::autoelezioni atto finale

Dopo tanto penare su regole, conduttori e quant’altro, finalmente stasera la tv partorirà l’agognato confronto all’americana, tra i rappresentanti dei due gruppi politici che concorrono alla guida del Paese. Cosa cambierà dopo l’avvenimento?

Niente. Ovviamente niente.

Sulla recessione italiana, tante ne sono state dette: contingenza, spostamento del fronte lavorativo mondiale, ricerca mal finanziata, crisi delle fonti energetiche, sfiga, comunisti, le torte di Nonna Papera, altre stupidaggini a caso. Sulla recessione italiana, tante cose non sono state dette: immigrazione selvaggia favorita nel silenzio degli anni passati, ricerca che anche se finanziata sarebbe pilotata, sprechi a tutti i livelli, saturazione dei posti di lavoro a causa dei concorsi scriteriati ed accalappiavoti degli anni ’80. E la comunicazione solo parziale riguardo la condizione del Paese, è segno che i potenti stanno già mercanteggiando le scialuppe di salvataggio del Titanic Italia.

Ecco allora che, nella realtà delle cose, ai candidati nulla interessa riguardo chi vincerà. Tanto i vincitori sono già decisi e sistematizzati, grazie alla magnifica legge elettorale che innesca una specie di pilota automatico del voto. Immaginate quanto possano essere caldi, in questo momento, i telefoni di quelli posizionati nelle liste elettorali in modo da favorirne la sicura elezione: parenti dimenticati da anni, amici che ti parlano di fantomatici falò in spiaggia, donnine che insinuano una vecchia storia d’amori liceali. Si sono già formate, quindi, delle catene di Sant’Antonio di raccomandati, generati a partire dagli eletti per forza. Una specie di “cartello degli unti”, ultima àncora di salvataggio in un Paese allo sbando assoluto.

Perché allora queste insulse pagliacciate di gente che se ne va stizzita a metà di un’intervista? Perché questa tensione d’attesa, sintetizzata nel laboratorio virtuale della televisione, completamente artificiale?

Bah, è ovvio: il “via” alla Grande Operazione è vincolato solo alla presenza di elettori. Dopo l’allontanamento completo dalla politica vera, utile, quella dei programmi, del lavoro, delle risorse, l’unica speranza era quella di fare delle Elezioni 2006 un grande reality. Un reality al quale lo spettatore può partecipare senza alcun numero 484 da comporre: basta una x su un foglio, e ci si sente già protagonisti nella Casa.

Detto questo, è ovvio che non andrò a votare, a queste condizioni mi sentirei un criceto in gabbia che corre sulla ruota. L’alternativa sarebbe andare a votare, ed annullare una scheda con un gesto clamoroso, anche volgare, da donna dei bassi partenopei. Volevo richiudere subito la scheda appena consegnata ed imbucarla, ma mi hanno detto che non si può fare.

Allora ascoltatemi bene: questo è un coso tondo. Ovviamente, porta la simbolica effige di Ralph e Sam, antagonisti solo per lavoro come i nostri politici. Io non vi sto dicendo di ritagliarlo, non vi sto suggerendo di farne magari un adesivo, non vi sto invogliando a portarvelo in cabina elettorale, e lungi da me l’insinuare nelle vostre candide menti l’idea malsana di appiccicarlo sulla scheda in bella mostra.

Eh, se ve lo dicessi, violerei la legge. E lo farei in un Paese dove se vuoi contravvenire alla legge, devi farne un’altra.

Magari una legge elettorale.

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9 thoughts on “::autoelezioni atto finale

  1. zosimos:eh, come gamberetti in padella, siamo nati per soffriggere.
    passeroad:è vero, tutto comincia ad allinearsi :O
    struzzotv:grazie a te, servo vostro.
    elfokattivo:eeeeh! e mica c’è schifani sopra! 😀
    camelotdestraideale:ma infatti, mi sto già misurando le abbondanti protesi mammarie, entro in sede come una sofialoren postbellica ululando UEEEE UEEE a vanvera.
    L’idea, ebbene sì, era quella.
    qbic:spero di NON vederne le foto allora 😀

  2. Sono fondamentalmente d’accordo con te… ma siamo sicuri che non andare a votare migliorerà le cose? Ho capito la sfiducia e tutto, ma questa non è una via d’uscita (e non sto dicendo che votare invece lo sia… o per lo meno non ne sono sicuro)

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