicazione, che verranno rinchiusi in box 1x1x1 metri, per diventare operai del click del tasto sinistro 24 ore su 24.
Gli Autoalbanelli saranno ottenuti con un processo di imputridimento culturale e calo del potere d’acquisto. Noi tenteremo giorno per giorno di raggiungere, squattrinati, uno status di benessere, quello assolutamente finto e dopato sventolatoci sotto il naso mediante tv, internet, giornali e quant’altro. Lo faremo come lemming in cima all’ultimo promontorio, ma con i toni cafoni da colonia yankee di un Albertone invasato USA: trendy, cool, fashion,uazzamerreganbooi.
È come se ogni giorno tentassimo di passare un Adriatico ideale, poi approdare con un gommone mentale su una Brindisi virtuale, per raggiungere la terra dei noi stessi che non esistono per davvero. Saremo noi, gli albanesi dei noi stessi proiettati dai media, con le ragazze vestite tutte o come barbie cavallerizza in rosa oppure come le fly sintetiche dei cantanti neri, a scimmiottare le loro stesse artefatte dal Photoshop; con i diciottenni tutti con la prima macchina d’ordinanza, foss’anche presa col prestito per famiglie, perché se non sei, almeno hai, lo spettro della pietromasocità.

Autoimmigrazione ultima frontiera di un modello socioeconomico che morirà presto come una supernova: esplodendo.