::cronache da una sconfitta silente

The Office” è il meraviglioso novello “Fantozzi” dell’era della globalizzazione.

L’effetto è il medesimo, guardandolo si subisce la stessa micidiale tendenza a rispecchiarcisi in pieno, ma stavolta nessuna situazione da cabaret d’avanspettacolo correrà in nostro aiuto. Piuttosto, sarà la realistica presa diretta a prenderci alle caviglie, e farci scivolare giù giù giù, fino al nucleo delle nostre rispettive Carugate, fino al Cinisello più profondamente nascosto nel cuore della nostra quotitidianità più vera, e non quella depurata ed edulcorata a suon di iPod di cui scriviamo sul nostro blog.
Le formule lessicali che intrecciano le essenze dei personaggi ben oltre la vita d’ufficio, sono davvero emblematiche: hanno il sapore di un rampantismo così lontano nel tempo, cristallizzato nelle stupidaggini relazionali di dieci anni fa, feng shui poraccio delle nebbie, molto più storming che brain. Invece le espressioni di maniera fanno solo da coperta corta, troppo corta per coprire le miserie di ognuno, acutizzate dalla più piccola delle piccole oscillazioni provocate dall’onda della sconfitta economica della vecchia Europa.

David Brent (Ricky Gervais, anche co-autore) accoglie con spirito morbido e suicida le voci di un ridimensionamento della sua piccola filiale di industria cartaria, ma ha dalla sua le armi alternative di un quasi quarantenne cresciuto negi potenti ’80 e formatosi nei multiformi ’90. E non potrebbe esserci niente di così implosivo come il seppuku di mercato di un intero modello sull’orlo del fallimento.
Attorno al suo profondersi in amichevoli falsità, orbitano personaggi molto terresti eppure alieni, oscillanti tra la fiction, il reality ed il documentario d’inchiesta

Per me, è la serie tv più rivoluzionaria mai vista. E la guardo quando posso, immaginando come possa funzionare lo stesso perverso meccanismo nella versione americana. Ho paura, infatti, che funzioni molto, molto, molto meglio.
Pina, arriva questo cazzo di tè o no?

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7 thoughts on “::cronache da una sconfitta silente

  1. Io ne ho visto un episodio uno qualche giorno fa, senza sapere cosa fosse, e sono rimasto incollato davanti alla tv (peraltro cercando di capire perché). E’ veramente particolare: tra il documentario ed il reality girato però con persone che sanno recitare ed a cui è stato detto con maggior precisione cosa fare. Molto bello.

    Vincenzo

  2. Deprimente e devastante, e bello proprio per questo.
    Se si cercano prove del fatto che l’Inghilterra sia una terra triste, eccone una.
    _
    Qbic

  3. Stupenda ‘sta cosa. Molto dilbertiana e grottesca, a leggerla come la descrivi. Tra l’altro la descrivi molto bene.

    (ho il solo problema che da 7 mesi non guardo la tv e non intenzione di guardarla per ora)

  4. @Qbic: purtoppo la realtà aziendale non è così deprimente solo in Inghilterra. Il capo di The Office sembra il clone del mio ex capo, manager ‘rampante’ quanto frustrato di una azienda americana della capitale, che ho abbandonato dopo mesi di mobbing, ipocrisia e alienazione.

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