::l’archeologo videoludico

Sono o non sono un lavoratore innovativo? Riesco spesso a generare figure professionali all’avanguardia, che diventeranno credibili solo in futuro, quando certe università giocattolo del nord Italia ne faranno materia di studio.

Decenni or sono, l’arte della creazione videoludica era poco più che una manifattura artigianale, nella quale pochi abili maestri d’arte condensavano in poco spazio di supporto le loro conoscenze artistiche e matematiche. All’approssimazione che questa tipologia produttiva naturalmente portava con sé, si sovrapponeva tutto l’intrico di storie, vicissitudini e leggende urbane, provocate dalla non sempre lineare interazione tra gli autori del gioco e la casa produttrice.
Probabilmente, abbiamo visto sul mercato qualcosa come un quarto dei giochi realmente sviluppati. Tutti gli altri si sono arenati per i motivi più disparati: morte del primo programmatore, dissolutezza economica del team, colture di marijuana in ufficio, sparizione improvvisa del mercato e così via. Lampante questo vecchio reportage della BBC sulla pessima gestione della Imagine Software, dalle stelle alle stalle.

Ecco quindi il trionfale ingresso dell’Archeologo del Videogioco, figura multiculturale che dalle sue ricerche estrapola memorie sulle scelte tecnologiche, i percorsi economici, gli aspetti storici e di costume, ravanando con coscienza nei meandri dimenticati dell’era videoludica passata.
Nulla a che vedere col videogioco arcade, strettamente legato al suo hardware, e ad una produzione che di artigianale già non aveva più nulla dopo quale anno dal boom; nulla a che vedere con le produzioni contemporanee, di stampo quasi hollywoodiano, sia figlie che schiave della tecnica estrema.

La punta di diamante degli archeologi videoludici è senza ombra di dubbio Frank Gasking ed i suoi siti sui cosiddetti GTW (games that weren’t), primo fra tutti quello per Commodore 64. Frank è stato il primo a cercare assiduamente i “giochi che non furono”, ed a farlo senza limitarsi all’argomento, bensì rintracciando le persone coinvolte in ogni singola produzione per ricostruire i perché (commerciali, umani, tecnologici) dell’insuccesso.

Personalmente, sono diventato un esperto di Analisi Comparativa, andando a sondare le curiosità riguardo giochi effettivamente rilasciati.
Ad esempio, dalle pesanti differenze tra la grafica effettiva del gioco e la schermata sul retro della confezione, si può datare e motivare la variazione nell’apporto di grafica e nelle scelte visive. Il caso della cerimonia olimpica di apertura è solo un elemento, qui la disamina completa.
Nella seconda figura, un altro caso emblematico: il grafico ha fatto tutto per bene, ma il programmatore, con un solo numero errato, ha rovinato il gioco facendone perdere l’impostazione visiva originale. Spetta quindi all’archeologo videoludico riportare agli antichi splendori il prodotto finale.

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::piccoli squarci di vero nella finzione della gestione statale

Che tra l’altro, per dircela tutta, io il vizio me l’ero levato: Ballarò è un bel contenitore disperato, dove si tenta di far percolare un po’ di decenti verità da una classe politica in vena di spot populisti a proprio favore. Quindi bene grazie ma anche no, ciao.

Io ieri ero in grazia di dio, mettevo su le scarpe per uscirmene con gli amici e raccontarci un po’ di cose. La tv, truffaldina, ha saputo catturare la mia attenzione: a Ballarò si parlava dei pochi più e dei molti meno della riforma pensionistica.

Tra tutti, chi mi ha tenuto incollato allo schermo è stato l’economista Tito Boeri, il quale ha confermato tutte le frottole da me prodotte nell’ultimo anno a riguardo, aggiungendovi previsioni in cifre belle tangibili. Talmente tangibili da spegnere qualsiasi focolaio successivo di cicaleccio glassato alla parvenza politica.

Dopo di lui, la tragicomica sequenza d’eventi. La parola passa a Franco Giordano, il quale si gioca con nonchalance uno dei classici bonus di dati, di quelli che ti prepara lo studente facoltoso di scienze politiche che fai lavorare dietro le quinte, ma poi chiude con una domanda che non esiste né in cielo né in terra.

Un po’ interdetto, Floris chiama al commento politico Pierluigi Bersani, che esordisce con la faccia di chi non si è preparata la materia, scusi profe è che m’è morto i’gatto.

E lì, dopo decenni di “come l’è sporca la politica”, “è tutto un magnamagna” et simila, sono stato folgorato sulla via di Montecitorio.

Bersani, l’avreste dovuto vedere, butta lì una premessina che è una stoccata completamente gratuita a Bondi, talmente gratuita che conduttore pubblico ed antagonista politico stesso rimangono nel warp spaziotemporale del machecazzodice per un po’. Comincia per il nostro Ministro dell’Inviluppo una tortuosa, sofferente dissertazione, che ha chiaramente (mai così chiaramente!) come unico scopo il voler comunicare al forzitaliota il messaggio:”Dai aiutami, buttiamola a bagaglino, facciamo la carrettella con il solito formulario attizzapopolo. Altrimenti l’economista ci costringe a dire la Verità Sul Tutto e ci perdiamo entrambi!”.

Bondi, marpione, lo lascia sulle spine per un po’, che per lui è tanto di guadagnato nella vanity board della puntata. È Maria Teresa Armosino, evidentemente meno resistente al logorio dei taciti accordi da mestierante, a controbattere, concedendo il la al collega di partito. Farfugliano per un po’, in collegamento l’economista ha il sorriso rilassato di chi sapeva già cosa sarebbe successo, Floris capisce che non ce ne si cava più e manda la pubblicità. Non prima che Bersani possa dire qualcosa del tipo:”Io veramente oggi volevo parlarvi delle riforme”.

Ormai la mia serata era rovinata.

La finzione d’intenti della classe politica di questo scorcio storico italiano, non si è mai riversata così bene in un simulacro mediatico come ieri sera, titillata dal contrasto con la dura realtà dei fatti.

La sconsolante evidenza: non v’è soluzione al problema pensioni dal fronte Statale, ma lo spettacolo deve continuare perché dietro ogni poltrona parlamentare c’è una lobby territoriale che va preservata.

Lorsignori vorranno poi tenere in conto queste cose quando, sebbene io speri non succeda mai, cominceranno a volare i primi esempi di molotov par condicio della storia di questo Paese verso gli uffici di ambo le fazioni: un piccolo presente da parte della generazione che avrebbe dovuto campare fino a 80 anni, ma che già a 65 non potrà permettersi il cardiotonico, con 465€ di pensione al mese dopo 40 anni di lavoro precario.

Altro che nudo: qui al re si intravedono gli organi!