::la stimolazione mediatica nel transito adolescenziale

Dai dai dai, che è quasi finita, è praticamente finita, è finita la scuola anche quest’anno!

L’euforia dei liceali a fine maggio è sempre quella, prima di poterla condire a suon di gavettoni durante l’agognato ultimo giorno.

Eppure, qualcuno è triste. Triste e confuso.

Ogni istituto superiore può vantare la sua statistica fetta di adolescenti agghindate a mo’ di cloni di Avril Lavigne, la canadesina fintoincazzata, alta come Puffo Brontolone ma con molto più mascara.

Per capire cosa le ragazzine vogliono clonare di questo modello, basta addentrarsi ridendo il meno possibile nel sito italiano ufficiale, ed estrapolare dalla biografia cosucce così:”Originale senza pentimenti. Sfrontata.“; oppure andarsi a prendere dal sito di MTV roba tipo:”Passato il tempo dei cloni di Britney e visto che la stessa Britney non è più una semplice ‘girl’ ma si dirige verso l’età adulta, adesso il mondo è in mano a una skater punk dalla faccia d’angelo ma dallo spirito diabolico.”.

Assomigliare ad Avril è come ribellarsi, ma in modo griffato; lei ha sempre la faccetta dura, del tipo “il mondo è cattivo mi fa schifo ma dentro ci ho tipo un animo zenzibbbile”; il vecchio video di “Sk8er boi” ancora agita i fantasmi di un ‘ribelle’ attacco musicale in centro città all’ora x, e solletica il desiderio di essere accettati dai coetanei come protagonisti di un palco ‘contro’ improvvisato ad un incrocio di strada.

È perfetto per una quindicenne, perfetto.

Ma il Mercato pretende anche di volerti svezzare ai piccoli dolori della vita: la Silvietta della 3F non ha preso bene le foto della sua beniamina nel nuovo look modello Cannes, come questa, questa e questa.

Silvietta era convinta che esistesse una cantante molto giovane, le cui controverse decisioni in campo artistico si rispecchiassero per davvero nell’immagine che il pastrocchio di impresari major e pubblicitari vomitano quotidianamente sui media. E che questa si presentasse solo così. Assomigliandole in superficie, Silvietta intendeva far da prisma di rifrazione per il suo primissimo cartamodello di personalità.

L’ho cercata dopo mezz’ora buona, ché a seguire la lezione non c’era. L’ho scovata in bagno, a fissarsi inebetita allo specchio del lavandino più nascosto. Allora mi calmo, rallento i miei gesti, le sfioro piano la spalla per attrarre la sua attenzione, come si farebbe per una sonnambula. Lei non si gira neanche, ma fa sentire la sua presenza, dicendosi allo specchio:”Ma che cazzo sto facendo?”.

L’ho sentita, l’ha detto senza peso sul cuore. Anzi no, l’ha detto proprio schernendosi, ridendo di sé stessa.

Oggi Silvietta ha varcato uno dei cancelli dentro di sé, ed ancora non lo sa. L’euforia dei liceali a fine maggio è sempre quella.

::wonkatest 02+03

È passato molto tempo, dal post precedente. È che in primavera non si riesce a resistere dall’inforcare la bici ed andare sui ponti a prendere il primo sole e l’ultimo vento, Gattasorniona sa cosa intendo. Oggi poi, l’aria è satura del profumo di fiori, proveniente chissà da dove, forse da tutte le direzioni. Un’aspersione così potente, da confoderti le idee e, se sei in bici, anche l’attenzione al manubrio.

Ma questo non significa che io sia rimasto con le mani in mano. Ecco altri due veloci WonkaTest, che seguono i diretti suggerimenti degli amici che commentarono il primo.

Non so se avete notato, negli ultimi tempi (e non faccio gli esempi ovvi) molte case mettono sul mercato la versione special limited EX soopah-doopah olé olé eccetera dei loro prodotti più semplici e popolari, in un anacronistico rigurgito anni ’80.

