::i sacrifici umani nell’era di internet

Ma siete impazziti? Ma quale contratto e contratto?!

No, dico: volevate arrivare al contratto per i giornalisti proprio ora? Ora che c’è da raccogliere i frutti dell’università-licealone?

Alla fine dell’anno 2006, un neolaureato può dribblare la grande deriva occupazionale solo arruolandosi in tre eserciti mercenari: rappresentanti di medicinali, recupero crediti e, agguerritissimo ultimo arrivato, content managing.

Alla faccia della definizione scolastica di quest’ultimo, il surrogato nostrano del content manager è, in pratica, uno che succhia informazioni da un largo spettro di blog e siti vari, reimpasta il tutto per farne una amalgama non riconducibile alle singole fonti, infine passa la palla alla direzione, che ripubblica il materiale secondo la sua linea editoriale. Se qualcosa dovesse andare storto, se qualcuno dovesse riconoscere brandelli del proprio lavoro trapiantati in altri contesti, la colpa la si fa ricadere sul mercenario co.co.pro, si taglia una testa di minimo peso specifico, ed il malefico mostro redazionale chiuderà il cerchio agognando nuovi sacrifici umani.

Il momento è magico. Lì fuori c’è una schiera di laureati all’acqua di rose col pallino della comunicazione, dal profilo mediamente non elevatissimo. Una polla di autocinesi del click del tasto sinistro, pronti per essere illusi a botte di immaginifici lindi e tecnologici come un iPod; come le jpg similscandinave del lavoro ideale che si vedono su La Repubblica MioJob. E voi, proprio ora vorreste bloccare questa macchina di reiterazione, che tramuta facili sogni in precariato costante succhiandone la linfa, e che si trova lì lì per raggiungere il pieno regime?

No signori miei, non si ferma un’emozione.

Figuriamoci un massacro sociale.

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::cineservilismo notturno

Domenica notte, e non riesci pienamente a raccapezzarti del fatto che domani, lunedì, devi rituffarti nel traffico per raggiungere il posto di lavoro. Quindi, provi ad affogare i rimorsi della tua pessima ottimizzazione dei tempi nel fine settimana, lasciando fuori della porta il cervello ed affidandoti ai flutti monodirezionali della tv.

Di notte, di domenica, Marzullo è un po’ meno Marzullo, quando riunisce un manipolo di critici cinematografici nella trasmissione “Cinematografo“, allo scopo di presentare e recensire le opere in uscita. Dico io: avere i vari Caprara, Detassis, Magrelli, Dell’Olio e compagnia cantando, è chiaramente interessante, oltre che utile. Difatti, se non si è cinefili 24h/7d, e se non si lavora nel campo, avere una bella cricca di critici più che validi ti permette di indicizzare i film che vorresti vedere, così da sfruttare al meglio il limitato tempo da dedicare al cinema. Per di più, la trasmissione risulta complessivamente piacevole.

Stanotte, 18 dicembre, s’è parlato di quel sicuro capolavoro che è “Olé” dei Vanzina, una delle schegge schizzate via dal frazionamento del tradizionale filmaccio natalizio. Passano le prime imbarazzanti immagini, preludio sicuro ad una grandine di derisione e biasimo, che io già malignamente pregusto. Sorpresa, il regista è presente in trasmissione. Eh ma questi qui, eh, questi lo fan di mestiere eh! Questi non hanno peli sulla lin…

A questo punto, da parte di tutti, ma tutti tutti, partono lodi, note positive, inviti apertissimi ad andare a vederlo, complimenti per “quella che è la battuta di questo natale, quella della pensilina”. A me si pietrificano gli attributi, che cadono poi al suolo emettendo suono sordo e sinistro. Per tentare di dir qualcosa di buono, tutti si appigliano a singoli particolari, un po’ come gli impiegati fantozziani versus Eisenstein (“la carrozzina!”, “l’occhio della madre!”, “la magnificenza del montaggio analogico!”); oppure si fa notare come, mancando quest’anno la produzione direttamente disneyana, quest’anno sia “Olé” il film per bambini per eccellenza; i più coraggiosi sparano citazioni e fanno similitudini importanti senza vergogna alcuna.

È vero che i Vanzina del 2006 hanno tentato la via di un drastico taglio al pecoreccio. Ma questo non basta a debellare le gag trivialotte o banali, né tantomeno fa di “Olé” un prodotto dedicato ai più piccini.

Quella che secondo una dei presenti è la brillante freddura “della pensilina”, l’ascoltiamo anche dal teaser in tv:”Ma quale pancia! Questa è la pensilina, la sala giochi sta sotto!”. Sì, non fate quell’espressione sorpresa ed un po’ snob, è evidente che questo battutone monolitico resterà negli annali della comicità raffinata di tutto l’universo conosciuto!

