::i sacrifici umani nell’era di internet

Ma siete impazziti? Ma quale contratto e contratto?!

No, dico: volevate arrivare al contratto per i giornalisti proprio ora? Ora che c’è da raccogliere i frutti dell’università-licealone?

Alla fine dell’anno 2006, un neolaureato può dribblare la grande deriva occupazionale solo arruolandosi in tre eserciti mercenari: rappresentanti di medicinali, recupero crediti e, agguerritissimo ultimo arrivato, content managing.

Alla faccia della definizione scolastica di quest’ultimo, il surrogato nostrano del content manager è, in pratica, uno che succhia informazioni da un largo spettro di blog e siti vari, reimpasta il tutto per farne una amalgama non riconducibile alle singole fonti, infine passa la palla alla direzione, che ripubblica il materiale secondo la sua linea editoriale. Se qualcosa dovesse andare storto, se qualcuno dovesse riconoscere brandelli del proprio lavoro trapiantati in altri contesti, la colpa la si fa ricadere sul mercenario co.co.pro, si taglia una testa di minimo peso specifico, ed il malefico mostro redazionale chiuderà il cerchio agognando nuovi sacrifici umani.

Il momento è magico. Lì fuori c’è una schiera di laureati all’acqua di rose col pallino della comunicazione, dal profilo mediamente non elevatissimo. Una polla di autocinesi del click del tasto sinistro, pronti per essere illusi a botte di immaginifici lindi e tecnologici come un iPod; come le jpg similscandinave del lavoro ideale che si vedono su La Repubblica MioJob. E voi, proprio ora vorreste bloccare questa macchina di reiterazione, che tramuta facili sogni in precariato costante succhiandone la linfa, e che si trova lì lì per raggiungere il pieno regime?

No signori miei, non si ferma un’emozione.

Figuriamoci un massacro sociale.

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6 thoughts on “::i sacrifici umani nell’era di internet

  1. Le stesse parole che mi disse una cara amica giornalista qualche settimana fa, appena dopo la mia laurea.

    “Certo Sere, hai scelto veramente un brutto momento per buttarti nel campo giornalistico… ma in generale proprio in quello della comunicazione! Siamo tutti in crisi!”

    Insomma, un buon inizio per noi neolaureati all’acqua di rose.

    Miss.

  2. Uno di questi giorni toccherà discutere anche delle infauste sorti delle occupazioni relative ai beni culturali e alle scienze umane in generale. Massacro sociale è dire poco, davvero.

    Z.

  3. dovremo trovare una nuova sistemazione a tutti gli scienziati della comunicazione che sbocciano in giro (compresa la mia vicina che ha difficoltà a pronunciare due congiuntivi di seguito e si è testè triennalmente LAUREATA)
    potremmo proporli speaker all’altoparlante degli ipermercati, che sbocciano copiosi almeno quanto loro

  4. Che poi, diciamocelo, lungi da tutti noi tacciare gli “in girum imus nocte” di essere tutti farlocchi. Ci sono tante belle teste piene di idee a Scienze della Comunicazione, ma sono spente nella marmaglia non distinguibile che SI È voluto ottenere con quel sistemino lì!

  5. Ieri su portaportese:

    “Cercasi laureata in Scienze della Comunicazione per segreteria studio commerciale”.

    Sintomo della stima di cui godono codesti laureatini?

    (Infilo di straforo i miei auguri, a rileggerti per un altro anno!)

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