::rugbisti su marte

La7 mostra da sempre di avere certi fulcri d’interesse, vattelapesca sapere quale capetto li abbia rispettivamente innescati. Tematiche fisse sembrano essere: l’universo omosex, Star Trek ed il rugby.
Di questi, lo sdoganamento del nobile sport anglosassone ha fatto di me, da un annetto e mezzo, un sostenitore. Non accanito né fanatico, ma pur sempre un sostenitore.

Il rugby dà l’idea di richiedere al giocatore il massimo delle singole caratteristiche: potenza, precisione, tattica, lucidità, velocità, scatto, resistenza devono portarsi tutte oltre un certo livello. Questo non solo per far di te un buon giocatore, ma anche solo per permetterti di affrontare tutti i grandi e piccoli traumi che, immancabilmente, c’è da sostenere durante il singolo match. Il risultato visivo è una spettacolare alternanza tra elaborati schemi corali, ed apprezzabili iniziative personali.

Il vero appassionato di rugby ti descrive la sua passione intessendo, in genere, tutta una trama di guareschiana schiettezza, fatta di fairplay eletto, di una conclamata cappa contenitrice di “pansportività”. A completamento delle sue tesi, cala il jolly: con aria di animale da pub e voce alla Ligabue, decanta le glorie del mitologico Terzo Tempo, rivoluzionaria (specie per la calcistica Italia) dimostrazione di intaccabile genuinità sportiva che riunisce i due team davanti ad un bancone di birreria.
Pertanto, come non desiderare per questo sport un mercato italiano più grande, che possa diffondersi in misura maggiore, anche mediaticamente, diventando così la flebo di innocenza per ogni malato di calcio moderno?

Io non lo desidero, almeno al momento.
Durante le telecronache, già ora sento usare parole come “onore” ed “orgoglio”, in costruzioni logiche troppo ricercatamente maschie e viriloidi. Un po’ alla stregua del piglio pseudoammmeregano dei commentatori del wrestling, oppure dell’imbarazzante terminologia da bar sport di Carugate che descrive le gare motociclistiche. Inoltre, si intravedono prototipi di tifoserie politicizzate, anche se in gruppi sparuti, come fossero club della creatina provenienti dalla stessa palestra. Intendiamoci: non è certo il rugby in sé a portarsi questa dolorosa eredità dai tempi dei GUF (fu il Fascismo ad inoculare il rugby in Italia). Io non temo i fan del rugby, io temo la pericolosa attitudine tutta nostrana, di imbastire un mercato sventolando quelle due o tre ideologie in croce, grazie alle quali si usa far transumare consensi, siano essi poltici o economici. Icomunishdi versus Ifascisdi, il Sud ed il Nord, la Juve e l’Inter, le donne contro gli uomini, chi è più forte tra Mazinga e Goldrake.

Sono convinto che, appena si comincerà a sentir puzzo di moneta, il rugby assumerà in Italia il ruolo, totalmente erroneo distorto perverso e fuorviante, di baluardo delle patriottiche virilità e littorie manifestazioni. D’un sol botto, il pubblico genuino del piccolo rugby italiano verrà travolto da una soverchiante tifoseria fallocefala, un mix micidiale di nazionalismo esasperato ed ipertrofia mascolina anche virtuale.
Sono altresì convinto che attualmente qualcuno stia carotando il mondo del rugby italiano, per testarne le differenti potenzialità: ogni tanto c’è un episodio che dà da pensare, una manina romanamente alzata, un coretto che non t’aspetti; robetta pronta a spegnersi alle giuste proteste del pubblico, cosucce che ritornano in chissà quale buia botola, pronte però a riattivarsi per la prossima tastatina all’ambiente.

Siamo davvero sicuri di volere una crescita repentina del rugby in Italia? Quanto ne perderemmo, del rugby metafora di Marco Paolini?

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8 thoughts on “::rugbisti su marte

  1. Che ci sia un tentativo in questo senso, concordo pienamente. Non è detto che si riuscirà, però, a rendere il rubgy un gioco radicato nel tessuto fascistoide italiano a tal punto da renderlo un bersaglio per istanze di quel genere. Credo manchi, in questo senso, la possibilità di fruirne in proprio, come avviene con il calcio.
    Staremo a vedere. Anche se spero di non vedere nulla.

    Z.

  2. La vedo come Z., anche se personalmente qualche partita me la farei 😀 , mi diverte un sacco quando passano le partite in TV (anche se mi dicono che l’esito finale degli incontri sia molto meno imprevedibile rispetto al calcio).

  3. Zosimos+ABS:eh ma ho proprio paura che il nuovo playground di fruizione sia mediatico, per un neofascismo virtuale.
    Vero: vedere una partita ti fa venir voglia di giocare.

    Quanti bei retrolink, ABS, ci conosciamo dal punto di vista commodoriano?

  4. Speriamo di no. Anzi, penso che sia quasi impossibile, il rugby ha degli anticorpi fortissimi e la mancanza di finzione (cosa che il calcio e lo pseudofascismo possiedono in quantità). Benevenuto nel club.Xabaras

  5. A mia mamma il rugby piace tantissimo. Si siede davanti alla televisione, intendo proprio davanti davanti che quasi la tocca, e si chiude in cucina. Preferibilmente ci invita a uscire di casa perché un po’ si vergogna delle sue esternazioni di tifosa.
    Non avevo mai pensato al rugby come a uno sport fascista… Ho sempre pensato che fosse uno sport da mamme.
    Mi hanno cresciuta malissimo, comunque.

  6. laspostata:ovviamente, non è uno sport “fascista”. Come avrai letto anche negli altri commenti, noi semplicemente speriamo non vi siano derive destrorse che poggino sulla conclamata mascolinità, non solo fisica, del gioco.
    Lo speriamo.

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