::comunicazione urbana povera 7

È un lungo inverno freddo, quello che si appresta a volgere al termine.
Ostica ed ostile, la rigida stagione ha provato a rallentare la smania comunicativa della città, a colpi di vento siberiano e pioggia insistente. Ma è bastata un’oretta di passeggiata in febbraio, per capire che tale intento non ha avuto granché successo: anche quando il tempo si è dimostrato più avverso che mai, la pelle della città si è tatuata delle sue pulsioni, dei suoi dubbi e delle sue verità.
Eccone a voi i suoi frutti, per la settima volta, dopo le una, due, tre, quattro, cinque, sei precedenti. E perdonatela, se vi fa un po’ piccare: non parla da così tanto tempo!

::passivo ma colluso
“Eh ma tanto son sempre i soliti quelli che vanno avanti!”, “Eh ma comunque, anche se dividi il vetro dalla carta, alla fine smaltiscono tutto insieme!”, “Eh ma se fai le cose come si deve, gli altri ti passano davanti!”. Eh ma col cavolo!
Che tu sia rassegnato davvero, o in maniera quantomai posticcia, sei complice, senza alcuna giustificazione da calibrare finemente per il tuo caso specifico.
Non hai scuse. Puoi cedere, se vuoi, si può capire, la carriera, i figli, stare al passo con gli altri. Ma ogni tanto, battiti il petto: sei complice.

::shpalman lucano
Con mia grande vergogna, ammetto di aver perso i dati del generoso delatore che mi ha fornito tale reperto. Se ci sei, rispondi, accidenti a me!
Potenza delle preposizioni semplici, direi: con una semplice aggiuntina correttiva, una banale scritta offensiva di stampo campanilistico, diventa una testimonianza positiva e dinamica.
Di che cosa, è da vedere, però. È la vittoria dell’uomo con pochi scrupoli, o ci si può sentire liberi e deliziosamente imbecilli nell’immaginare un supereroe fecale lucano?

::dottor machicazzo
Che bello sarebbe, se gli angoli più sporchi, bui e nascosti della città fossero davvero dei portali verso un’altra dimensione!
Perché lo immaginiamo degli angoli bui? Probabilmente perché basta allontanarsi di poco dalle sicurezze delle vie centrali, tutte folla e negozi, per avere la percezione del fascino e della paura della solitudine. Ed anche perché se la cabina del telefono transdimensionale fosse quella della piazza principale, non sarebbe più un mistero, e tutto il fascino svanirebbe.
Non perdete tempo, allora! Indossate lo sciarpone più clamoroso che avete, ed uscite dal portone, alla ricerca dei portali nascosti tra le mura urbane, come novelli Doctor Who.

::cosa leggi?
E le tasse le hanno ridotte no le hanno aumentate ma in effetti aumentano per colpa della Lecciso perché se Al Bano non la teneva in casa allora dice che i giovani trovavano il lavoro e si sposavano e facevano i figli che non si fanno più i figli ma no li fanno gli extracomunitari che poi sono troppi anche se qualcuno è un gran lavoratore ma resta il fatto che stuprano ed islamizzano dopotutto vengono da paesi poveri dove noi esportiamo la guerra ed importiamo le risorse che se dipendessimo meno dal petrolio e mandassimo avanti l’idrogeno come dice il comico radiato dalla tivvù che è di destra no di sinistra no sta in alto come Terence la prima volta che Candy Candy lo incontrò!
Basta. Grazie, ma basta.

::alla ricerca dell’io mai posseduto
Ribadire sempre e dappertutto quello che si vorrebbe essere, fissare una frase rappresentativa del sé stesso agognato, sintetizzare il proprio ego in una scritta da cioccolatino. La città offre le sue mura anche per questo turpe scopo, di natura squisitamente transitoria almeno per chi scrive: chi abbisognasse di tale misera manifestazione, non tornerà mai sui suoi passi, a verificarne la consistenza, ma punterà a formulare qualcos’altro in qualche altro spazio.
Rimane invece la mappatura delle tracce, un patchwork delle miserie di una società mediaticamente abbrutita ed asservita, vere e proprie ferite sulla pelle di cemento pietra e mattoni.

::comunicazione urbana fica
Un brutto giorno piovoso decembrino, la città si è trovata i tabelloni alle fermate degli autobus tramutate in schemi videoludici: grafica fichissima da web 2.0, bordi arrotondati, colori tiepidini, minimalismo nordico e disegnini compatti e stilizzati. In pratica, la grafica web derivata da quella delle metropolitane, ci torna senza imbarazzo alcuno; è come se un novello artista pop, nell’intento di disegnare una dissacrante pizza margherita, realizzasse l’idea fffica di cucinarla: oooooh ghe grante zenzibilidà de l’ardiiiishda (dei miei stivali).

::pietra miliare onomatopeica
Monumento oramai meta dei pellegrinaggi di tutti i liceali della città, un bel dì questo pilastro di edificio scolastico ha sostenuto il tremendo impatto frontale con gli sbarazzini riccioli di tal “Mori Junior”. La leggenda si sofferma su particolari ancora avvolti nel mistero, come l’abbassamento di ben 24 centimetri del pavimento in classe terza sezione A; oppure il pallone da basket in palestra, che, scosso dall’innaturale sisma, si sarebbe diretto da solo verso il canestro centrandolo dalla linea dei tre punti.
Un trauma adolescenziale. Un trauma cranico.

::gli alti valori non vogliono parolacce
Censura? Autocensura? Errore involontario? E chi può dirlo.
Certo è che la sconsolante conferma sul grande motore universale, è stata corredata in origine di un’ultima aggiunta rafforzativa.
Ora, ci sta anche che lo stesso autore, o un suo succedaneo, abbia desiderato evidenziare malamente l’ultima parola, confondendola a tal punto da renderla pressoché illegibile. Dunque, per farsi intendere, è stato inserito un disegnino stilizzato. Ma anche in quel caso: fallo o fiore?
Esistesse, spero per lui che scriva e disegni molto meglio.

::specchi pacifisti
C’è qualcosa di più giusto e bello della pace? Ma neanche a dirlo.
Allora, riflettiamo. Andiamo a casa, accendiamo il pc e riflettiamo sulla pace. Per meglio riflettere, riempiamo la vasca di acqua calda e facciamoci un bel bagno di riflessioni. Riflettiamo sulla pace, quando in auto accendiamo il climatizzatore, 22°C andranno più che bene. Usciamo a piedi, lettore mp3 carico e pieno di bella musica sulla quale riflettere; qualcosa tipo De André, che ci fa sentire così paceriflettenti anche se accettiamo compromessi per vivere, giorno per giorno.
Quando, satolli e ripuliti dentro e fuori, spegneremo la luce dell’abatjour nel calduccio delle coperte, ricordiamoci di spegnere la riflessione, sennò all’indomani ci ritroveremo con la pace scarica.

::codici di geometria esistenziale
Giochi di aperture alari
che nascondono i segreti
di questo sistema solare.

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11 thoughts on “::comunicazione urbana povera 7

  1. Grazie per i commenti sull’Uomo Tigre, ho apprezzato le puntualizzazioni sul povero Gundam. Dopo la prima magnifica serie, le successive sono state tanto pessime da spingermi a disinteressarmi totalmente alle loro sorti…

    Z.

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