Mentre lorsignori s’aggrappavano sui vetri di chissà quale dovere professionale, le loro omaggianti fatiche editoriali facevano da testo per le immagini del film, fatte di scenette della siringa, belle figliole in bikini, corna dalle auto in corsa. Uno scenario trascendentale.

A quale ricatto hanno dovuto cedere, quelli che, chi più chi meno, ho sempre ritenuto professionisti? Quali oscuri poteri in gioco possono far arrivare a tanto?

È forse arrivato il momento di apporre una sentita firma?

::cronache da una sconfitta silente

The Office” è il meraviglioso novello “Fantozzi” dell’era della globalizzazione.

L’effetto è il medesimo, guardandolo si subisce la stessa micidiale tendenza a rispecchiarcisi in pieno, ma stavolta nessuna situazione da cabaret d’avanspettacolo correrà in nostro aiuto. Piuttosto, sarà la realistica presa diretta a prenderci alle caviglie, e farci scivolare giù giù giù, fino al nucleo delle nostre rispettive Carugate, fino al Cinisello più profondamente nascosto nel cuore della nostra quotitidianità più vera, e non quella depurata ed edulcorata a suon di iPod di cui scriviamo sul nostro blog.
Le formule lessicali che intrecciano le essenze dei personaggi ben oltre la vita d’ufficio, sono davvero emblematiche: hanno il sapore di un rampantismo così lontano nel tempo, cristallizzato nelle stupidaggini relazionali di dieci anni fa, feng shui poraccio delle nebbie, molto più storming che brain. Invece le espressioni di maniera fanno solo da coperta corta, troppo corta per coprire le miserie di ognuno, acutizzate dalla più piccola delle piccole oscillazioni provocate dall’onda della sconfitta economica della vecchia Europa.

David Brent (Ricky Gervais, anche co-autore) accoglie con spirito morbido e suicida le voci di un ridimensionamento della sua piccola filiale di industria cartaria, ma ha dalla sua le armi alternative di un quasi quarantenne cresciuto negi potenti ’80 e formatosi nei multiformi ’90. E non potrebbe esserci niente di così implosivo come il seppuku di mercato di un intero modello sull’orlo del fallimento.
Attorno al suo profondersi in amichevoli falsità, orbitano personaggi molto terresti eppure alieni, oscillanti tra la fiction, il reality ed il documentario d’inchiesta

Per me, è la serie tv più rivoluzionaria mai vista. E la guardo quando posso, immaginando come possa funzionare lo stesso perverso meccanismo nella versione americana. Ho paura, infatti, che funzioni molto, molto, molto meglio.
Pina, arriva questo cazzo di tè o no?

::sidcompo 6

Anche quest’anno, i retromusicisti del Commodore 64 sparsi intorno al globo si sfidano al SIDcompo, il concorsone annuale di composizione musicale sul celeberrimo chip SID, che arriva così a festeggiare il sesto compleanno.

Stracciando i ventisette partecipanti dell’anno scorso, la sesta edizione vanta la bellezza di ben trentacinque (35!) candidati alla vittoria finale, tra disco anni ’70 e downtempo minimale, ambient evocativo e jazzfunk dalle trame complesse, ardito sperimentalismo e musichette estive…
Il parco concorrenti è tanto più notevole se si pensa che l’X-2006 party, tenutosi in Olanda ad ottobre, ha letteralmente prosciugato la scena C64, richiedendo il sacrificio di 12 demo, 16 opere grafiche e ben 26 musiche!
Le regole sono le solite: un brano per musicista, anonimia sino ai risultati, nessuna cover o remix, niente suoni digitalizzati. Si vota sino alla mezzanotte del 10 dicembre, grazie al comodissimo script, che permette di gestire la propria classifica ed i commenti dedicati sino all’ultimo minuto.
Sfortunatamente, quest’anno non è stato possibile convertire il suono della macchina originale in file .ogg. Pertanto, ci sono due possibilità: ascoltarle su uno dei tanti validi emulatori per C64 o su un vero C64 (qui l’immagine disco che le contiene tutte), oppure ascoltarli sul PC col piccolo e validissimo emulatore SID SIDplay2 (qui il pacchetto di file).

Se l’altr’anno il mio brano è arrivato orgogliosamente settimo, stavolta non ho davvero avuto il tempo di comporre nulla allo scopo, preso come sono stato da altri progetti 8bit ai quali tengo parecchio, XeO3 in primis. Nonostante ciò, pur di partecipare a questa sesta edizione, ho preferito mandare un piccolo brano, limitato in memoria perché da incastrare nel codice del progetto citato poc’anzi quale musica intro, così da presentarlo mediante la compo stessa. I cultori degli anime in Italia ne riconosceranno una sorta di dedica iniziale.
L’importante è partecipare, no? Buon ascolto, ne vale la pena.