::il giorno + bello

Il voler scrivere e dirigere una commedia dal retrogusto amaro, un film leggero ma non banale, non significa che si possa oscillare inavvertitamente tra il paradossale ed il non senza particolari precauzioni d’uso. Né che si possano utilizzare i personaggi un po’ come si vuole, stiracchiandone all’infinito le peculiarità.
Purtroppo, Massimo Cappelli, regista e sceneggiatore, si è concesso ambedue i lussi, con risultati mediocri.

Ciò che non ha a che fare col nucleo dell’opera, funziona benissimo: gli attori danno tutti belle interpretazioni, anche perché azzeccate (Selen fa la collega di facili costumi, la Placido fa la ragazza comune, tutto al posto giusto), la costruzione accessoria dei personaggi (frasi tipiche, abbigliamento, oggettistica) è ben studiata, da altri evidentemente. Tutto rovinato dai dialoghi e dai meme.

I dialoghi non sono “leggeri”, sono perlopiù proprio sempliciotti, in pochi casi fino a scadere nell’avanspettacolo bagaglinico.
Le azioni ed interazioni dei/tra personaggi sono spesso pateticamente incoerenti, oppure ridicolmente radicali; dalla storia si può evincere, ad esempio, che dentro ogni uomo di sinistra, c’è un conservatore che vuole sortir fuori, e che lo fa di botto, senza un particolare meccanismo, aldilà di una caratterizzazione studiata. Perché Leo fa il discorso più sentito del film con una che non ha mai visto prima in vita sua? Perché l’amico con l’Unità in tasca si sorprende per la commistione di Leo con un futuro regolare da sposato, quando già lo conosce come bancario in fighissima banca?

Infine, i meme: quando vuoi tenere insieme un film che avanza per episodi, li leghi ben bene con i meme, sia quelli d’ironia che quelli di puro linking. Se sai fare di più e di meglio, non ne hai bisogno; sennò, li usi, degradando la tua opera a qualcosa che sa più di fiction che di cinema. Qui ce ne sono ben quattro. Quattro! Uno, la titolatura dei capitoli inserita negli elementi di scena (tra l’altro sempre sovraesposta, per venire incontro alle nostre capacità ridotte, evidentemente); due, l’inutile regalo che si frantuma ad ogni resurrezione; tre, tutti si accorgono del pallore del protagonista; quattro, l’indesiderata caffeina. Tolti questi, una fetta di film va via per lasciar posto a momenti noiosucci.

In questo film, c’è tutto ciò che serve a divertire le persone più semplici. Ma solo quelle, perché il confine tra leggero e sciocco è qualcosa di ben definito, e in questo c’è dello sciocco, non “unfilmperidere micachepeffozza unodevevedelecosepesandiesserie”, solo sciocco. È un vero peccato, perché lo spunto era validissimo, ed è il cast a salvarlo dall’inferno. Gli ingranaggi sono bellissimi, ma è il progetto meccanico a non essere rodato bene.
L’albertosordismo si è reincarnato nelle nuove generazioni, ed è tornato per uccidere, a quanto pare.

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16 thoughts on “::il giorno + bello

  1. uhm… stavolta mi hai fatto perdere un pò di tempo per individuare l’esatto significato del termine “meme”, fino ad ora sconosciuto al mio vocabolario.
    Dal punto di vista definitorio, non sono rimasto soddisfatto. Utilizzato spesso in maniera vaga come sostituto snob di “elemento di raccordo arbitrario tra concetti diversi” (c’è anche un orrendo “unità di informazione!”) permane in posizione scomoda in discorsi fumosi o quantomeno poco chiari (o quantomeno illeggibili).

    Chiarissimo è il significato che tu gli attribuisci. Che è quello di “elemento di raccordo visuale tra scene altrimenti slegate tra loro”. Ho provato a vedere se c’è un suo utilizzo a livello di gergo tecnico cinematografico e di regia, ma google è molto arido al riguardo.

    Mi viene da pensare che abbia coniato tu questo utilizzo in tale contesto.
    Ah, quante se ne imparano…. 😉

  2. PabloOffline:essì, l’ho adattato io, perché i nomi degli stratagemmi sono le ultime parole ad entrare in ogni vocabolario che (non) si rispetti.
    phoebe:in verità non so dirlo, perché ricopre praticamente il ruolo che ha nella vita di tutti i giorni. Ma accidenti la prossima volta ci vado sapendo, eccheccavolo.

  3. Pablo: meme è l’equivalente informativo di gene, e tra tutte le tue possibilità la traduzione più vicina è quella per te orrenda. E’ concetto introdotto da Dawkins ne Il gene egoista, ed ha a che fare con l’evoluzione delle culture come i geni hanno a che fare con l’evoluzione delle specie (anche se Dawkins avrebbe leggermente a che ridire, di questa semplificazione). Se ti piace l’inglese, il capitolo originale di Dawkins lo trovi qua:
    http://www.rubinghscience.org/memetics/dawkinsmemes.html

    Io non l’avevo mai visto usato alla Kekule, ma non è insensato (e ricorderebbe in piccolo la selezione artificiale che si fa per creare e far sopravvivere specie che da sole non si arrangerebbero).

    Vincenzo

  4. Vincenzo: Certo che conosco Dawkins, l’evoluzionista radicale che vuole abolire la religione…vedo che ha continuato ad arrabattarsi sulla sua idea di evoluzione culturale dai tempi dell’orologiaio cieco (minchia sono sempre indietro)… in ogni caso il termine mi pare molto versatile ed adattabile ad un utilizzo astratto e generico… ha quell’aura splendidamente snob che male si adatta ad un gergo tecnico”! 🙂

    Se dawkins ha ragione, la versione kekuliana si diffonderà percolando tra i creativi….

  5. quasiblu:memè è bellissimo, sembra quasi una Georgie o una Péline o una Mimì, “Fiori d’arancio e cuori infranti per la dolce Memè”, “Memé l’angelo delle colline”, “Insegui il tuo sogno, piccola Memè”…

  6. Se vuoi ti scrivo anche la sigla in perfetto stile A. Valeri Manera.

    “Piccola Memè, la vita è così,
    sorride soltanto a chi dice di sì
    e quando guarderai lassù
    più in là del cielo blu
    sentirai un soffio d’amore
    che nasce dentro il tuo cuore.”

    Ad libitum

    Z.

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