::medicine mercs high school

La più cara amica della mia xxxxxxxxxx è una vincente.
Votata alla famiglia ed assidua xxxxxxxxxxxxx di xxxxxxxxxx elettronica da cucina, svolge un positivo e regolare processo di conservazione della specie, coadiuvata da un marito xxxxxx ed informatore scientifico del farmaco.
Non si diventa isf per caso: è una vocazione, non un mestiere. Non per niente questi lavoratori hanno i bigliettini da visita col prefisso "Dott. Ing. FeldMaresc. Figl. di Gran. Putt. Lup. Mannar. Pezz. di Merd." eccetera.

Da quest’anno, l’Università di Siena selezionerà un nucleo ristretto di 10-20 adepti, col beneplacito dell’AIISF (l’associazione di categoria), per inaugurare un corso di laurea sulla materia, in linea con altri atenei. La commistione delle materie è da brivido: formazione scientifica abbastanza light, ma a suo modo adatta allo scopo, intervallata da nozioni di psicologia e marketing. Come se l’efficacia di un medicinale (non di un videogioco o di un detersivo, di un medicinale!) non dovesse essere causa unica della sua ficcanza sul mercato. Ad altri apparirà cosa normale, a me spaventa, che ci volete fa’.

Premetto: chi sentisse il bisogno di entrare in polemica con la mia visione delle cose (certamente estremista, e non scevra di una vena satirica), dovrà prima passare le forche caudine di chi ne ha parlato molto ma molto meglio di chiunque altri.
Se le figure in larga maggioranza richieste da questa Italia dei co.co.pro sono gli isf e le figure di recupero creditizio, non passerà molto tempo, prima che qualcuno istituisca il corso di laurea in Formazione Agonistica applicata all’Economia Bancaria, con esami di podistica, ju-jitsu, lotta greco-romana e vituperio estenuante da convincimento.

La mia xxxxxxxxxx lavora nella scuola primaria, ed affronta il taglio delle elargizioni statali anche grazie ai gadget di questo conoscente. Seppur piccola, guardate l’immagine di fianco: regalini firmati davvero ricercati, e medicinali generici a pioggia! Qui c’ è solo l’ultima mandata, e tra pillole ed unguenti, si possono scorgere radioline da jogging, righelli supersonici, dischetti da 3½, penne fantascientifiche, fonendoscopi pediatrici, interi kit auto di pronto intervento e tanto tanto altro.
Io quando posso, rifuggo facili frasi dall’afrore vagamente populistico, ma stavolta non ce l’ho fatta. Non ce l’ho fatta a non pensare alle popolazioni che non possono avere, chessò, la nimesulide perché è un marchio registrato.
Praticamente, ho fotografato un piccolo tesoro. Ma alla latitudine sbagliata per essere riconosciuto tale.

Il post ha subìto censura postuma in base a recriminazioni di uno dei suoi protagonisti. L’autore del blog ha accettato tale scelta, non per verificata giustizia, ma per affetto. Bonario.

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::maria tamagotchi

E stasera? Come la conceranno?
È come avere una Barbie Tamagotchi televisiva da vestire in mille modi differenti: Maria reginetta del ballo, Maria al corteo femminista, Maria imprenditrice varesotta, Maria maestrina elementare, Maria incontri del terzo tipo, Maria nonna narrastorie, Maria novella nausicaä…

Maria Cuffaro, telegiornalista di RaiTre, giovane promessa della pittura, ex maestra di lingue, pupilla di Curzi e di Santoro, vive quotidianamente un rapporto conflittuale con la sua truccatrice, arricchendo così, sera dopo sera, un portfolio di icone femminili che dovrebbe essere tutelato dalla Comunità Europea.
Nello splendore dei suoi quarantadue anni, è capace di far dimenticare con un filo di trucco ed un’acconciatura differente, quel sentore di convinta organizzatrice di manifestazioni al liceo classico che, per sua natura, non la lascia mai del tutto.

E domani? Come si presenterà?

::retroinfamia!

Nessun segreto dura per sempre, lungi da me sfidare l’assiomatico o l’evidente. Sì, va bene, perché allora uno dei miei, di segreti, dev’essere svelato a causa di attualità così infamante?

Da veri appassionati di retrocoding, io e molti miei "colleghi" usiamo le macchine più vetuste di mamma Commodore, e delle comari di questa (Sinclair, MSX, Atari e minori), anche per lo stoccaggio ed il trasferimento arcisicuro dei dati. Ognuno di questi calcolatori ancestrali, infatti, ha generalmente il proprio formato univoco di immagazzinamento della memoria. Inoltre, il collegamento ad un normale PC attuale è cosa facile, e ciò permette promiscui scambi di dati, all’occorrenza.
Ma non si tratta di archeocriptaggio diretto: la profonda conoscenza riguardo computatori di così lunga data, è oramai appannaggio di ristrettissime cerchie di esperti; e questi ultimi hanno sviscerato ogni aspetto di quella macchina, potendo così aggirare i controlli di chiunque volesse accettarne la sfida.

Ricordate la folle ondata, cieca ed ingiustificata, contro i giochi di ruolo? O quella, oramai folcloristica, contro la violenza negli anime? E ricordate la discussa possibilità che Sailor Moon potesse minare la virilità degli italici preadolescenti?
Evidentemente, è un po’ come il gioco della bottiglia, ed ora tocca a me. Stando alle prime anticipazioni riguardo l’intervista della sfortunata vittima, Wolfgang Priklopil, il rapitore di Natascha Kampusch, usava criptare i suoi dati mediante un Commodore 64. Il computer è ora al vaglio della polizia austriaca, che ha anche lanciato un appello, per ottenere quanto più aiuto possibile dagli appassionati in zona.

Va bene, dai, facciamo delle scommesse. Secondo voi, quanto ci metterà il cinico mercato della (pseudo)informazione a demonizzare retrocoding e retrocomputing in generale? Con quali particolari truculenti e piccanti, i giornalisti di minor peso (e con meno scrupoli, quindi) acquerelleranno il cupo profilo del geek malato? Secondo me, si riveleranno tutti così solerti, che mi sento in dovere di offrire il fianco, con un po’ di immaginifico erotico ad 8bit, e quella protoviolenza ludica che dovrebbe far ridere, ma se usata a dovere…

Oh, inviatemi pure le vostre puntate di scommessa! Adesso iooo…eee…io sarò un po’ impegnato a bruciare una montagna di floppy da 5¼, prima di avere visite improvvise in casa, ed essere arso vivo su pubblica piazza.