::the humbucking coil/bernhard fleischmann

Ahiahi, doveva succedere, come da previsione.

Solo sei mesi fa ci siamo posti la domanda: riuscirà ad evolvere? Ecco, la risposta pare essere: no.

È uscito da un paio di mesi, il nuovo album dell’asso nella manica di casa Morr. È un cd molto atteso, dopo l’interessante “Welcome Tourist” e la bellissima sorpresa di “Late“.

Il titolo fa già incuriosire: cosa collega l’elettronica minimale e glitch di Fleischmann col pick up della Gibson? Dobbiamo aspettarci la grande innovazione che non ti aspetti? Allora cominci con l’ascoltare la prima traccia, Broken monitors (ve la faccio ascoltare mettendola in blogradio 2.0, cliccate l’icona apposita nella colonna a destra), e sei al sicuro, nel Fleischmann più tradizionale ed autocitantesi immaginabile. Poi si va avanti con Gain, e lì la sensazione di già sentito comincia a farsi sotto in modo indesiderato: oddio oddio ancora quel Christof Kurzmann e la sua vocina stentorea, che cantilena nello stesso medesimo modo di “Welcome Tourist“.

Alla fine capisci che, sì, è il sound piacevole e riflessivo che ti aspettavi, con meno rumoristica analogica e fruscii, e con la seicorde che la fa da padrona nel lead. Peccato, però, che tutta la freschezza prodotta online qualche mese prima col collega Herbert Weixelbaum, se ne sia andata chissà dove.

Qui c’è solo il reiterarsi dei crescendo in stile canone, dei jolly loops, delle quattro battute, che l’artista non riesce ormai a scrollarsi di dosso. Questo pare riflettere una profonda crisi del genere, una crisi alla quale qualcuno dovrebbe porre un argine per mezzo di uno stratagemma, prima di riuscire ad evolvere in qualcosa di innovativo. Bernhard Fleischmann non sembra esserne in grado.

Intendiamoci: è un disco carino e gradevole. Ma riesce solo a diluire tutto ciò che l’autore stesso ha già fatto in precedenza.

E per quanto riguarda la risposta definitiva al problema della mutazione per sopravvivenza del genere, attendiamo il prossimo, non lontano, album degli ISAN. Lì sì che ci si gioca la partita finale della retronica, chi vivrà vedrà.

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