::il caimano

In generale, ve ne sarete accorti, i miei post non superano mai una certa lunghezza: sono intimamente convinto che, per sua struttura basale, ogni weblog sia caratterizzato da un peso limite per singolo post, oltre la quale la comunicazione inizia a rivelarsi fallimentare.
Anche questo commento all’ultimo film di Nanni Moretti sottostà alla regola aurea. Ma stavolta ho sentito il bisogno di precisare, perché “Il caimano” meriterebbe fiumi e fiumi di parole, né in positivo né in negativo, solo per definire le interazioni tra il pubblico, il regista, gli attori e tutta la carne a fuoco che c’è.
Ho sentito anche il bisogno di questi due giorni, per digerire bene il film. Ed ora, defeco le mie sciocchezze.

Un film che si doveva fare, male o bene che fosse: è questo il biglietto da visita de “Il caimano”. Fare di Berlusconi un’icona prima che qualcun’altro potesse fare lo stesso, ma con intenzioni opposte. Tanto il Cavaliere, un’icona lo è già, ma simboleggia una gamma di valori sempre più vaga e cangiante. Il film andava fatto per ancorare l’immagine di Berlusconi alla dura realtà, a quei suoi trent’anni di attività che sono stati per il Paese un artificioso invaso sociale ed economico.
Il “caimano” appare, ma sempre con una faccia diversa: il ghigno diabolico di Elio De Capitani, o la versione 2.0, incattivita e decisa a tutto, del politico da “Il portaborse”; oppure, le verità che vediamo giorno per giorno in tv, bidimensionali e per questo alle volte lontane ed incredibili; e le ipotesi parlate, quelle terribili e fumettistiche ipotesi sul potere di quest’uomo, proprio quelle che ci scambiamo coi colleghi di lavoro, nelle scuole, all’uscita del cinema.

I soldi per iniziare la scalata, raggiungono i conti del Cavaliere negli stessi anni di maggiore attività cinematografica del protagonista, produttore di b-movie. Dopo trent’anni, il “caimano” è Presidente del Consiglio. L’altro, dopo lungo periodo di inoperosità, deve subire lo sberleffo glorificante del provincialismo mediatico che questi anni le azioni del primo hanno inoculato nella società: quella posticcia masturbazione dalle tinte labranchiane del gusto del trash, che, quando comincia a glorificare sé stessa, diventa trash a sua volta.
Ed è proprio vero: il caimano ha già vinto, venti o trent’anni fa, mettendo su la perfetta colonietta provinciale, dove anche il più tenace dei suoi detrattori si comporta ora in base all’imprinting ricevuto a botte di “Drive In” e claudi cecchetti varii. L’opposizione “falce e iPod” del 2006 nulla potrà, contro il parassita sociale che già cresce, statisticamente impiantato nel midollo della popolazione italiana. Da qui, il terribile finale, perché, dovesse finir male per lui l’avventura politico-giudiziaria, la vera perdente sarà stata comunque l’Italia. Tra il primo ed il secondo tempo, lo dirà Moretti stesso, parlando del lavoro su Berlusconi che la Trinca ed Orlando gli propongono di interpretare, come di  un ennesimo film per eccitare l’antiberlusconismo agonistico light in sala. Purtroppo per me, la platea non ha voluto cogliere l’invito dell’attore-regista, continuando a sottolineare ogni riferimento al premier con grugniti saputelli ed un po’ vascorossisti.

Nel primo tempo, l’alternarsi della storia “caimanesca” con le vicende sentimentali dei protagonisti funziona molto bene. L’effetto globale è angosciante: esistono le problematiche del cuore, individuabili, indicizzabili; più su, meno visibile e tangibile, c’è questa nube atavica che fa da tappo ai tuoi diritti in modo silente, che ti segnala come la tua libertà sia solo un palo ed una catena legata alla caviglia, lunga da casa tua al supermercato, lunga dai tuoi occhi all’informazione più vicina ed artefatta, lunga dalla tua immaginazione alla realtà che ti circonda e che risulta ben diversa.
Poi parla in auto Moretti, dice le cose di cui sopra, ed il film cambia, diventa un’opera dei sentimenti, con un pack di attori davvero bravissimi (tra i quali un untuoso Placido che difficilmente si dimenticherà), ed una storia per i miei gusti troppo zeppa di bambini, dio mi liberi dai bambini al cinema. Con alcune scene davvero interessanti, citazioni felliniane, una cena con pizza express che sembra un Caravaggio, ed una serie di guest star nascoste che potete divertirvi a scovare. Anche con un interessante blooper informatico: uno schermo piatto che non c’era negli anni in cui la scena era ambientata.
Sarà una caravella che naviga sulle rotte della città addormentata, a fare da bianconiglio verso la tana del caimano. Da lì, il “finale del finale”.

Avete in mente quei brani di Battiato che all’inizio vi sembrano ridicoli, col testo troppo palese e pretenzioso? Gli stessi che poi, dopo qualche ascolto, vi rimangono impressi, tanto da costringervi a riascolarli ancora ed ancora? Quelli dei quali alla fine pensate:”Non poteva che essere fatto così”?
Ecco, “Il caimano” vi rimbomberà in testa nello stesso identico modo. Se non l’avete visto, correte a vederlo. Se l’avete visto, necessita rivederlo. E ancora, e poi ancora.

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12 thoughts on “::il caimano

  1. complessivamente ho gradito il film e alcuni passaggi mi sono piaciuti proprio perchè tipicamente ‘Morettiani’, ma si è gridato da più parti al capolavoro, quando a mio avviso questo vi sarebbe stato soltanto se certe scene, che nel film sono relegate nella fantasia del protagonista (Silvio Orlando), avessero goduto di maggiore visibilità e corposità (v. quella del premier e il campo di pallone o dell’inaugurazione di Milano2). Un coito interrotto…

  2. smasho:hai ragione, io addirittura penso che le scene con il Berlusconi immaginato siano frutto di un glorioso rimontaggio, un colpo di testa totale.
    Secondo me, il film era manieristicamente pronto, dopodiché è stata decisa la sua demolizione completa, che ne ha fatto un ibrido perverso, bello dannato confuso ed opprimente.
    Dal ché il voto nullo.

  3. io sono ancora in digestione, forse perenne…..
    cmq ci sono stato attento a trascuratezze del genere, mi fanno sempre tanto incazzare, e questa mi è sfuggita….in un’altra scena, con i giornalisti nei primi anni ’90 quando il caimano annuncia la sua discesa in campo, ci sono tutti monitor a tubo catodico, forse un pò troppo stilosi, ma ancora accettabili.
    sono d’accordo sulla scena della pizza: mai tanta desolazione nutrizional – relazionale fu resa con simile maestria….

  4. ti accorgi che berlusconi è un’icona vera perchè, appena compare, dimentichi gli attori e desideri che il film diventi un blob dei suoi filmati più famosi.
    un dubbio: se gli avessero chiesto di interpretare se stesso, avrebbe rifiutato o accettato?

  5. Falce e iPod… fra poco qualcuno dirà, ad alta voce, che il vero colpo di Steve Jobs è stato far diventare iMac e iPod feticci radical-chic.Quel qualcuno, sia chiaro, farà bene.

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