La Loacker non si sottrae alla moda imperante, e rilascia una sòrta di potenziamento cioccoloso dei già ottimi wafer al cacao, tagliati più larghi e bassi.

La forma riportata sulla confezione non è molto veritiera, ma probabilmente, giocando sul grandangolo in modo così estremo, è facile confondersi. Purtroppo, un così pronunciato effetto lente fa immaginare chissà quali spessori del nero agognato ingrediente, cosa assolutamente non vera.

Il prodotto ha una struttura rigida, quindi di facile riproducibilità. Certo, la sua fragilità porta a qualche rottura, ed il perimetro è sempre e comunque caratterizzato da una nuvoletta di briciole che si incolla a quel po’ di crema nera fuoriuscente dai bordi per risposta termica. Nonostante ciò, và, ci si può ritenere abbastanza soddisfatti.

L’immagine sulla confezione risulta abbastanza sobria, giusto con un colpo di livellatura colori per mettere in evidenza la trama del biscotto. Assolutamente velleitarie, ma di puro ornamento, le roselline che dovrebbero fare molto Heidi col nonno e Nebbia, appoggiate a dei blocchi di cacao fondente un po’ fuori luogo, ma non di tanto.

Il coefficiente di difficoltà è neutro, quindi nullo: materiale solido ma fragile.

La categoria risultante è la E. Questo perché il trucchetto del grandangolo sa un po’ troppo di furbata volpina, su un prodotto abbastanza riproducibile. Bah, poteva andare peggio…

Accolgo il primo dei suggerimenti dei commentatori, e ne aggiusto la mira di finezza, puntando ad una confezione famiglia del genere sfizioso. Per capirsi: il “genere sfizioso” ripropone la stessa materia, in una forma più accattivante, solleticando l’aspetto ludico del consumo alimentare. In questo caso, i Mini Coni sono riproduzioni in scala dei due gusti del cornetto Cinquestelle. Nella confezione, metà sono al gusto vaniglia, metà al cacao.

La forma reale del prodotto si allontana non di poco dall’utopistica simmetria del disegno sulla scatola, riproponendo il problema già visto nel WonkaTest 01 riguardo la distribuzione dei materiali in testa al gelato. Ora, con una superficie minore, il problema è ancora più evidente, e coinvolge anche le onde di cioccolato. Ma la vera tragedia riguarda il cono alla vaniglia: quello che in figura riprende il disegno del gemello, nella realtà è realizzato come un’accozzaglia casuale di caramello e mandorle, su un letto stocastico di spruzzi di cioccolata. Una vera falsità.

L’assoluta casualità con la quale avvengono le coperture dei coni, rende il prodotto malamente riproducibile, sebbene la stazza ridotta dei coni conferisca una maggiore resistenza agli effetti termici, ed alle fratture del corpo del cono.

A parte ciò che riguarda il disegno del prodotto stesso, elemento che pesa sulla prima voce in pagella, la confezione riporta un po’ di arabeschi su sfondo blu notte, due quadratini di cioccolata (cosa non falsa, è vero che ci sono le gocce di cacao), ed alcune ipotetiche mandorle da fiaba nordica a braccetto col Photoshop.

Il coefficiente di difficoltà è quello relativo ai gelati commerciali .

Come nel caso precedente, la categoria risultante è la E, quella della piccola mistificazione. Questa volta, tale giudizio non è stato causato dalla furbatina strategica, ma dalla piena ed evidente mancanza di connessione da parte di uno dei due elementi valutabili, nei confronti della sua più immediata pubblicità. È chiaro che, trattandosi di un gelato e non di un wafer, il coefficiente di difficoltà conferisce un clemente arrotondamento al voto globale. Ma il bambino che è in noi non se ne farà una ragione, comunque.

WonkaTest precedenti: 01.