::comunicazione urbana povera 8

E nulla, dai, a questo punto è ovvio affermare che la città parla di più o di meno secondo moti browniani, cioè in modo proporzionale alla temperatura: è bastato un accenno di primavera, e tutte le parole inespresse dei mesi invernali si sono rivelate entro qualcosa come tre o quattro giorni.
Come risultato dell’agitazione termica di cervelli e bombolette spray, ecco arrivare l’ottavo appuntamento con le parole tatuate sulla cute della città, dopo i numeri uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette. Come una voglia di tintarella e comunicazione.

::piromania unica via
Ancora in pesante botta, dopo l’esame di stato nel liceo di Rossano Calabro o di Thiene, si rivela fantastico metacomunicatore uno dei nostri personaggi preferiti: il fuorisede licantropo, il Céline della ‘nduia, viaggio al termine della Sila.
Iscritto a Storia del Brodino o Scemenze della Comunicazione, si può permettere il lusso di una vita nottambula e dannata dal basso dei suoi esamoni preparati in due giorni. In questa sua dura vita di levatacce alle due del pomeriggio, accumula gli elementi standard di quella personalità così originale, tanto originale da essere assolutamente identica in pensieri ed azioni a quella degli altri come lui che lo hanno preceduto.
Una volta raggiunta l’assoluta indistinguibilità dai suoi consimili, ci piacerà ricordarlo così, acerbo massacratore della grammatica latina. Grazie, nostro beniamino, pecora dolly dell’universo università.

::viaggio al termine del copyright
A me questo ricordo delle notti strane è piaciuto molto. Sarà stato il fondo ocra del muro, o forse perché la mia mente malata registrava un pacman bukowskiano (l’ho detto “malata”?), oppure i fumi di sigaretta che dividono la notte dal giorno.
Però, quel segno di copyright… Una stilettata, come un vascorossistico “siamosolonoi” meno da tifoseria calcistica e più da combriccola culturale. Come se davvero le notti strane non riuscissero a slegarsi dal Grande Mercanteggiamento della Notte.

::pubblico ludibrio di obesità affettive
Una triste esposizione di imbarazzanti nomignoli amorosi, l’affetto tra un pachidermico cavaliere dall’autostima deviata, ed una forma di vita vagamente femminile, rifritta nell’olio denso ed impanata di zucchero in modo massivo.
Cosa potreste immaginare di più glucidicamente morbido e rotondamente ingombrante? Era proprio necessario esporre tanta vergogna tutta insieme?

::pisanu non lo deve sapere che
Voglio andare ad Alghero in compagnia dello straniero. E se lo straniero è un terrorista potenziale?
La signora dell’alimentari, un bel dì, s’è ritrovata questa scritta sul muro di fronte. Sùbito ha temuto che fosse un segnale strategico, un’indicazione per un kamikaze, una traccia di Al Qaeda ad un salto dalla sua vetrina di infedeli salamelle suine. Bisogna avvertire Pisanu, bisogna allertare le forze dell’ordine, bisogna segnalarlo alla Assocarni.
In realtà, sarebbe meglio assoldare un traduttore capace: non è che invece c’è scritto semplicemente “Forza Maccabi”, o peggio, un classico internazionale, tipo “A chi piace la figa tiri una riga”?

::generazione di fenomeni
Ed in cinquanta lunghissimi anni di strimpellate e vita dissoluta, manco un ufficio stampa decente, ad evitarvi certe imbarazzanti figure?
Ma, dico, ne valeva davvero la pena?

 

::la gente deve sapere
Laddove i normali percorsi dell’infomazione falliscono, è la voce della città a fare luce. Verità che devono essere rivelate, allarmi che non possono morire nel silenzio e nell’accondiscendente connivenza, una invisibile  spirale di morte che il solerte cittadino può e deve fermare.
Il volto onesto della società reagisce ai suoi stessi mali! Anche a costo di provocare una reazione uguale e contraria da parte della fazione antagonista: sono già state ipotizzate, ad esempio, canne rollate recanti la scritta:”Fermiamo gli imbrattatori”.

::detto fatto
Il Prof. Sofi si dimostra ancora una volta elemento indispensabile di questa rubrichetta: ecco qui un altro fondamentale contributo da parte sua, per capire i contorti meccanismi del verbo urbano.
Comunicare l’intenzione di smettere di comunicare, è già comunicarlo.
Non puoi fare senza.

::la corte ha deciso
Il termine “processo di piazza” merita davvero un periodo di riabilitazione.
Lo vedete da voi: bisognerebbe provare a risolvere i casi giudiziari più complessi così, richiedere su di un muro il giudizio dei cittadini: chi volete libero, Gesù o Barabba? La verità è che il potere ha una paura maledetta dei muri della città, la sindrome di Pasquino rincorre i potenti sin nelle loro penniche più profonde.
Rimane un piccolo, minimo, insulso particolare da risolvere, dopo un’accusa così diretta e risolutiva: ma Capuano chi?

::tettonica a zolle
E da un certo punto in poi, televisione cominciò a significare: tette.
Tette sempre, tette dappertutto, tette nei momenti più inopportuni, tette in zolle e territori televisivi sempre più diversificati. “E poi, quali sarebbero i momenti inopportuni?” dissero le più riconvertite delle femministe anni ’70, in vena di rimettersi in carreggiata sulla strada della meritata, immacolata, reintegrazione. Tette benedette dal trash e dal cult, tette salvate dalle distinzioni erotismo/pornografia, tette siliconate e tette della pubblicità del silicone sigillante. Tette impossibilmente ricche ed abbondanti, tette che spendevano più di quanto guadagnassero, tette piene di debiti ed inseguite dai creditori.
Passano molti anni, ed il 10 aprile 2006, il mio vicino di casa mi chiede:”Ma poi, chi l’ha rivotato?”.

::vederti e non ascoltarti
E già, ché mica c’è scritto che non ti vogliamo più?
Ti vogliamo lì dove sei per incontrarti ogni giorno, hai i capelli mossi e corvini, sei sempre ben vestito, hai l’occhio sottile e marpione che esplora sì l’anima, ma anche più in superficie, cioè dove ci potrebbe interessare maggiormente. Se solo sparassi meno cavolate…
Dai, provaci! Giocheremmo al sequestro, soddisfacendo la nostra piccola fantasia perversa.
Firmato: le tue adorate casalinghe in giusta fuga dalla realtà coniugale.

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16 thoughts on “::comunicazione urbana povera 8

  1. Il Céline della ‘nduia è chiaramente uno scienziato della comunicazione, almeno a giudicare dalla citazione di Debord. Certo, talmente originale che fra un po’ perfino Daniele Interrante terrà le sue lezioni su Deleuze.

  2. lambdasound:aaaah, mancanza d’ignoranza, come direbbe Paolini!
    Grazie, non conoscevo la cosa, quindi l’intraducibilità è dovuta alla necessità di ottenere l’allegro palindromo in forma straestesa. Allora la prossima volta possiamo fare palindromi slegati da una lingua esistente/esistita. Ad esempio: qwdvbnm mnb bnmmnbvdwq.
    Tanto…

  3. danilama:gneeem, c’è un cubillo azzurro con una busta disegnata su tutti i lati proprio qui, nella colonna di destra. Oppure puoi usare la messaggeria interna splinderiana.

  4. Essendo stata colpita dal tuo piu’ che interessante blog…( parlo sia dal punto di vista grafico , sia concettuale) mi permisi di linkarlo all’indirizzo di cui sopra. ( che poi è il mio blog…ancora in via di definizione!!!
    Ciao
    Elisabetta

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